Salute 1 Agosto 2022 16:46

Un’offesa fa “male” come uno schiaffo in faccia

Gli studiosi dell’Università di Utrecht hanno analizzato le reazioni ad affermazioni di diversa natura, come insulti, complimenti e dichiarazioni descrittive, utilizzando l’elettroencefalografia (EEG) e il biofeedback della conduttanza cutanea. L’analisi della psicologa Paola Biondi

Un’offesa fa “male” come uno schiaffo in faccia

Il nostro cervello è più sensibile agli insulti che ai complimenti, tanto che la reazione ad un’offesa sarebbe simile a quella innescata da uno schiaffo in faccia. È questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori dell’Università di Utrecht. Lo studio, recentemente pubblicato su Frontiers in Communication, ha analizzato le reazioni di 79 donne ad affermazioni di diversa natura, come insulti, complimenti e dichiarazioni descrittive che rispecchiano la realtà dei fatti (luogo di nascita, lingua madre, etc..), utilizzando l’elettroencefalografia (EEG) e il biofeedback della conduttanza cutanea, che si basa sulla variazione della resistenza elettrica della pelle provocata dai diversi stimoli emozionali.

Perché un’offesa è come uno schiaffo in faccia

«Non è la prima volta che gli studiosi si dedicano all’analisi delle reazioni neurofisiologiche che un individuo ha ascoltando affermazioni, più o meno offensive – dice Paola Biondi psicologa e psicoterapeuta, referente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio per il progetto Pari Opportunità -. A seconda della tipologia di parole pronunciate, positive o negative, si attivano specifiche aree del cervello. E nel caso degli insulti si tratta delle stesse che intervengono anche quando si riceve uno schiaffo in faccia», sottolinea l’esperta.

La complicità dei ricordi

Ma non è tutto. Come dimostrato anche dagli stessi ricercatori dell’università di Utrech, l’insulto cattura più velocemente e intensamente la nostra attenzione, poiché il nostro cervello “pesca” il significato emotivo dell’offesa ricevuta nella memoria a lungo termine. «Non è un caso che alcuni studi si siano concentrati sugli effetti che scaturiscono dal “no” e, soprattutto, sulle conseguenze che i continui dinieghi possono avere sulla formazione della propria autostima – aggiunge la psicologa -. In chiunque ascolti un “no” si verifica un aumento di cortisolo, comunemente definito l’ormone dello stress che, a sua volta, influenza alcune aree cerebrali come l’ippocampo, implicato nei processi mnemonici e la corteccia frontale, parietale e temporale, ritenute fondamentali per la comunicazione, l’elaborazione delle informazioni, la programmazione e la pianificazione dei comportamenti. Le parole positive, al contrario, coinvolgono le funzioni del lobo parietale cambiando la percezione di sé e degli altri e a lungo andare anche il talamo, cambiando la percezione della realtà».

Gli insulti non sono sempre universali

Gli insulti non scatenano un’analoga reazione in tutti gli individui. La percezione può variare a seconda del soggetto offeso, di chi pronuncia l’espressione negativa e del contesto socio-culturale. «Innanzitutto, se chi riceve l’offesa è un bambino o un soggetto neuroatipico potrebbe percepire l’insulto più grave di quanto realmente sia o, addirittura, confondere l’ironia con l’insulto perché non sempre si percepiscono le sfumature del linguaggio – commenta Biondi -. Ancora, anche le persone dotate di scarsa autostima potrebbero subire conseguenze peggiori di quelle percepite da chi invece è sicuro di sé. Allo stesso modo, la percezione dell’entità dell’offesa può variare ed aumentare se a pronunciarla è una persona cara. In più, ci sono degli insulti che sono considerati tali solo in determinate culture, mentre in altre sono considerate espressioni totalmente innocue. Accade soprattutto per considerazioni a sfondo razziale o omofobiche: laddove le minoranze razziali e sessuali siano totalmente integrate, frasi che ne mettano in evidenza eventuali differenze generalmente sono universalmente accettate e considerate scherzose e mai offensive».

Consigli pratici per scansare le offese

Se il soggetto con scarsa autostima è tra i più vulnerabili alle offese, allora sarà meglio che segua alcuni consigli pratici per evitare che una battutaccia possa rovinargli la giornata. «Innanzitutto – dice Biondi – se un individuo è consapevole di avere poca stima di sé, potrebbe lavorare per migliorare tale percezione individuale. Altra tecnica efficace è sminuire l’avversario, ovvero concentrarsi su un’immagine che lo ritrae a compiere azioni che ne offuschino l’austerità e il potere o in situazioni imbarazzanti, come nell’intimità del bagno di casa propria. Infine – conclude la psicologa – ognuno di noi, a prescindere dal suo grado di autostima, può individuare il proprio tallone di Achille ed allenarsi a parare i colpi che potenzialmente potrebbero essergli inflitti proprio sui punti di maggiore vulnerabilità».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
L’Intelligenza artificiale conquista l’Healthcare: cresce l’impiego in ricerca, diagnosi e cura
In occasione della Milano digital Week confronto tra protagonisti di design, Ai e digitale sull’impiego in sanità. Dalle app che dialogano con i pazienti, ai software che fanno interagire le strutture sanitarie, ma resta aperto il quesito sul consenso dei dati
Scandalo ginnastica ritmica. L’esperto: «La dieta degli atleti sia elaborata insieme al nutrizionista»
A parlare è il dott. Emilio Buono, nutrizionista sportivo di campioni d’élite e formatore professionale. Dal 1° novembre online il nuovo corso Consulcesi sul tema della nutrizione nello sport
Scandalo ginnastica ritmica, il monito dei medici: «Non sottovalutare i rischi della triade dell’atleta»
Gli specialisti di Medicina dello sport dell'Auxologico Irccs invitano genitori e tecnici a non sottovalutare magrezza, amenorrea e osteoporosi che possono creare danni immediati e a lungo termine oltre ai traumi psicologici che possono provocare anoressia e bulimia
Malaria in Africa: perché la maggior parte dei paesi non l’ha ancora sconfitta?
La malaria rimane una delle malattie parassitarie più devastanti che colpiscono gli esseri umani. Nel 2020 si sono registrati circa 241 milioni di casi e 672.000 decessi
di Stefano Piazza
La maternità dopo la malattia, un sogno possibile per le Gemme Dormienti
L’Associazione, presieduta dalla ginecologa Mariavita Ciccarone, dal 2011 assiste le pazienti nella conservazione della fertilità. «Fondamentale formare in primis il personale sanitario»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Dalla Redazione

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Ad oggi, 3 febbraio 2023, sono 671.338.563 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.838.235 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia L’ultimo bollettino di...
Covid-19, che fare se...?

Come distinguere la tosse da Covid da quella da influenza?

La tosse da Covid è secca e irritante, quella da influenza tende invece a essere grassa. In ogni caso non esistono rimedi se non palliativi, come gli sciroppi lenitivi. No agli antibiotici: non...
Ecm

Il questionario di verifica dei corsi FAD deve essere somministrato esclusivamente in modalità on-line?

La Formazione a Distanza (FAD) può anche essere erogata attraverso riviste (e quindi documentazione cartacea) pertanto il questionario di verifica per i corsi FAD effettuati attraverso material...