Salute 29 Maggio 2020

Covid-19 e disabilità, il presidente Fand e Anmic: «Fase 1 è stata drammatica, delusi da mancata attenzione ai caregiver»

L’appello di Nazaro Pagano per il rifornimento di dispositivi di sicurezza adatti e per condizioni di lavoro sicure per persone con disabilità. Bene i fondi riservati nei decreti, ma «essenziale che a settembre gli alunni con disabilità non siano esclusi da quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto»

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Quasi un miliardo di persone nel mondo e secondo l’Onu una percentuale di morti legate al Covid-19 che va dal 19% al 72%, a seconda dei Paesi. Le persone con disabilità sono tra le categorie che hanno subìto maggiormente gli effetti della pandemia, sanitari e sociali. In Italia le federazioni a loro tutela hanno denunciato situazioni drammatiche e fatto richieste molto chiare al presidente Giuseppe Conte, che possiede la delega alla disabilità. Sanità informazione ha incontrato Nazaro Pagano, presidente Fand (Federazione delle associazioni nazionali dei disabili) e Anmic (Associazione nazionale malati e invalidi civili) per fare un punto sulla situazione.

All’inizio di maggio, Fand e Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) hanno incontrato il presidente del Consiglio per un confronto sulle mancanze della fase 1. «Abbiamo lamentato la mancata assistenza delle persone con disabilità – illustra Pagano –, la mancata attivazione di didattica a distanza per alunni con disabilità e la pericolosa difficoltà nel reperire dispositivi di sicurezza idonei, specie per chi aveva problemi di natura oncologica o immunodeficienza».

Anche il distanziamento sociale, la misura considerata più semplice per il singolo, per chi ha una disabilità risulta molto difficile da rispettare. «Pensiamo a una persona cieca che ha bisogno del suo accompagnatore o a una persona in carrozzina che deve essere trasportata», racconta Pagano. Così i trasporti pubblici, che necessitano di adattamenti che rendano agevole l’utilizzo per tutti. I centri diurni che vanno riattivati con tutte le garanzie del caso. Infine: «Un chiarimento sull’articolo 26 del decreto Cura Italia, ancora in alto mare, perché sia per i datori di lavoro che per le persone con disabilità che devono avere la possibilità di accedere al mondo del lavoro, ci sono delle difficoltà oggettive per creare le condizioni di massima sicurezza».

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Richieste che nascevano da un grido d’aiuto che le persone con disabilità avevano lanciato alle associazioni come Fand durante il lockdown. Una fase 1 che Pagano descrive come «estremamente drammatica per intere fasce di persone abbandonate al proprio destino». Anche per la carenza di mascherine, che sono arrivate concretamente alle associazioni meno di 20 giorni fa, senza tenere conto di alcuni bisogni particolari.

«Per esempio le persone sorde – specifica il presidente – necessitano di mascherine particolari che permettano di vedere la bocca, altrimenti non riescono a comunicare, e nemmeno i ciechi riescono ad indossarla in quanto hanno una diversa percezione spazio-temporale e sfruttano anche diverse abilità sensoriali come olfatto o udito, che vengono penalizzate con la mascherina».

Ancora, per la difficoltà di gestione dello smart-working dei lavoratori con disabilità, che in molti casi hanno dovuto semplicemente astenersi dall’attività lavorativa a causa di ostacoli che le aziende non erano in grado di risolvere da sole.

«Inoltre la chiusura di scuole, centri diurni e centri semi-residenziali – continua Pagano – ha scaricato una grande parte delle responsabilità sulle figure dei caregiver, che però non sono stati considerati nella distribuzione dei fondi di aiuto. Si tratta di familiari che si occupano delle persone con disabilità, mentre si sono privilegiate figure come badanti, collaboratori e colf».

Da parte del governo c’è stato interesse, conferma il presidente Fand, ma ancora poco si è concretizzato con il Decreto Rilancio e poi con il Decreto Maggio. «Certamente la parte positiva di questo dialogo riguarda l’incremento del Fondo per la non-sufficienza – chiarisce – che consta di 90 milioni di euro, di cui 20 per la vita indipendente; l’intervento a favore dei centri semi-residenziali per cercare le migliori condizioni per la ripresa delle attività; l’esclusione della terminologia di “gravissimi”, che era un modo per cercare di ridurre la platea che aveva accesso ai benefici del governo e che ora è stata emendata».

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Tuttavia, Pagano parla di una frustrazione e di un disagio che continuano a colpire duramente le persone con disabilità e chi se ne occupa durante l’emergenza. «Anche noi come associazioni sentiamo che le persone stanno perdendo fiducia in noi, perché nonostante le nostre azioni non abbiamo risposte diverse da dare loro. Chiediamo con forza di poter ripartire e riavviare un dialogo, che sia il Parlamento attraverso una serie di attività a riportare la disabilità al centro».

Sopratutto, il presidente Fand insiste sull’importanza della scuola: «Cerchiamo di ripartire a settembre ed evitiamo che gli alunni con disabilità paghino quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto che prevedono la Costituzione e la Convenzione Onu, che non possiamo trascurare». Sperando che il virus non torni a settembre, «gli alunni dovranno essere in classe, rifuggiamo da qualsiasi proposta che parla di alternanza nelle aule scolastiche che sarebbe estremamente deleteria». E conclude: «Evitiamo sopratutto che sia una mancanza di organizzazione il problema e prepariamoci per essere pronti».

 

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