Lavoro 21 Luglio 2022 17:31

Pierino Di Silverio, ritratto e obbiettivi del nuovo segretario Anaao-Assomed

Ora alla guida del sindacato Anaao, Pierino Di Silverio delinea la situazione del SSN e i prossimi punti per riportare i professionisti ad amare il proprio lavoro. Una categoria speciale, la defiscalizzazione, nuovi orari di lavoro, riorganizzazione del sistema emergenziale e un sistema di cause sempre più verso il no fault. Poi si rivolge alla politica: «Scenderemo in piazza!»

Un ritorno all’amore per la professione medica, fatto di garanzie e possibilità concrete fuori da promesse di difficile realizzazione. È a questo che intende puntare il nuovo segretario nazionale Anaao-Assomed, Pierino Di Silverio, da qualche giorno succeduto a Carlo Palermo nella carica a guida del sindacato. Di Silverio, Dirigente Medico nell’Azienda Ospedaliera Monaldi di Napoli, è una conoscenza storica, viene dalla guida di Anaao Giovani e ha legato a filo doppio la propria carriera con il percorso nel sindacato.

I primi passi di Di Silverio nel sindacato

Mentre accoglie Sanità Informazione nella sede romana di Anaao, Di Silverio, 44 anni, racconta di essere entrato a far parte di questa realtà a partire dal terzo anno di specializzazione. Questo perché, racconta, «mi rendevo conto che c’era un’esigenza impellente di veder salvaguardati dei diritti che nel nostro paese molte volte più sono elementari più sono difficili da salvaguardare». La scelta ricade sull’Anaao per due ragioni. «La prima è perché era un sindacato apartitico, quindi slegato da logiche politiche, la seconda è perché mi sembrava che trattasse già all’epoca delle problematiche con un piglio rivolto al futuro». Di Silverio inizia con i Giovani di Anaao, «altri sindacati non hanno mai investito su questa categoria», ricorda. Ne diventa responsabile e insieme percorre la strada di vicesegretario regionale.

Permettere ai medici di tornare ad amare la propria professione

Il suo arrivo alla guida di Anaao inizia contemporaneamente ad eventi di grande portata: l’ufficializzazione del PNRR, la gestione della quarta ondata di Covid-19, il rinnovo del contratto di lavoro e, non ultima, la crisi di governo. Di Silverio si dice convinto di perseguire una strada che, in questo trambusto, riesca a riavvicinare i giovani medici alla professione. «Oggi il lavoro del medico – spiega – non è incentrato sul professionista ma su logiche economiche, bilanci e conti. La sanità non è una spesa, è una risorsa. Quindi il primo obbiettivo è ridare dignità al professionista medico e sanitario che con il tempo si è perduta perché è andato a modificarsi il rapporto tra medico e paziente e medico e istituzioni. Passando da un rapporto quasi paternalistico a uno economicistico, la nostra controparte non è più il paziente ma l’azienda come datore di lavoro».

Anche durante la pandemia, sia nelle prime ondate che in quelle che ora ci trovano più preparati, ai professionisti della salute è stato chiesto tanto e dato poco in cambio. Il sistema, ricorda il neo-segretario, ha retto sul senso di responsabilità dei singoli professionisti. Ora però «è stato sostituito da un senso di preservazione dell’essere umano». Le medaglie da adagiare sulla scrivania non bastano più, servono riqualificazione del lavoro, dei tempi di lavoro e una risposta concreta ai mutamenti di condizioni che da tanto tempo i professionisti richiedono.

PNRR, che fare?

Per alcuni la soluzione si nasconde nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e negli investimenti che i fondi europei permetteranno di operare a vantaggio delle strutture italiane, specie quelle territoriali. «Il PNRR più passa il tempo più mi sembra uno specchietto per le allodole, perché i soldi stanziati per la sanità arrivano fino al 2026 e poi non ci saranno più», risponde Di Silverio. «Ogni tipo di intervento strutturale sul personale – prosegue – oltre che per come è strutturato il PNRR ma anche per il futuro non sembra possibile, già questo è un grande limite. Le infrastrutture sono ovviamente utili, la tecnologia è fondamentale ma dietro ogni macchinario c’è un medico o un operatore».

Medici categoria speciale

Secondo Di Silverio sono le condizioni di lavoro la priorità assoluta che il sistema politico dovrebbe porsi per aiutare concretamente i medici. Si potrebbe partire dal con il conferimento dell’appartenenza ad una categoria “speciale” di lavoratori dal punto di vista legislativo. «Noi elargiamo cure e produciamo salute, in maniera diretta e indiretta. In quanto tale abbiamo diritto ad essere inseriti in una categoria speciale», spiega.

Defiscalizzazione

La seconda proposta passa attraverso una defiscalizzazione della parte contributiva spettante al medico. «Non dobbiamo aver paura di dire che il medico oggi ha una pressione fiscale del 43% e che ciò non avviene in nessun’altra parte del mondo – conferma il segretario Anaao – Andando avanti così il privato verrà sicuramente foraggiato perché noi oggi in Italia assistiamo a due diverse correnti: mentre nel pubblico si tende ad aumentare la pressione fiscale a carico del dipendente, si tende a foraggiare un’attività privata detassandola e favorendo anche un out of pocket da parte del cittadino che è ormai diventato imperante e rappresenta circa il 40%».

