Salute 24 Aprile 2020

Fase 2, over 60 a casa? Selve (FederAnziani): «Valutare le condizioni di salute della singola persona»

«In Italia ci sono tanti malati cronici e non tutti sono over 65, così come non tutti gli ultrasettantenni sono malati». Così la portavoce di FederAnziani, che aggiunge: «L’isolamento degli anziani ha contraccolpi psicologici importanti che vanno gestiti»

Gli anziani e le persone con patologie preesistenti sono più a rischio di contrarre il SARS-CoV-2 e per questo dobbiamo tutelarli. Nelle ultime settimane, abbiamo sentito ripetere dagli esperti queste affermazioni, e ora che l’Italia si prepara, lentamente, alla fase 2, la task force di tecnici creata per supportare il Governo ha suggerito un «esonero» dal lavoro per gli over 60. Ipotesi che vede contrario il presidente del Consiglio Conte, ma la riflessione ha generato un ampio dibattito.

«La nostra idea – commenta Eleonora Selvi, portavoce Senior Italia Federanziani, a Sanità Informazione – è salvaguardare la salute degli anziani in primis. Finché la situazione non è completamente rientrata è innegabile che gli anziani che soffrono di patologie croniche – la maggior parte – siano ancora molto esposti e molto a rischio. Per questo, massima attenzione a gestire gli spostamenti soprattutto degli anziani, e può essere ragionevole l’obbligo vaccinale introdotto nel Lazio per poter accedere ai luoghi di socializzazione». Era stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a lanciare l’appello per ridurre i fattori confondenti per il COVID-19 in presenza di sintomi simili. Il Governatore del Lazio ha di recente pubblicato l’ordinanza che prevede l’obbligo di vaccino antinfluenzale e anti pneumococcica per gli over 65 e il personale sanitario, dal 15 settembre 2020. «La vaccinazione per l’influenza – prosegue la dottoressa Selve – non ha raggiunto i livelli ottimali raccomandati dall’OMS: l’iniziativa del Lazio è ragionevole perché l’obiettivo è evitare, durante il picco influenzale, di avere molti anziani con dei sintomi che rischiano di confondersi con quelli del Covid per cui si intasano i reparti degli ospedali per le complicanze dell’influenza».

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Oltre al criterio anagrafico, però «bisogna valutare le condizioni di salute della singola persona – specifica Eleonora Selve – perché sappiamo che in Italia ci sono tanti malati cronici e non tutti sono over 65 così come non tutti gli ultrasettantenni sono malati. Ci rendiamo conto che può essere più complicato tenere conto di diversi fattori e stabilire delle misure ad hoc, individuo per individuo. L’invecchiamento è sempre più attivo e ci sono anche molti anziani in salute, ma non bisogna nascondere il fatto che la quasi totalità degli ultra settantacinquenni sono poli patologici, prendono tantissimi farmaci ed è chiaro che sono molto più esposti al virus, non si può far finta di non vederlo» ammette.

D’altra parte, ci sono degli elementi che vanno messi in evidenza: «Il fatto che il rientro alla normalità sia molto più lento per gli anziani – spiega la portavoce di FederAnziani – genera un forte impatto di carattere psicosociale che va gestito e governato perché la maggior parte degli anziani sta vivendo una situazione di isolamento che ha dei contraccolpi psicologici importanti». Molti soffrono moltissimo per non poter condividere i pranzi con la famiglia e, soprattutto, non poter vedere gli adorati nipoti. Tanti altri vivono soli, sono vedovi e non hanno figli, parenti o amici cui rivolgersi. Per loro, in queste settimane di emergenza sanitaria per il SARS-CoV-2, sono nati in tutt’Italia gruppi volontari per la consegna della spesa a domicilio. Il fatto, però, è che non è solo una questione di sostentamento. Gli anziani hanno le loro abitudini: bastano anche una breve passeggiata quotidiana e quattro chiacchiere per preservare il fisico e la mente. È facile immaginare quanto, in questo momento, la solitudine si faccia sentire sulla loro condizione psicofisica, a cui si aggiunge il rischio di adottare stili di vita errati: sedentarietà, mancata aderenza alle terapie farmacologiche e cattiva alimentazione.

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«Non possiamo limitarci a dire loro di dover restare a casa – prosegue –. Con mesi di isolamento c’è il rischio di alimentarsi male, sotto nutrirsi o peggio diventare obesi. Non muoversi più dentro casa per un anziano significa perdere il tono muscolare. Per questo dobbiamo assicurarci che tutto proceda bene rafforzando questi messaggi e gli strumenti di controllo e monitoraggio delle condizioni di salute dei malati cronici, che sono ben 24 milioni in Italia. In questo momento – sottolinea – alcuni hanno interrotto le terapie, il monitoraggio della salute, le visite programmate. E allora bisogna adeguare gli strumenti, puntare di più sull’e-Health, sulla telemedicina e sui nuovi strumenti. Insomma: fare in modo che gli anziani possano accedere alle cure e agli screening, altrimenti tra qualche mese ci ritroveremo con una situazione devastante in termine di salute pubblica e di costi del sistema sanitario nazionale».

L’emergenza sanitaria da coronavirus ha colpito il nostro Paese non solo in termini di vittime e contagiati, ma anche in relazione agli aspetti psicologici, con un vero e proprio sconvolgimento della nostra quotidianità. Una fragilità psicologica oltre quella sanitaria, sociale ed economica. Per contrastarla e offrire un aiuto concreto, Senior Italia FederAnziani, WINDTRE e SIPEM SoS (Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza) hanno lanciato il numero verde 800991414 – attivo tutti i giorni da rete fissa dalle 14:00 alle 19:00 – al quale rispondono psicologi e volontari della Sipem Sos su tutto il territorio nazionale. «Stiamo intercettando un grande bisogno di questo tipo si supporto nella popolazione anziana perché sono tantissime le persone che vivono sole, vedovi e vedove in condizioni di salute fragile che non li predispongono a vivere con serenità un momento come questo. Hanno perso tutti i loro punti di riferimento – conclude la dottoressa Selve – e allora è fondamentale dare una risposta strutturata, orientare le situazioni più critiche a una presa in carico sul territorio, rispondere alle problematiche psicologiche per evitare che l’ansia e l’inquietudine possano cronicizzarsi e degenerare in vere e proprie forme di depressione visto che l’isolamento è prolungato. Il punto è: monitorare le condizioni di salute dei malati cronici e degli anziani incentivando l’e-Health, consentendo loro di accedere alle cure e promuovendo dei corretti stili di vita. Non abbandonarli a se stessi».

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