Salute 5 Ottobre 2023 12:21

Morti in culla: più di 250 casi Sids all’anno in Italia, consigli e test su regole per «nanna» sicura

Nonostante decenni di ricerca intensiva, la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sids), conosciuta come «morte in culla», è un fenomeno ancora non del tutto noto. A fare il punto sulla ricerca, sui falsi miti, sui consigli da seguire per ridurre i rischi saranno gli esperti che prenderanno parte conferenza internazionale dedicata alla morte in culla e alla morte perinatale dell’ISPID – International Society for the study and prevention of Perinatal and Infant Death, che si terrà dal 6 all’8 ottobre a Firenze

Morti in culla: più di 250 casi Sids all’anno in Italia, consigli e test su regole per «nanna» sicura

Nonostante decenni di ricerca intensiva, la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sids), conosciuta come «morte in culla», è un fenomeno ancora non del tutto noto. Si tratta di un evento imprevedibile in cui un neonato apparentemente sano, in assenza di segni premonitori, muore inaspettatamente durante il sonno. E’ l’incubo di ogni mamma e papà. Si stima che la Sids colpisca più di 250 bambini all’anno in Italia. A fare il punto sulla ricerca, sui falsi miti, sui consigli da seguire per ridurre i rischi saranno gli esperti che prenderanno parte conferenza internazionale dedicata alla morte in culla e alla morte perinatale dell’ISPID – International Society for the study and prevention of Perinatal and Infant Death, che si terrà dal 6 all’8 ottobre a Firenze.

L’Associazione Semi per la Sids onlus riunisci i genitori «vittime» di morti in culla

L’evento è stato organizzato in occasione della Settimana mondiale della Consapevolezza sul Lutto Perinatale e per l’occasione verrà illuminato l’Ospedale degli Innocenti. A fare gli onori di casa l’Associazione Semi per la Sids onlus che in Italia riunisce i genitori che hanno perso i propri bimbi a causa della cosiddetta «morte in culla», e la Fondazione Meyer, che supporta le attività di comunicazione e raccolta fondi per l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. L’obiettivo è condividere le strategie per affrontare efficacemente i gravi problemi della morte in utero, della morte neonatale, della Sids e della Sudi nei paesi ad alto, medio e basso reddito, mettendo a sistema sia la ricerca più innovativa sulle loro cause sia le pratiche più sicure per la prevenzione. Il programma include sessioni plenarie e parallele che forniranno opportunità di discussione, apprendimento condiviso e trasferimento di conoscenze da parte di esperti del settore, inclusi genitori e amministratori pubblici.

Le morti in culla non si possono prevedere, ma molto si può fare per prevenirle

«L’ipotesi più accreditata per spiegare la Sids resta quella del ‘triplice rischio‘, ovvero la concomitanza di età critica (il primo anno di vita, con una finestra di maggior rischio tra i 2 e i 4 mesi), fattori di rischio epidemiologico e ambientale (posizione prona, bed sharing, ecc.) e una vulnerabilità biologica, legata ad alterazioni a carico delle strutture troncoencefaliche implicate nel controllo del cuore e del respiro», spiega Raffaele Piumelli, pediatra e co-presidente della conferenza. «Sono emerse negli anni nuove evidenze scientifiche che identificano in alcune variazioni nel metabolismo di neurotrasmettitori quali la serotonina, la dopamina o l’orexina dei tratti che aumentano il rischio Sids ma dobbiamo ricordare che, anche se ci piacerebbe trovare ‘il colpevole’ per la Sids, non esistono ad oggi marcatori in grado di predirla. Piuttosto, ancora molto può essere fatto per la prevenzione: il 90% di queste morti improvvise sono legate a pratiche di sonno non sicure, come il bedsharing, che non vanno incoraggiate», aggiunge.

Dal fumo alla condivisione del letto, i fattori di rischio noti

I fattori di rischio noti includono il posizionamento prono durante il sonno, l’esposizione al fumo di tabacco (prenatale e postnatale), l’uso eccessivo di coperte o cuscini, la condivisione del letto e un ambiente di sonno sovra-riscaldato. Studi neurologici hanno rivelato anomalie nelle strutture cerebrali coinvolte nel controllo della respirazione e del risveglio nei neonati affetti da Sids. Le ricerche attuali si concentrano sulla comprensione dei disturbi del sonno, delle alterazioni genetiche e della regolazione autonoma della temperatura, del respiro e del risveglio che potrebbero contribuire alla suscettibilità alla Sids.

