Formazione 18 Luglio 2019

Lotta al fumo, Zagà (SITAB): «Medici non sono preparati. Serve corso di tabaccologia all’Università»

«Il problema è che ancora oggi ci si laurea e ci si specializza in Medicina e Scienze Infermieristiche senza sapere assolutamente nulla della prima causa di morte evitabile», ha spiegato Vincenzo Zagà, Presidente della Società italiana di Tabaccologia (SITAB)

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Siamo ancora lontani dallo sconfiggere la dipendenza da tabacco. Sono 12 milioni i fumatori nel Bel Paese, più di un italiano su cinque. Una lotta impari secondo il dottor Vincenzo Zagà, presidente della Società italiana di Tabaccologia (SITAB), il quale ha denunciato l’assenza di una preparazione specifica degli operatori sanitari sulla materia.

«Il problema è che ancora oggi ci si laurea e ci si specializza in Medicina e Scienze Infermieristiche senza sapere assolutamente nulla della prima causa di morte evitabile – ha spiegato Zagà ai microfoni di Sanità Informazione – e questo non è accettabile. Ormai non si può andare avanti più in questo modo. Per questo motivo noi proponiamo insieme all’Istituto Superiore di Sanità di fare un passo ufficiale, se possibile anche insieme al Ministero della Salute, presso il Ministero della pubblica istruzione affinché si cambino i programmi universitari e si inserisca la tabaccologia a pieno diritto. E non affidarla solamente al buon cuore di qualche clinico che capisce il problema e che la inserisce nel suo piano di studio».

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«I medici di famiglia dovrebbero avere un ruolo molto importante – continua il professore -. Purtroppo il 15% appena dei medici di famiglia consiglia al fumatore di smettere di fumare e quindi bisogna sicuramente alzare un po’ il livello di attenzione e ovviamente come dicevo prima anche di cultura sulla tabaccologia. Come ho detto nel mio intervento: in un’efficace strategia militare devi conoscere perfettamente il nemico altrimenti non lo puoi sconfiggere».

«La prevenzione è il tallone d’Achille di noi tabaccologi, – conclude Vincenzo Zagà – ma un po’ di tutti i clinici. Ci sono programmi che assorbono risorse però con efficacia piuttosto bassa. Sicuramente questo modello inglese e francese dello stop october, sembra abbastanza interessante da percorrere. Speriamo che il nostro ministero e l’Istituto Superiore di Sanità si facciano promotori di programmi e progetti, anche se non ci sono risorse ma in una programmazione un pochino più organica forse questo lo si può fare».

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