Salute 13 Maggio 2019 11:43

“Ho assunto farmaci per potenziare il cervello. Ecco la mia inchiesta…”. Primo libro sul miglioramento cognitivo

“Cervello senza limiti” è la prima inchiesta italiana sul fenomeno controverso, ma sempre più diffuso, del brain enhancement. L’autrice, Johann Rossi Mason: «Ti permettono di lavorare per ore senza sentire la fatica ma non sono una scorciatoia». E lancia il sondaggio per indagare il fenomeno nel nostro paese

di Cesare Buquicchio e Viviana Franzellitti
“Ho assunto farmaci per potenziare il cervello. Ecco la mia inchiesta…”. Primo libro sul miglioramento cognitivo

È esploso negli Stati Uniti ma sta prendendo piede anche in Europa. È il brain enhancement – o potenziamento cerebrale – la ricerca di prestazioni intellettuali di alto livello utilizzando nootropici, ossia farmaci, ormoni e integratori attivi sul sistema nervoso che permettono di migliorare la capacità di apprendimento, aumentare la memoria e ridurre la fatica.

PRIMO SONDAGGIO ITALIANO SUL POTENZIAMENTO DEL CERVELLO

Sono sostanze ricercate da studenti ambiziosi, chirurghi, piloti, militari, agenti di borsa ma anche giocatori professionisti di poker e manager. Il motivo? Migliorare le performance per sostenere i ritmi richiesti ed imposti dalla società, dalla famiglia e dagli impegni scolastici in un mondo sempre più veloce e competitivo. Il fenomeno è spesso descritto, erroneamente, con i termini ‘study drugs’ e ‘smart drugs’ ma non si tratta di sostanze stupefacenti, bensì farmaci legali ed approvati per alcune patologie – Alzheimer, Parkinson, narcolessia – che hanno azioni positive in termini di capacità di concentrazione, attenzione e memoria sui soggetti sani. Di solito, sono assunti per periodi limitati: durante gli esami, per scrivere una tesi, affrontare il jet lag o terminare un lavoro in tempi stretti.

Negli ultimi anni si è intensificato il dibattito, in neuroetica e bioetica, su questo argomento. Il mondo scientifico è diviso tra chi è contrario, chi avverte sui rischi e chi invece sostiene che la società dovrebbe accettarne i benefici, purché sostenuti da ricerche in grado di dimostrarne la sicurezza.

«Ma sbaglia chi crede che siano una scorciatoia, sono un plus ad un grande impegno di studio e lavoro», dichiara l’autrice e giornalista medico-scientifica Johann Rossi Mason nell’intervista a margine della presentazione del volume, specificando che il libro non è stato scritto sotto l’effetto delle sostanze di cui si parla, anche se per documentarne gli effetti si è prestata a testarle.

 Il cervello come può migliorare?

«Ci sono moltissimi modi. Il cervello in realtà è un muscolo e quindi ha bisogno di molto allenamento, e grandi stimoli, è “goloso” sia di sostanze nutritive che di informazioni. Nella sua struttura si creano connessioni, più sono attive e più il cervello funzionerà bene. A volte, però, la gente sente di “arrancare” dietro agli impegni che ha. Molte persone quando hanno saputo che ho scritto questo libro mi hanno chiesto: “Vorrei un cervello nuovo, come posso fare?”. Mangiare bene, essere pieni di interessi, dormire, ma non solo. Da circa 15 anni è nato un trend molto interessante ma ancora poco conosciuto. Si tratta dell’utilizzo di farmaci o integratori legali normalmente utilizzati in persone che hanno patologie – come ad esempio l’Alzheimer, il Parkinson, la narcolessia – ma che nei sani hanno mostrato di poter aumentare alcune facoltà cognitive fondamentali: l’attenzione, la memoria, la visualizzazione, la logica, la concentrazione, la motivazione e anche un po’ l’intelligenza».

È un fenomeno che nasce negli Stati Uniti e si sta diffondendo in Europa; quanto ne sappiamo sull’Italia?

«Sembra addirittura che l’Europa abbia superato gli Stati Uniti nei tassi di utilizzo. Va specificato che queste sono sostanze per chi vuole “produrre di più” e, per questo, secondo me, ci vai in biblioteca e non in discoteca. Non sono una scorciatoia, sono un plus rispetto a un grande impegno di studio e di lavoro. Ti permettono di lavorare e studiare per venti ore consecutive senza sentire la fatica. In Europa alcuni studi hanno stimato un’incidenza pari al 30% in alcune aree, come quella accademica. Studenti, professori universitari, manager, piloti, chirurghi, persone che lavorano in borsa e devono lavorare la notte. In Italia non ci sono ancora studi; per colmare questo gap sul sito abbiamo lanciato un sondaggio online con cui vorremo fotografare la situazione sull’utilizzo di questi farmaci nel nostro paese, indagare il fenomeno del potenziamento cerebrale e quantificarlo».

Un passaggio del libro dice: “Tra vent’anni assumeremo le nostre ‘pillole cerebrali’ assieme al primo caffè della mattina”. Cosa ne pensa?

