Salute 24 Novembre 2020 14:36

Emergenza bombole d’ossigeno in Campania, ma è complicato riconsegnare quelle esaurite

Federfarma Napoli: «Domanda aumentata del 400%». E inizia a scarseggiare anche l’ossigeno liquido: «Situazione gravissima»

Emergenza bombole d’ossigeno in Campania, ma è complicato riconsegnare quelle esaurite

È crisi da ossigeno in Campania. Alla già durissima situazione negli ospedali di Napoli e provincia si somma l’emergenza, per i malati Covid seguiti a domicilio, della difficoltà (spesso impossibilità) di reperire le bombole per l’ossigenoterapia, un trattamento in molti casi salvavita. Federfarma Napoli ha lanciato un appello nei giorni scorsi, attraverso vari canali social, per esortare la popolazione a riconsegnare in farmacia le bombole non più utilizzate e cercare di tamponare, almeno in parte, una richiesta che ha superato del 400% la normale domanda. L’appello è stato accolto, ma molti cittadini hanno riscontrato, paradossalmente, difficoltà nel riuscire a riconsegnare le bombole dismesse.

DIFFICILE RICONSEGNARE LE BOMBOLE

«Difficoltà dovute al fatto – ci spiegano da Federfarma Napoli – che molti anni fa le bombole erano proprietà delle farmacie. Poi la legge è cambiata e le bombole sono diventate proprietà delle ditte specializzate nella loro produzione. La farmacia può riprenderle e riconsegnarle alla ditta, ma una farmacia non può recuperare una bombola che non è sua o riconsegnarla a una ditta che magari non esiste più. E dopo tanti anni il rischio di non sapere quella determinata bombola in quale farmacia è stata reperita o a quale ditta facesse capo, è reale. Da qui l’intoppo nelle riconsegne, che comunque cerchiamo in ogni caso di risolvere».

«Talvolta poi – osserva il sindacato dei farmacisti napoletani – chi ha in casa una bombola se la tiene: per precauzione, per paura di contagiarsi o di andare incontro a difficoltà respiratorie. Così come è vero che alcuni in assistenza domiciliare tendono ad esagerare un sintomo, spinti dal panico o dalla suggestione, per far sì che il medico di famiglia prescriva loro l’ossigenoterapia, quando magari non ce n’è davvero bisogno. Così facendo si toglie ad altri malati, che davvero ne hanno necessità, la possibilità di essere adeguatamente curati a casa. Ricordiamo inoltre che la bombola è un dispositivo medico, che ha bisogno di competenze specifiche per essere ricaricata e dosata in sicurezza. Altro motivo per cui è inutile tenere in casa una bombola vuota, e può essere pericoloso gestirla in autonomia».

L’OSSIGENO LIQUIDO

A partire dai giorni scorsi, nel tentativo di dare una risposta a questa criticità sempre più allarmante, la Regione è intervenuta dando ai medici di famiglia la possibilità di prescrivere ossigeno liquido (invece di quello gassoso), che finora potevano prescrivere solo gli specialisti pneumologi ai propri pazienti e la cui gestione era demandata alle Asl.

Qual è invece oggi la procedura per l’ossigeno liquido? «La richiesta – spiega il presidente di Federfarma Napoli Riccardo Iorio – viene fatta in farmacia, e sarà poi una ditta esterna specializzata ad installare al domicilio del paziente la bombola per l’ossigeno liquido. In via emergenziale abbiamo potuto iniziare a reperire anche nelle Regioni limitrofe che fossero meno in sofferenza, come la Puglia, ulteriori 200 bombole per ossigeno liquido».

«La missione – continua – è riuscita solo in parte, si è bloccata ieri da quando, con l’emergenza ossigeno diventata pressante, anche la Puglia ha adottato la stessa procedura di reperimento di ossigeno liquido, attraverso le farmacie. In sintesi adesso ognuno deve badare a se stesso, non ci si può più permettere il mutuo soccorso da questo punto di vista. Ad oggi nella sola Asl Napoli 2 ci sono 100 pazienti in lista d’attesa per le bombole, che contiamo di gestire nel giro di una settimana. Il problema reale – conclude Iorio – è che, a differenza di quanto accade in tempi normali, quantificare il vero fabbisogno di bombole da qui al medio-lungo periodo è difficilissimo, perché dipende dall’andamento dell’epidemia e dalle sue evoluzioni cliniche».

 

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