Politica 22 Luglio 2021 09:34

«Green pass per bar e ristoranti significa rendere obbligatorio il vaccino». Intervista al Presidente del Veneto Luca Zaia

Il Governatore punta su un monitoraggio di massa e offre tamponi gratis a tutti: «Una campagna aggressiva ci serve per avere sempre sottomano l’evoluzione della pandemia. Obiettivo 30 mila al giorno»

di Federica Bosco
«Green pass per bar e ristoranti significa rendere obbligatorio il vaccino». Intervista al Presidente del Veneto Luca Zaia

Green pass o no, dal 20 luglio al 31 agosto tutti coloro che entrano in Veneto possono fare il tampone antigenico o molecolare gratuitamente. Il Presidente Luca Zaia ha infatti scelto di dare il via ad un monitoraggio di massa per consentire la tempestiva individuazione della diffusione di varianti del virus Sars-Cov-2 sul territorio.

Pertanto, “è stato dato mandato agli organi sanitari di procedere all’organizzazione di presidi sanitari, presso porti e aeroporti, per effettuare su base volontaria tamponi a tutti i soggetti che fanno rientro o ingresso sul territorio”, si legge sull’ordinanza del 19 luglio scorso. In particolare “è fortemente raccomandato per tutti i soggetti non vaccinati che arrivano dal Regno Unito, Malta, Spagna, Grecia, Slovenia, Croazia, Paesi Bassi, Belgio, Portogallo, Francia, Cipro, Lussemburgo, Romania e Bulgaria entro le 24 ore dall’ingresso in Veneto e successivamente per un ulteriore controllo entro le 72 ore successive”.

Presidente Zaia, come nella prima fase della pandemia, anche oggi ha scelto di affrontare la crescita dei contagi con un monitoraggio esteso grazie ai tamponi, ma su base volontaria, senza aspettare le decisioni del governo.

«È un’iniziativa di prevenzione per evitare sorprese, perché il virus purtroppo ci ha abituati a cambiamenti repentini di scenario. Riguarda in particolar modo l’arrivo da alcuni Paesi europei per i quali l’Ecdc, lEuropean Centre for Disease Prevention and Control, segnala delle criticità. Per chi rientra da questi paesi, e non è vaccinato, si richiede di sottoporsi a tampone, dando l’opportunità di effettuarlo o all’arrivo in aeroporto, o in uno dei centri tampone del territorio. Ci rivolgiamo a tutti perché si mettano d’impegno nel collaborare a mantenere viva l’azione di screening».

Un patto con i cittadini che lei ha sugellato con tamponi gratuiti a tutti…

«Una campagna aggressiva di tamponi ci serve per avere sempre sottomano l’evoluzione della pandemia. Ne facciamo più di 20.000 al giorno ma ho l’obiettivo di arrivare a farne 30.000, come se fossimo in zona rossa. Sensibilizzare la popolazione a farsi i tamponi è fondamentale per il monitoraggio della diffusione del virus e, quindi, per non farci trovare impreparati di fronte all’evoluzione degli scenari».

Si parla di Green pass allargato, secondo lei è opportuno e se sì a che condizioni?

«L’impiego del Green pass è una partita che spetta al Cts. Il suo utilizzo, infatti, deve essere valutato con serietà e soprattutto coordinato. È chiaro che se, come è avvenuto in Francia, dovesse essere richiesto anche per entrare nei bar e ristoranti significherebbe renderlo di fatto obbligatorio. E rendere, di conseguenza, obbligatoria la vaccinazione. Il tema della privacy non è irrilevante e ricordo che noi siamo stati ripresi dal Garante quando ne abbiamo parlato per gli ospedali. Personalmente, sull’utilizzo per andare al bar o al ristorante ho perplessità mentre penso si possa ragionare per gli eventi e i locali che prevedono ammassamenti. Ma sono le autorità scientifiche a doversi esprimere; a breve il dibattito tra la maggioranza di vaccinati e i non vaccinati sarà inevitabile».

Chi sceglie di non vaccinarsi a cosa va incontro in Veneto?

«Abbiamo superato in questi giorni i cinque milioni di vaccinati nella nostra regione. I dati ci dicono che, anche in relazione ai soggetti ricoverati, la campagna vaccinale sta funzionando. L’adesione è buona e mi auguro sia ancora superiore, lo sollecitiamo. Già all’inizio, avevamo raggiunto rapidamente il 98% della popolazione ultraottantenne, passando alle altre fasce di popolazione e categorie sociali fino ai più giovani. Stiamo parlando di adesione volontaria, abbiamo rispettato e rispetteremo le scelte di tutti. Come ho già detto, comunque, non tarderà un dibattito tra vaccinati e non vaccinati. Aggiungo che quando sono medici, infermieri e operatori sanitari che rifiutano la vaccinazione, comprendo che le organizzazioni professionali siano al lavoro per valutarne la posizione; è come se un poliziotto facesse quel lavoro, rifiutandosi di voler usare la pistola».

 

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