«Assolutamente sì. Noi abbiamo guadagnato circa vent’anni anni in più e desideriamo vivere al meglio delle nostre facoltà. La cosa che ci fa più paura sono le demenze, le malattie neurodegenerative. A cosa serve vivere di più se non si può fare al meglio delle proprie facoltà? La ricerca è tutta su questo e probabilmente i maggiori utilizzatori di queste sostanze saranno proprio i sessantenni e settantenni. Gli ultimi trials clinici su Alzheimer e Parkinson sono tutti falliti: per questo, bisognerà agire sulla prevenzione e esistono quattro fattori protettivi importanti: il quoziente intellettivo, il livello di scolarizzazione, il livello di occupazione e il livello di interessi extra lavorativi. L’insieme di questi fattori, quando è molto alto, permette al cervello di godere di una “riserva cognitiva”, sia di numero di neuroni che di capacità funzionali. Nell’età anziana, permette a chi ha segni clinici di Alzheimer e demenza di non mostrare i sintomi. Ma quando questa riserva si esaurisce, i segni e i sintomi arrivano più forti di prima. È la prova che dobbiamo investire sulle nostre facoltà intellettive già da giovani».

LEGGI ANCHE: “SENTI CHI FUMA”, LA SPINTA “GENTILE” PER SMETTERE. IL LIBRO CHE DÀ VOCE AI FUMATORI

Il mondo medico come sta approcciando questo nuovo panorama di tecniche, farmaci e sperimentazioni?

«C’è un filone di ricerca scientifica che se ne occupa: la neuroetica. Stiamo parlando di farmaci che vengono usati fuori indicazione medica; gli esperti sottolineano che non esistono ancora studi per capire l’impatto a lungo termine sul cervello. Io direi che possiamo dare alcune indicazioni molto chiare: se si vuole provare, è fondamentale utilizzare sostanze legali, per brevi periodi, limitati a quello che serve. Non ai minori, assolutamente, perché non sappiamo che effetto possono avere su un cervello che si sta formando e attenzione all’approvigionamento. Quello che viene acquistato in rete potrebbe non contenere la molecola di principio attivo che cerchiamo o, peggio, contenere un farmaco contraffatto che contiene sostanze pericolose. Siamo ancora nell’ambito di un atteggiamento liberale: se vogliamo utilizzarli in maniera personale possiamo farlo ma ci vorrà ancora del tempo per capire che impatto avrà nei prossimi anni. Possiamo anche immaginare che queste sostanze saranno vietate nelle università che ci saranno controlli prima degli esami, affinché i soggetti trovati positivi vengano esclusi e sanzionati. Ma questo è il futuro».

Articoli correlati
Scoperta la causa dell’amnesia dopo un trauma cranico, ora i ricercatori sanno come curarla
L'amnesia che si verifica nelle persone che subiscono ripetuti traumi alla testa, come ad esempio gli atleti, è una condizione che potrebbe potenzialmente essere invertita. Almeno questo è quanto ha dimostrato un gruppo di ricercatori del Georgetown University Medical Center, in collaborazione con il Trinity College di Dublino, Irlanda, in uno studio sui topi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Neuroscience
Scienziati italiani hanno “ingegnerizzato” una proteina per potenziare la memoria
Una proteina normalmente presente nel cervello è stata modificata geneticamente con l'obiettivo di potenziare la memoria. A farlo è stato un gruppo di neuroscienziati italiani in uno studio pubblicato su Science Advances, che apre la strada a nuove possibilità terapie contro le malattie neurodegenerative
di V.A.
Da antipertensivi a ibuprofene, in Italia è allarme carenza farmaci
Antiepilettici, antidepressivi, diuretici, antipertensivi sono diventati quasi introvabili. Così come il paracetamolo e l'ibuprofene, in particolare ai dosaggi indicati per i bambini. In totale in Italia sarebbero circa 3mila i farmaci a rischio reperibilità. Le cause sono diverse e dipendono in parte dalla pandemia e in parte dall'attuale crisi internazionale
Depressione maggiore: in uno spray nasale nuove speranze di cura per i pazienti “farmaco-resistenti”
Il nuovo farmaco, l’Esketamina, approvato dall’AIFA lo scorso aprile, ha effetti più rapidi ed è più efficace per alcune forme di depressione resistenti ai trattamenti. Vita (SIP): «La nuova molecola, da utilizzare in associazione ai trattamenti standard, è un farmaco ad uso ospedaliero, che può essere utilizzato nelle strutture sanitarie accreditate del SSN, sotto stretto controllo medico».
I farmaci funzionano meglio se «ci credi». Uno studio sugli antibiotici lo sostiene
Uno studio americano, pubblicato su JAMA Surgey, ha scoperto che gli antibiotici contro l'infiammazione dell'appendice sono più efficaci se si ha fiducia nei farmaci
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Patologie dei polmoni, ‘Respiriamo Insieme’: “Una legge ad hoc per il riconoscimento dell’asma grave”

La Presidente Barbaglia: "Necessario assegnare un codice specifico e riconoscere numerose prestazioni fondamentali, al fine di garantire a tutti i pazienti una tempestiva e corretta diagnosi, follow-u...
Contributi e Opinioni

Giornata Infermieri. Testimonianze: “Chi va via, e chi ritorna…”

Rosaria ha accolto l’ordine di servizio arrivato a dicembre 2013. Ad accompagnarlo una frase: “Sono pazienti particolari, si prenda cura di loro”. Era il 2013 e Rosaria da allora non...
Politica

Diabete: presentate al Governo le istanze dei medici e dei pazienti

Dopo aver promosso gli Stati Generali sul Diabete, lo scorso 14 marzo, alla presenza del ministro della Salute, di rappresentanti dell’ISS e di AGENAS, FeSDI, l'Università di Roma Tor Ver...
Advocacy e Associazioni

Malattia renale cronica, Vanacore (ANED): “La diagnosi precoce è un diritto: cambia la storia dei pazienti e il decorso della patologia”

Il Presidente dell’ANED: “Questa patologia, almeno agli esordi, non dà segni di sé, è subdola e silenziosa. I primi sintomi compaiono spesso quando la malattia renale ...