Politica 15 Aprile 2019

Studentessa racconta su Fb intervento del medico di Lampedusa Pietro Bartolo e post diventa virale: «Questa cosa ve la devo troppo raccontare…»

Virginia Di Vivo, studentessa parmense, ha raccontato l’intervento di Pietro Bartolo al congresso studentesco degli studenti di Medicina. Il racconto delle cure ai migranti sul ‘fronte’ di Lampedusa ha catturato l’attenzione della rete: 30mila like e 32mila condivisioni

«Generalmente non mi espongo su questi fatti, perché non sono informata a modo, ma questa cosa ve la devo troppo raccontare…». Comincia così un post su Facebook di Virginia Di Vivo, studentessa di Medicina all’università di Modena, destinato a diventare virale e ripreso anche da Open, quotidiano online fondato da Enrico Mentana.

Virginia si trovava a Modena al Congresso studentesco MoReMED dedicato all’innovazione e all’avanguardia nel campo della medicina, che intende promuovere la ricerca scientifica tra gli studenti.

«Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi».

LEGGI ANCHE: A MODENA IL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE DEGLI STUDENTI DI MEDICINA: «COSI’ PROMUOVIAMO LA RICERCA»

Poi però qualcosa attira la sua attenzione. È l’intervento di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, da poco candidato alle europee per il Partito democratico nella circoscrizione Isole.

«Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare il riconoscimento cadaverico. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta: “Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail antiprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano».

Parole che non cascano nel vuoto ma che colpiscono la studentessa, anche grazie allo stile antiretorico di Bartolo che racconta tutte le sofferenze viste sul campo, gioie e dolori di un lavoro in prima linea. «”Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”», spiega Bartolo che durante il suo intervento mostra anche delle foto di migranti e di sofferenza. «Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti. Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare». A questo punto -. Racconta Virginia – non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.

«”Ma ci sono anche cose belle – continua Bartolo – cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta».

«Il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora – spiega la studentessa di medicina su Fb – Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!».

Il post è diventato rapidamente virale con oltre 30mila like e 32mila condivisioni, oltre duemila i commenti.

 

Articoli correlati
Nasce Radio-Grafia, il programma radiofonico scritto, diretto e condotto da studenti di Medicina
Il Congresso Studentesco della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (MoReMED), in collaborazione con  WebRadio 5.9, annuncia la prima messa in onda di Radio-Grafia, nuovo ed innovativo programma radiofonico di ambito medico-sanitario scritto, diretto e condotto interamente da studenti di Medicina in cui gli studenti stessi raccontano il mondo della […]
Giornata del migrante, Amsi e Co-mai: «Grazie a Papa Francesco, con lui il mondo è sempre più umano, dialogante, aperto e solidale»
Il fondatore di Amsi e Co-mai Foad Aodi al mondo politico e istituzionale: «Urge passare dalle parole ai fatti e alla concretezza anche per lo Ius Soli temperato». E lancia 7 punti
Frontiera Italia-Slovenia, rafforzati controlli sanitari alla frontiera. Fedriga (FVG): «Verificare in sicurezza stato di salute delle persone intercettate»
Accordo tra Regione Friuli-Venezia Giulia e Prefettura di Trieste per un protocollo operativo a tutela della salute delle Forze di Polizia, degli operatori e dei migranti stessi. Saranno allestite strutture di primissima accoglienza con i requisiti minimi essenziali di igiene e profilassi. Soddisfatto il SAP
di Federica Bosco
Tubercolosi e migranti, Galli (Simit): «Il problema sono le condizioni di vita, non il paese di appartenenza»
Massimo Galli, Professore Ordinario Malattie Infettive Università degli Studi di Milano e Presidente della SIMIT (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali) ha voluto far chiarezza sul contenuto di una sua intervista di qualche giorno fa in cui si parlava di migranti e tubercolosi. Di seguito la precisazione: «Dopo aver constatato che era stato sintetizzato male […]
Europee, parla Bartolo il medico record di preferenze: «Porto a Bruxelles il mio impegno per la formazione»
Pietro Bartolo è stato il quinto candidato più votato in tutta Italia alle ultime elezioni per il Parlamento europeo: «Vorrei che il ‘mio’ mare smetta di essere un cimitero e rivendico il mio impegno con Sanità di Frontiera per formare i camici bianchi ad assistere i migranti”
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Cause

Ex specializzandi, Di Amato: «Scorrette le sentenze contrarie basate su prescrizione»

Dal convegno organizzato dall’università Luiss Guido Carli e Sanità Informazione, le ultime novità in tema di inadempimento del diritto UE da parte dell’Italia in ambito sanitario. Parlano i pr...
Università

Test medicina 2019, l’attesa è finita. La graduatoria è online

Il Miur ha pubblicato la graduatoria ufficiale nominativa nazionale e di merito che stabilisce chi ha superato la prova d’accesso ed è riuscito ad accedere alla Facoltà di Medicina. Per i tanti ch...
Salute

Professioni sanitarie, Beux (maxi Ordine): «Dal 1° ottobre possibile iscriversi agli elenchi speciali»

Il Presidente della Federazione degli Ordini TSRM e PSTRP annuncia l’attivazione sul portale della procedura per iscriversi: «I professionisti, iscrivendosi al relativo elenco speciale a esauriment...