Salute 15 Luglio 2020 10:10

Pazienti oncologici, dopo il lockdown le diagnosi di cancro sono più gravi

Iniziano ad arrivare le prime conseguenze del ritardo diagnostico causato dalla sospensione di visite e screening. De Lorenzo (Favo): «Per la prima volta dopo quasi 30 anni, rischiamo aumento morti di cancro». Crisanti sui positivi per mesi: «Forse virus nella mucosa»

Pazienti oncologici, dopo il lockdown le diagnosi di cancro sono più gravi

È ufficiale, i casi di tumore rilevati in questi mesi del 2020 sono in stadio più avanzato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A sottolineare questa attuale e futura difficoltà gestionale è stato il dottor Carmine Pinto, presidente Ficog (Federation of Italian cooperative oncology groups) e direttore del dipartimento di Oncologia dell’IRCCS di Reggio Emilia durante il webinar organizzato da Ficog e Aiom “L’evoluzione e le strategie della ricerca oncologica in Italia dopo l’emergenza Covid-19”.

Anche ora che le visite e gli screening sono ripartiti, ha riferito, a causa delle misure di sicurezza e sanificazione necessarie per Covid-19, non si riescono a mantenere i ritmi di prima. Il numero di pazienti esaminabili ogni giorno è inferiore e, finché saranno in vigore le misure, non potrà essere diversamente.

Pinto ha però ribadito che chi sta seguendo un trattamento oncologico – chemioterapia, immunoterapia o altro – non corre un maggior rischio di decesso per Covid-19, secondo i dati finora ottenuti. «Tra i 1200 pazienti ricoverati per coronavirus nel nostro ospedale – ha illustrato durante il webinar – erano 138 quelli oncologici. Non abbiamo rilevato differenze per livelli di alterazioni radiologiche o altro. Il 73,5% di chi aveva il cancro era survivor. Anche in quella categoria i fattori di rischio sono gli stessi: anziani, maschi, fumatori e con presenza di comorbidità».

Sugli stessi dati si è trovato concorde anche Andrea Crisanti, professore di microbiologia e virologia all’Università di Padova. «Non c’è un dato che dica che la propensione del paziente oncologico è maggiore. Generalmente i pazienti con linfoma tendono ad avere un esito peggiore rispetto agli altri pazienti oncologici, ma questo è l’unico dato rilevabile».

POSITIVI PER MESI

Il dottore ha puntato invece i riflettori su casi di Covid, tra cui a volte rientrano anche i pazienti oncologici, che rappresentano ancora un mistero per i professionisti della sanità. «Ci sono alcuni pazienti – ha illustrato – che hanno un’infezione pauci-sintomatica, di cui risolvono le manifestazioni ma che rimangono positivi per mesi. Sono prevalentemente giovani, ma l’età non sembra essere un fattore. Calcolerei tra l’1 e il 2% dei casi nella popolazione totale». Questi soggetti «non possono essere dimessi finché non diventano negativi» e trascorrono mesi e mesi in ospedale, separati dagli altri, in molti casi sospendendo le terapie se non immediatamente necessarie.

«Non riusciamo a capirne la ragione – ha insistito l’esperto –. Dai loro tamponi proviamo a isolare il virus, ma di solito si tratta di positività molto basse e poco infettive. Stiamo verificando se questi pazienti abbiano integrato dei pezzi di virus nella mucosa». Per Crisanti questo si riverbera anche sui reparti oncologici. Prima che un paziente sia ammesso, indipendentemente dalla sintomatologia, per l’esperto dovrebbe essere sottoposto al tampone.

«Una serie di ritardi negli screening porterà per la prima volta dal 1993 a un aumento dei morti di cancro nel 2021/22», ha aggiunto Francesco De Lorenzo, presidente Favo (Federazione delle associazioni di volontariato). «Oggi bisogna garantire al malato un percorso ospedaliero e territoriale che gli dia fiducia, non si deve temere il Covid più del volere il trattamento contro il cancro».

