Salute 5 Maggio 2020

Lockdown e bambini con disabilità, da Milano a Napoli genitori uniti per chiedere la ripresa dei servizi di assistenza

L’avvocato Rossana Ferraro, che ha coordinato l’istanza rivolta a Governo e Regione Campania: «Famiglie abbandonate a loro stesse, i diritti costituzionali dei minori disabili non possono essere violati»

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Le difficoltà e i disagi del lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus in Italia si ripercuotono in modo amplificato sulle famiglie e sui bambini che vi fanno parte. In particolar modo, sulle famiglie con bambini affetti da disabilità psicomotorie, tra cui l’autismo. La brusca interruzione delle attività giornaliere di riabilitazione e assistenza dovuta alla temporanea chiusura dei centri, ha fatto sì che questi bambini stiano vivendo l’isolamento con un disagio profondo causato da un corto circuito nella routine terapeutica, e allo stesso modo i genitori, che sono stati di fatto abbandonati nelle quotidiane difficoltà gestionali dei loro figli. Per far fronte a queste problematiche, sensibilizzando ed esortando le istituzioni a trovare una soluzione, l’Associazione a valenza nazionale “Mai più solo”con sede a Milano, cooperando con il movimento di volontari professionisti “Sinergie per l’Italia” con sede a Napoli, ha patrocinato la richiesta di aiuto di diverse famiglie di minori portatori di disabilità rivolgendo un’istanza al Governo e alla Regione Campania, affinché fossero ripresi ad horas i Servizi di assistenza socio sanitari per minori.

«A noi genitori di minori con queste problematiche non è stata fornita alcuna indicazione o istruzione su come seguire i nostri figli in casa in modo adeguato – spiega l’avvocato Sergio Pisani, fondatore del movimento “Sinergie per l’Italia” -. Parlo ovviamente di schede, esercizi, espedienti pedagogici e didattici alla nostra portata per proseguire anche in casa i percorsi già intrapresi dai nostri bambini. Nel mio caso infatti, e penso di parlare a nome di tanti altri genitori, mio figlio è disorientato, comprensibilmente confuso dalla brusca interruzione della sua routine quotidiana. È per questo che abbiamo chiesto chiarezza, sia sulla ripresa delle attività nei centri, sia su come essere di reale supporto ai nostri figli intanto che sono a casa».

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L’istanza è stata coordinata dall’avvocato Rossana Ferraro la quale, oltre ad essere magistrato onorario nel settore penale ed avvocato esperto in diritto societario, da anni ormai, seguendo una sua naturale vocazione, si occupa di assistere a titolo gratuito (quindi come attività di volontariato) le associazioni impegnate in ambito sociale, in special modo a tutela del settore familiare e minorile. A lei abbiamo chiesto di raccontarci le tappe che hanno scandito la vicenda: «Nel momento in cui è scattato il lockdown – spiega Ferraro – nei centri di riabilitazione psicomotoria si è verificato un problema di responsabilità. Mi spiego: si era in presenza di un Dpcm e di un decreto regionale, ma non di una legge. Le limitazioni alla nostra libertà, anche imprenditoriali, che stiamo subendo, sono in virtù di atti amministrativi che un domani potranno essere impugnati per illegittimità. Tra l’altro – aggiunge –  e qui c’è un paradosso nel paradosso, la Regione Campania ha poi rimesso a livello discrezionale la possibilità per i singoli centri di restare aperti o di chiudere. Ognuno di questi centri si è trovato a far fronte al dilemma: apro (nel rispetto dell’art.32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute) o non apro? E se apro e scoppia un focolaio, di chi sarà la responsabilità?».

Chi è che soffre di più in questa situazione? «Innanzitutto – commenta l’avvocato Ferraro – la cessazione di questi servizi ha un alto potere discriminatorio latente. Le famiglie con un certo grado di cultura e possibilità economiche hanno sicuramente degli strumenti in più per far fronte alla situazione, rispetto alle famiglie più indigenti o con disagi sociali e culturali, completamente abbandonate a loro stesse. Per queste ultime – aggiunge – affidare i figli a questi centri secondo un protocollo rieducativo giornaliero, ma anche agli insegnanti di sostegno a scuola, era una vera àncora di salvezza».

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Da qui la decisione di presentare l’istanza: «L’istanza che abbiamo proposto – spiega Ferraro – si fonda sul principio che questi bambini, portatori di diritti umani inviolabili per diritto costituzionale ed internazionale, non potevano essere abbandonati a loro stessi. L’ordinanza decretava la sospensione delle attività nei centri fino al 13 aprile. Il problema è che il 14 non è cambiato nulla. La questione non è stata minimamente affrontata, ed è stato allora che ci siamo fatti sentire. Ci è stata promessa la riattivazione dei servizi di assistenza in Regione, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza. Abbiamo quindi contattato i singoli centri e anche loro ci hanno confermato di aver avuto l’ok alla ripresa dei servizi. Ma ora c’è un altro problema – conclude l’avvocato Ferraro – e cioè che questi centri, almeno quelli pubblici, sono finanziati dallo Stato, che a sua volta sovvenziona le Regioni. Se non è lo Stato a sbloccare la ripresa dei servizi, gli operatori cosa fanno, vanno a lavorare gratis?».

Insomma, l’istanza ha ufficialmente dato un esito positivo, e la ripresa dei servizi ad horas è stata assicurata. Ma in concreto, per molti centri non sussistono ancora le condizioni per assicurare l’effettiva riapertura. «Nel mio caso, ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione sul fatto di poterci effettivamente di nuovo recare al centro di riabilitazione frequentato da mio figlio – conclude l’avvocato Pisani, del movimento “Sinergie per l’Italia” – e abbiamo intenzione di intraprendere altre iniziative per tutelare il benessere dei nostri figli».

 

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