I 5 consigli per ridurre la Sids

Se le cause della Sids sono ancora sconosciute sono ben noti alcuni comportamenti preventivi da adottare nei primi mesi di vita, fino al compimento del primo anno di età:

Posizione supina

La posizione più idonea per dormire è quella sulla schiena: non fate dormire il vostro bambino a pancia sotto e nemmeno sul fianco. Fatelo dormire su un materasso rigido, coperto da un lenzuolo con angoli e senza cuscino: non utilizzate altre lenzuola, coperte, trapunte, paracolpi, peluche o altri oggetti morbidi. Fatelo dormire nella vostra stanza ma non nel letto con voi. I dispositivi di seduta, come seggiolini per auto, passeggini, dondolini, sdraiette, marsupi e imbracature per neonati, sono sconsigliati per il sonno, così come divani e poltrone.

Niente fumo

Non fumate (anche svapo e fumo passivo) durante la gravidanza. Il fumo, compreso lo svapo, aumenta il rischio che i bambini nascano prematuri e sottopeso alla nascita, entrambi fattori di rischio per la Sids. Per lo stesso motivo sono da evitare l’uso di marijuana, oppioidi, droghe e soprattutto di alcol, durante la gravidanza e dopo il parto.

Fresco è meglio

Non coprite troppo il neonato e non avvolgetelo stretto nelle coperte. Tenetelo lontano da fonti di calore: la temperatura ambientale ideale per il sonno è di 18-20° C. Se il bambino ha la febbre può aver bisogno di essere coperto di meno, mai di più. Se è necessario coprirlo, lo strumento più sicuro è il sacco-nanna.

Allattalo al seno

Il latte materno è il miglior alimento per un neonato: se possibile, allattate il vostro bambino al seno. L’allattamento al seno fornisce al neonato un sistema immunitario integrato e i bambini allattati al seno si svegliano più facilmente dal sonno. È importante rimanere sveglie durante l’allattamento. Dopo la poppata il bambino deve tornare nel suo lettino.

Il succhiotto

Per evitare il rischio di strangolamento, il ciuccio non deve essere mai attaccato ai vestiti del bambino, a peluche o al collo. È possibile introdurlo dopo il primo mese di vita ad allattamento avviato, senza forzare se il bambino lo rifiuta. Se il bambino perde il ciuccio questo non va reintrodotto e non va mai immerso in sostanze edulcoranti. È utile sospenderne l’uso entro l’anno di vita.

I falsi miti sulla «nanna» sicura e sulla Sids

Bed-sharing: nessuna giustificazione

Tra condividere la camera e condividere il lettone c’è una grande differenza in fatto di sicurezza. Il lettone ha cuscini morbidi, lenzuola e coperte che si possono spostare mentre si dorme e in cui il bambino può rimanere impigliato o schiacciato, rischiando il soffocamento. Anche se piccolissimi, i bebè si muovono e possono scivolare negli spazi tra il materasso e la struttura del letto, o ritrovarsi a pancia in giù. Finché non si stabilisce un ritmo di sonno e poppate, i neogenitori risentono inoltre di una forte stanchezza: quando si appisolano spesso entrano in un sonno profondo, diventando meno risvegliabili. Una situazione che, di nuovo, può essere pericolosa se nel letto o sul divano con loro c’è un bambino di pochi mesi.

Prevenzione fino a 12 mesi

Il fatto di parlare di «morte in culla» induce a credere che la Sids colpisca i neonati di poche settimane, tanto che c’è chi consiglia di lasciare la posizione supina e di far dormire il bebè sul fianco già dai 3 mesi di vita. Altre volte, invece, l’errore è pensare che il potenziale letale si riduca dal sesto mese in poi. Entrambe queste informazioni sono errate e pericolose: abbassare la guardia al terzo mese significa esporre il bambino al periodo di maggiore incidenza della Sids che è proprio tra i 2 ai 4 mesi di vita. Questo «picco», tuttavia, non deve neppure far pensare che passata la boa del sesto mese il pericolo scompaia: la Sids può verificarsi per tutto il primo anno di vita.