UNA NUOVA RICERCA

Per Ruggero De Maria, presidente Acc (Alleanza contro il cancro), ciò che il virus ci ha obbligati a realizzare va portato nelle prossime fasi. La telemedicina e l’assistenza domiciliare sono i più grandi successi di questo distanziamento forzato. «Abbiamo affrontato l’emergenza come tutti – ha aggiunto –. Appelli per più tamponi, raccolta di dati da rendere interoperabili. Fare in modo che tutti i dati siano messi a disposizione di tutti. Avere la capacità di distinguere, integrare e anche di stabilire quali possono essere i farmaci da utilizzare». «Spostarsi meno può voler dire lavorare meglio in un percorso di rete e magari portare più pazienti alla ricerca», ha ricordato Giordano Beretta, presidente Aiom.

L’indagine Ficog portata avanti tra 52 diversi centri italiani, ha rilevato che durante i mesi di emergenza gli studi clinici hanno mostrato un calo del 46%. I comitati etici hanno invece continuato a muoversi nel 92% dei casi, spesso in modalità telematica. Secondo il 65% dei ricercatori bisogna cambiare le modalità di informazione e comunicazione ai pazienti coinvolti negli studi clinici, mentre il 77% teme la migrazione dei pazienti verso altre regioni.

I pazienti oncologici devono rimanere vigili e così i loro medici durante l’emergenza creata dalla pandemia, che non sarà totalmente finita fino al vaccino. Un vaccino che, per Crisanti, non bisogna affrettare pena un funzionamento ridotto e non del tutto sicuro.

A chi lotta contro il cancro, tra gli altri, va la raccomandazione del professore: «È necessario fare il vaccino per l’influenza, che contribuirà a eliminare tutte le situazioni di incertezza. Se in autunno e in inverno avremo dei falsi allarmi e nuovi casi, questo potrebbe mettere a dura prova il sistema».

 

Articoli correlati
Il cerotto intelligente: lo applichi sulla pelle e ti “dice” come stai
I ricercatori dell’Università di Chicago: «Il nostro dispositivo è dotato di un chip che, imitando il cervello umano, è in grado di raccogliere dati da più biosensori e trarre conclusioni sulla salute di una persona». In futuro potrebbe essere utilizzato anche per inviare avvisi a pazienti e medici in caso di necessità
Giffoni Innovation Hub, grande accoglienza per “Hai mai visto un unicorno?”, il cortometraggio che parla di vita e di SMA
Ragazzi dai 18 ai 30 anni hanno partecipato alla presentazione del film realizzato da Famiglie SMA, OMaR e GoGo Frames ponendo numerose domande per giungere a una riflessione: necessario parlare, raccontarsi ed essere ascoltati, soprattutto quando c’è di mezzo una disabilità
La ricerca non può avere confini amministrativi, intervenga l’Autorità Garante
di Luigi Cajazzo, Direttore Generale Fondazione Ricerca Biomedica Lombardia
di Luigi Cajazzo, Direttore Generale Fondazione Ricerca Biomedica Lombardia
La ricerca scientifica dopo il Covid, Rasi (Consulcesi): «Frammentazione è il male, ora puntare sui ricercatori»
Nell’incontro a Palazzo Zuccari “Chi ricerca Trova” anche l’intervento della ministra dell’Università Maria Cristina Messa: «Con il Covid abbiamo visto che il passaggio dalla ricerca all'applicazione su larga scala è possibile in tempi stretti». Per Parente (Com.. Sanità del Senato) «occorre un piano industriale e attivare una vera sinergia tra pubblico e privato»
di Francesco Torre
Riforma IRCCS: così cambia la ricerca sanitaria. Ma ancora lontana la stabilizzazione dei precari
Alla Camera il primo via libera in commissione Affari sociali, ora la legge delega è attesa in Aula. Per il riconoscimento degli IRCCS sarà data priorità al criterio di localizzazione territoriale. Sarà garantita la comprovata competenza e professionalità anche manageriale dei componenti degli organismi governo degli IRCCS pubblici e degli organi scientifici degli IRCCS privati
di Francesco Torre
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 12 agosto, sono 588.479.576 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.430.693 i decessi. Ad oggi, oltre 12 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&...
Salute

Troppi malori improvvisi tra i giovani, uno studio rivela la causa

Alessandro Capucci, professore ordinario di malattie dell’apparato cardiovascolare, spiega come un eccesso di catecolamine circolanti possa determinare un danno cardiaco a volte fatale
Covid-19, che fare se...?

Per quanto tempo si rimane contagiosi?

È la domanda da un milione di dollari, la cui risposta può determinare le scelte sulla futura gestione della pandemia. Tuttavia, non c'è una riposta univoca...