Le cause e le aggressioni: stop!

«Non possiamo poi continuare a curare essendo costantemente impauriti, oltre che dalle aggressioni, dalle cause di cui il 95% di conclude con un nulla di fatto, però ci tiene impegnati economicamente e psicologicamente anche per 10 anni. Dobbiamo andare decisi verso un sistema di no fault per quanto concerne l’atto medico, presente in tutto il mondo. Noi siamo abituati ad essere esterofili ma in maniera passiva: prendiamo tutto ciò che all’estero non ha funzionato e proviamo a trasferirlo da noi. Se vediamo qualcosa che funziona non lo prendiamo. Oggi più di duemila medici l’anno scelgono di andare fuori dal SSN perché non è appetibile, così il sistema muore», aggiunge Di Silverio.

È recente una proposta di emendamento alla legge Gelli-Bianco dell’onorevole Colletti proprio su questo ambito. Proposta alla quale Anaao, tramite Di Silverio, ha risposto molto severamente. «Non meritano nemmeno di essere pubblicizzate – conferma – Il medico è l’unico professionista in Italia sottoposto a due diversi tribunali: quello ordinistico che valuta la rispondenza al codice deontologico e il tribunale civile e penale. Non dimentichiamo che la legge Gelli-Bianco introduce un limite temporale umano alle denunce che possono essere fatte e questo voleva essere cambiato dal disegno che era in discussione, cioè si doveva ritornare ad una condizione di insicurezza che avrebbe favorito solamente la medicina difensiva dando 10 anni al soggetto che pensava di aver subito un torto per poter denunciare il medico».

Che succederà al contratto? Anaao protesta

Intanto in situazione stagnante resta il CCNL della Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria. «Una situazione che sembra stagnare con il Covid come scusa – ribadisce Di Silverio -. Lo scorso contratto è stato firmato dopo 10 anni di vacanza contrattuale nei quali l’inflazione è salita e la vita è cambiata. Doveva essere un contratto di transizione e ancora oggi, dopo un anno e mezzo, non viene applicato in diverse aziende. Siamo alle porte di un nuovo contratto con soldi stanziati, sebbene doppi rispetto al precedente, non sufficienti neanche ad adeguare alla nuova tipologia di ricerca di cure il lavoro del medico. Un contratto che dovrà avere caratteristiche politiche oltre che economiche e dovrà andare ad incidere sulle condizioni di lavoro. Modificando istituti come quello della reperibilità, creare automatismi anche nella progressione di carriera, bisognerà adattarlo al sistema delle emergenze, bisognerà mettere mano alle varie specializzazioni, un contratto chiaro in cui diritti e doveri siano non più soggetti ai vari “di norma e di regola” che servono a bypassare la legge».

Il sistema emergenziale soffre troppo

Il sistema delle emergenze è un pallino del neo-segretario Di Silverio. Sia perché regola l’accesso del paziente in ospedale e ne diventa il fulcro, sia perché appare in Italia in via di disgregazione. Con il colpo di grazia dato proprio da Covid-19. «Non c’è connessione tra territorio e ospedale, i medici che lavorano oggi in Pronto soccorso lavorano in una condizione drammatica e in rapporto posti letto-medico di 80, 90 anche 100 per 1. La risposta non possono essere 100 euro di bonus, non vogliamo elemosina. Vogliamo che venga cambiato il paradigma, anche delle emergenze. Cinque disegni di legge giacciono in cassetti ministeriali dal 2019 ad oggi, non ce n’è stato uno solo che abbia visto la luce delle camere o solo una scrivania. Il sistema è a rischio di crollo e noi non possiamo essere né vittime né artefici. Occorre rigratificare medici e professionisti».

L’appello: «O si cambia o scenderemo in piazza»

Prima di congedarci, Pierino Di Silverio ci lascia con un messaggio rivolto direttamente alla politica. «Noi non siamo più disponibili ad accettare promesse e ad essere presi in giro. Il Covid ci ha insegnato che senza il medico non si fa cura, senza il dirigente sanitario non si può curare. Il sistema sanitario è fatto di una squadra in cui tutti sono fondamentali, i dirigenti sanitari sono quelli che stanno dietro le quinte e apparentemente non sono all’onore delle cronache ma che sono una catena fondamentale. O si cambia rotta immediatamente verso la concentrazione sul professionista o noi scendiamo in piazza. Non scendiamo in piazza per un’ora, ma finché non ci daranno ascolto. Lancio un messaggio chiaro al governo: state attenti perché se si bloccano i medici oggi non crolla solo il sistema pubblico ma anche quello privato verso il quale sembra voler andare. Così ci si troverà addosso non solo i medici ma anche i cittadini. È arrivato il momento di parlarci chiaramente con i cittadini: non siamo noi i colpevoli del disservizio, è l’organizzazione assente che cerca di scaricare sul medico il disservizio. Ci prepariamo ad un autunno molto più caldo di questa estate torrida».

 

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