Salute 8 Aprile 2020

Covid-19, dall’estrazione dell’acido nucleico virale alla retro-trascrizione da RNA a cDNA: «Ecco come analizziamo i tamponi»

Colloquio con Paolo Casalino, Dirigente dell’Area Tecnica Diagnostica e Assistenziale del Policlinico Tor Vergata: «L’emergenza ha trasformato il servizio di microbiologia in turni continui h24 dall’oggi al domani». Imponenti le misure di sicurezza

Covid-19, dall’estrazione dell’acido nucleico virale alla retro-trascrizione da RNA a cDNA: «Ecco come analizziamo i tamponi»

Esiste un settore della sanità, spesso fuori dai riflettori dei media, che ha un ruolo decisivo nella battaglia contro il Covid-19. Parliamo dei laboratori biomedici, dove migliaia di professionisti lavorano senza sosta per analizzare i tamponi e scovare le persone positive.

In queste settimane, la mole di lavoro di queste vere e proprie “catene di montaggio” cerca-Covid è aumentata in modo esponenziale per poter far fronte all’enorme quantità di tamponi che vi arrivano tutti i giorni. Ne abbiamo parlato con Paolo Casalino, Dirigente dell’Area Tecnica Diagnostica e Assistenziale di Roma e Provincia del Policlinico Tor Vergata e Presidente della Commissione d’Albo dei Tecnici di Laboratorio di Roma.

«L’emergenza ha impattato fortemente a livello organizzativo, trasformando il servizio della microbiologia in turni continui (h24), dall’oggi al domani – spiega Casalino a Sanità Informazione -. Nell’arco delle 12 ore, abbiamo attivato i test molecolari, per la ricerca del genoma del Covid-19, testando non solo i pazienti ospedalieri e del nostro territorio, ma anche quella della ASL Roma2 e di Frosinone. Devo ringraziare tutto il personale tecnico che in tempi brevi ha saputo rispondere all’emergenza, mettendo in gioco la loro disponibilità e le loro competenze».

Ma come si analizza un tampone? Il meccanismo è meno complicato di quanto si può immaginare, ma servono professionisti con competenze molto qualificate. «Il flusso di lavoro prevede l’accettazione del campione, che arriva esclusivamente presso il nostro laboratorio denominato Covid-19, tramite gli appositi contenitori Biohazard. Il Tecnico di Laboratorio Biomedico verifica l’idoneità dello stesso e deve poi collocare il campione nello strumento che è caratterizzato dai seguenti step: estrazione dell’acido nucleico virale, retro-trascrizione da RNA a cDNA e amplificazione dello stesso».

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«Il risultato finale viene validato sia tecnicamente che clinicamente. Il test di per sè non è difficile da eseguire, ma richiede personale altamente qualificato ed esperto nel settore della biologia molecolare – aggiunge Casalino – poichè essendo di norma test sensibili, sussiste un potenziale rischio di contaminazione, soprattutto presso quei centri dove vengono processati tanti campioni, come nel nostro caso, che processiamo oltre 300 campioni al giorno. Da ricordare che il test del tampone è molto delicato poiché richiede che il prelievo avvenga in modo corretto onde evitare dei falsi negativi. Di norma un test standard, lavorando in batch dura attorno alle quattro ore, anche se di ultima generazione ci sono test che impiegano al di sotto di 1 ora, oppure i test POCT molecolari, che danno risultati entro i 15 minuti».

Imponenti le misure di sicurezza adottate. Il rischio di essere contaminati c’è, per quello serve strumentazione adeguata per garantire il contenimento del rischio biologico. «Il servizio di medicina di laboratorio del Policlinico Tor Vergata è molto complesso, pertanto è stato necessario fin dall’inizio mettere in sicurezza il personale: sia quello coinvolto nei test molecolari che quello coinvolto nei test di routine – sottolinea il Presidente della Commissione d’Albo dei Tlb di Roma -. Dapprima ho nominato un referente delle procedure di sicurezza e dei protocolli operativi, nella fattispecie mi fa piacere nominarlo, il Dott. Fabbio Marcuccilli, vista la sua precedente esperienza presso l’istituto Nazionale per le Malattie Infettive e le sue competenze curriculari. In tempi celeri ha elaborato assieme al Servizio di Prevenzione e Protezione la procedura di contenimento del rischio biologico per gli operatori addetti ai test molecolari Covid-19. Abbiamo identificato un laboratorio adibito, creando zone di pre-filtro, zone pulite, sporche e percorsi unidirezionali. Lo stesso personale è stato sottoposto alla formazione sia per i protocolli operativi, ma soprattutto sul contenimento del rischio biologico, con particolare attenzione alla vestizione e svestizione e uso corretto dei dispositivi di protezione individuali, dando aggiornamenti giornalieri e continui. Voglio ribadire un concetto: «La sicurezza del personale è la garanzia per la struttura ospedaliera nel fornire assistenza e diagnosi».

«Abbiamo creato una zona pulita per l’accettazione dei campioni biologici e una sporca dove processarli, nello specifico in presenza di una cappa biologica di classe 2, ponendo molta attenzione nelle manipolazioni che possono creare aerosol, fattore di rischio per l’operatore – continua Casalino -. All’interno del laboratorio sussistono delle procedure operative che ogni operatore deve rispettare rigorosamente e in caso di eventi avversi deve comunicare tempestivamente. Le procedure validate dal RSPP e dal clinical risk management, permettono di ridurre i rischi biologici. Esiste la possibilità di formazione di aerosol, ma che grazie alle suddette è possibile evitare contagi e altro. In caso di sversamento o fuoriuscita di liquidi dal macchinario, esiste il kit anti-spandimento e le relative procedure di contenimento. Ogni operatore deve operare con coscienza e responsabilità, poiché il suo mal operato potrebbe mettere a rischio la salute degli altri. Vorrei aggiungere che in termini di sicurezza abbiamo creato procedure di contenimento biologico, anche per i laboratori non coinvolti direttamente nei test Covid-19, esempio per l’Anatomia Patologia, Biochimica Clinica, Medicina Trasfusionale, Onco-Ematologia e Genetica Medica».

Ora anche a Tor Vergata, come in altre regioni, si sta sperimentando un test sierologico per individuare gli anticorpi specifici e quindi mappare la popolazione: «C’è stata una grande dinamicità delle aziende per la diagnostica in vitro e ci sono già circa 80 metodiche con brand diversi. I test su card sono pratici, ma non permettono la tracciabilità e i risultati devono essere inseriti a mano. Il confronto viene fatto confrontandoli con i risultati della RT-PCR, ottenuti dai pazienti positivi al tampone, e possiamo dire che dai dati preliminari sussiste una buona concordanza. Il test sierologico ci permette di dire se c’è stato un contatto con il virus, ma è ancor presto per definire se l’immunità acquisita sarà permanente. In questa fase si stanno sperimentando metodiche molto più sensibili e automatizzate, che non daranno solo un risultato qualitativo, ma anche quantitativo, permettendo un monitoraggio. Queste metodiche automatizzabili ci permetteranno di eseguire un considerevole numero di test, garantendo anche la tracciabilità».

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