Salute 6 marzo 2018

Smartphone alla guida e selfie sui binari: quando l’uso scorretto del web mette in pericolo noi stessi e gli altri

#SconnessiDay | «Scattarsi foto, aggiornare i social, leggere la chat sono azioni che possono avere conseguenze gravi: la distrazione alla guida è la prima causa di incidenti» la parola ad Annamaria Giannini, docente presso la Facoltà di Medicina e Psicologia alla Sapienza

Non solo alcol ed alta velocità: è la distrazione alla guida il vero pericolo per la sicurezza stradale. Secondo i dati Aci (Automobile Club d’Italia) tre incidenti su quattro sono dovuti alle disattenzioni al volante, spesso provocate da un uso inappropriato di smartphone e navigatori. Moltissimi automobilisti chattano su whatsapp e scorrono Facebook o Instagram mentre guidano. Sempre connessi e, inevitabilmente, sempre distratti. Una tematica che è di recente tornata al centro dell’attenzione mediatica con l’uscita nelle sale cinematografiche italiane del film “Sconnessi” (che analizza proprio il problema della dipendenza da Internet), con lo SconnessiDay (l’invito, almeno per un’ora al giorno, tutti i giorni, a “scollegarsi” da tutti i device) e il lancio di un corso di formazione gratuito per educare e sensibilizzare genitori, insegnanti e pazienti sulle conseguenze legate ad un uso dannoso e inconsapevole del web: http://www.sconnessiday.it.

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Abbiamo indagato i rischi e i pericoli di un uso inadeguato ed inopportuno della rete anche con Annamaria Giannini, professoressa ordinaria di psicologia giuridica e forense presso Sapienza Università di Roma e Responsabile di attività di ricerca e formazione in collaborazione con la Polizia Stradale, il Miur e l’ANIA (Fondazione per la sicurezza stradale).

«Innanzitutto – risponde la professoressa – c’è da dire che le nuove tecnologie non vanno demonizzate: l’uso corretto e consapevole del web può anche salvare la vita delle persone. È altrettanto vero, però, che in alcuni contesti un utilizzo inappropriato e sconveniente può diventare veramente pericoloso. Uno degli esempi del “cattivo uso” di smartphone, iPad e pc, è durante la guida o comunque mentre ci si muove per la strada. Le ragioni sono varie: si sottrae l’attenzione distogliendo lo sguardo dall’azione che si sta svolgendo – camminare, correre, guidare una bici, uno scooter o un’automobile – non si è in grado di controllare ciò che accade attorno e quindi di intervenire opportunamente nel momento in cui si frappone un ostacolo».

«Gli incidenti stradali – prosegue Giannini – sono aumentati notevolmente: i dati relativi ai primi mesi del 2018 confermano questo dato e la distrazione come prima causa di incidente, in varie condizioni. I pedoni sono i soggetti più vulnerabili: chi attraversa sulle strisce pedonali ha precedenza ma non basta di per sé a preservare l’incolumità. Anche i pedoni, infatti, sono spesso distratti dai loro smartphone e dispositivi elettronici e non guardano la strada mentre attraversano».

«L’altro contesto in cui il fenomeno è diffuso e preoccupante sono le stazioni ferroviarie, quelle della metropolitana e soprattutto i bordi dei binari. Le persone, infatti, sono continuamente concentrate su smartphone e tablet, ascoltano musica con le cuffie che isolano dai rumori circostanti e non gli permettono di fare attenzione al treno che arriva, con conseguenze, a volte, fatali.  Per non citare comportamenti bizzarri e molto pericolosi come scattarsi i selfie in condizioni di pericolo: la gente lo fa alla guida e addirittura ai bordi dei binari. Dell’uso scorretto delle tecnologie, della rete, e dei social network fa parte anche la frequentazione e visualizzazione di siti pornografici o lo scambio di immagini e video non autorizzati. Questo – conclude la professoressa Giannini – è sicuramente il pericolo più grande per giovani e minori: oggi gli adulti hanno moltissima difficoltà a controllare i figli, sia perché non hanno approfondite conoscenze delle nuove tecnologie, sia perché non hanno “confidenza” con il mezzo e questo significa che non riescono a comprendere quali sono le reali minacce ed insidie che si nascondono in rete».

 

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