Il cuscino anti-soffoco non esiste

Il cuscino anti-soffoco è un nonsenso: anche se traspirante, anche se in memory foam, il cuscino non va utilizzato nel primo anno di vita. Nemmeno i cuscini «anti-reflusso» né quelli per i bimbi che hanno la «testa piatta». Il problema della testa piatta non può diventare più importante della prevenzione della Sids, tanto da sacrificare la posizione a pancia in su. È un problema temporaneo a cui si può tranquillamente ovviare mettendo il bebè a pancia in giù durante il giorno, nel cosiddetto «tummy time», l’ora del pancino, in cui il piccolo da sveglio può esercitare i muscoli di testa, collo e braccia. Stesso discorso per il reflusso: per evitarlo bastano semplici accorgimenti, come pasti piccoli e frequenti, soste durante la poppata per il ruttino, posizione verticale sia durante che dopo il pasto. E se qualcuno ancora mette il bimbo a pancia in giù per paura che il rigurgito lo soffochi, va ricordato che proprio in questa posizione l’esofago è sopra la trachea e quindi risulta più facile che eventuali rigurgiti possano entrare ed essere aspirati. Un altro motivo per coricare i piccoli sulla schiena!

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Covid: 3 o più dosi di vaccino in gravidanza aumentano la protezione dei neonati
Le donne in gravidanza che ricevono tre o più dosi di vaccino anti-Covid durante la gestazione presentano un livello di anticorpi specifici contro l’infezione nel cordone ombelicale di circa dieci volte più alto rispetto a quanto riscontrato nelle madri che hanno effettuato meno richiami. E questo offre una maggiore protezione ai nascituri. A dimostrarlo è uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Washington a Seattle
Caldo estremo aumenta il rischio di complicanze in gravidanza
L'esposizione al caldo estremo, eventualità diventata più frequente a causa dei cambiamenti climatici durante la gravidanza è stata collegata a un aumento del rischio di grave morbilità materna, cioè di complicanze durante il travaglio e il parto. I rischi sono maggiori se l'esposizione è avvenuta durante il terzo trimestre di gravidanza. Questo è quanto emerso da uno studio condotto dal Kaiser Permanente Southern California, pubblicato sulla rivista JAMA Network Open
Policlinico Gemelli, «sportelli» aperti alla Banca del Latte. «Donare è un gesto salva-vita»
Il Policlinico Gemelli di Roma ha attivato una Banca del Latte e ha avviato una serie di iniziative per sensibilizzare le mamme alla donazione
SIN, arriva la Task Force per una TIN a misura di famiglia
L'obiettivo è diffondere e applicare gli Standard Europei di assistenza al neonato, attuando la zero separation tra genitori e prematuri
Morte in culla, per la prima volta individuato un marcatore di rischio
Un studio australiano, condotto da una mamma in lutto, ha portato alla scoperta di un enzima legato alla morte in culla
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Medici di famiglia, Scotti (Fimmg): “Entro il 2026 15 milioni di italiani saranno senza” 

Intanto scoppia il 'caos estate': “I sostituti sono introvabili e c'è chi va in pensione anticipata per concedersi le ferie”
Salute

Gioco patologico, in uno studio la strategia di “autoesclusione fisica”

Il Dipartimento di Scienze cliniche e Medicina traslazionale dell'Università Tor Vergata ha presentato una misura preventiva mirata a proteggere i giocatori a rischio di sviluppare problemi leg...
Salute

Cervello, le emozioni lo ‘accendono’ come il tatto o il movimento. Lo studio

Dagli scienziati dell'università Bicocca di Milano la prima dimostrazione della 'natura corporea' dei sentimenti, i ricercatori: "Le emozioni attivano regioni corticali che tipicamente rispondo...
Advocacy e Associazioni

Porpora trombotica trombocitopenica. ANPTT Onlus celebra la III Giornata nazionale

Evento “WeHealth” promosso in partnership con Sanofi e in collaborazione con Sics Editore per alzare l’attenzione sulla porpora trombotica trombocitopenica (TTP) e i bisogni ancora i...