Lavoro 22 Giugno 2021 14:36

I cantieri per la sanità del futuro, ecco i 5 pilastri su cui fondare il cambiamento

Valerii (Censis): «Collaborazione pubblico-privato, centralità del fattore umano, medicina di prossimità, diffusione del digitale, risorse economiche adeguate». Il report Censis-Janssen offre un contributo concreto per una sanità post-Covid, in risposta alle reali esigenze di cittadini e operatori sanitari

di Isabella Faggiano
I cantieri per la sanità del futuro, ecco i 5 pilastri su cui fondare il cambiamento

«Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla». Lo aveva detto Papa Francesco a pochi mesi dall’esplosione della pandemia da Covid-19 e lo ribadisce oggi il ministro della Salute Roberto Speranza. «Per questo – aggiunge – dobbiamo continuare a combattere la nostra battaglia e, contemporaneamente, specialmente ora che il numero di morti e contagi ci indicano che stiamo seguendo la strada giusta, puntare sulla ricostruzione del nostro Sistema Sanitario Nazionale».

Ma dove dovranno essere aperti i vari cantieri della sanità del futuro? A rispondere a questa domanda è lo studio di Censis e Janssen Italia, presentato oggi e non a caso chiamato “I Cantieri per la Sanità del Futuro”. Un progetto nato con l’obiettivo di contribuire concretamente ad individuare le direttrici per una sanità post-Covid, in risposta alle reali esigenze di cittadini e operatori sanitari. Il report ha analizzato la realtà di quattro regioni italiane (Lazio, Piemonte, Veneto e Puglia), evidenziando cinque pilastri su cui impiantare le fondamenta del nuovo SSN: la costituzione di un ecosistema, la centralità del fattore umano, la promozione della sanità di prossimità, la diffusione del digitale, la disponibilità di risorse economiche adeguate.

I 5 pilastri del “cantiere sanità”

Partiamo dall’ecosistema. «Il Sistema Sanitario – spiega Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis – non può essere concepito come un fortino chiuso: settore pubblico, privato e no profit devono necessariamente interagire».

L’ecosistema così creato, a sua volta, non può sussistere senza il fattore umano: «Gli italiani hanno fiducia negli operatori del servizio sanitario nazionale che non può esistere e funzionare senza la collaborazione di tutte le professionalità che ne fanno parte», aggiunge il direttore generale del Censis.

È il rapporto medico-paziente o professionista-utente a proiettarci direttamente verso il pilastro numero tre, la sanità di prossimità che necessita di un’integrazione con il digitale. Tutti questi pilastri non possono essere eretti senza la disponibilità dell’ultimo, fondamentale per l’apertura dell’intero cantiere: le risorse economiche.

«Gli investimenti previsti dal Pnrr sono sicuramente ingenti e senza precedenti, ma affinché la sanità continui a funzionare nel tempo è necessario che non si tratti di finanziamenti una tantum, poiché la nostra spesa sanitaria pro capite non è aumentata nell’ultimo decennio, come avvenuto in altri paesi europei. Anche gli stipendi di medici e personale sanitario sono inferiori a quelli di alcune zone d’Europa e l’età media dei lavoratori è superiore» aggiunge Valerii.

A ciò andranno aggiunti i cambiamenti demografici che si manifesteranno nei prossimi decenni: «Le proiezioni ci dicono che, nel 2040, saranno 19 milioni gli anziani e 28 i malati cronici in Italia, con incrementi rispettivamente del +38,5% (+5,4 milioni di anziani) e del +12% (+3 milioni di cronici)».

A questo, più nell’immediato, va sommata “l’emergenza della sanità sospesa” con  46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici e 3 milioni di screening oncologici in meno nel 2020 rispetto all’anno precedente.

La gestione dell’emergenza prima di tutto

Fronteggiare il Covid-19, secondo il ministro Speranza, è il primo impegno che la sanità italiana è tenuta ad assolvere. «Fino a quando il numero delle morti per Covid non sarà “zero” in tutte le Regioni italiane ci sarà ancora una battaglia incompiuta – sottolinea il ministro della Salute -. Ma, rispetto a bollettini drammatici con centinaia di cittadini che perdevano la vita, in questo momento siamo in un altro periodo di questa battaglia, soprattutto grazie agli oltre 46 milioni di dosi di vaccini somministrate. Risultati grazie ai quali possiamo ora occuparci anche del secondo obiettivo su cui puntare forze e risorse: la costruzione di un nuovo servizio sanitario nazionale. Possiamo farcene carico anche grazie ai fondi messi a disposizione dal Recovery Plan che ci impegnano ad una sfida senza precedenti, da sostenere con una stagione di riforme. Desidero – dice Speranza – che sia la parola “prossimità” a guidare la distribuzione delle risorse, attraverso un patto tra tutti gli attori del sistema, affinché insieme possano disegnare un’idea nuova di Paese, un ecosistema appunto».

L’importanza di fare squadra

Una linea condivisa anche da Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen, che riassume in tre ingredienti la ricetta per “I cantieri della Sanità del Futuro”: il digitale, le risorse umane e la sinergia pubblico-privato.

«Il digitale è il mezzo attraverso cui realizzare il cambiamento – spiega Scaccabarozzi -, risorse umane e collaborazione pubblico-privato sono la conditio sine qua non. La salute, infatti, non può essere una responsabilità individuale, ma collettiva. Così come non va considerata un costo, ma un investimento. La centralità della digitalizzazione, poi, è emersa anche durante la pandemia, che ha contribuito ad un’accelerazione della diffusione della telemedicina senza precedenti. Anche in questo caso è stata necessaria una partnership tra tutti i protagonisti del sistema che, come sottolineato anche dal ministro Speranza e dal direttore generale del Censis – dice  Scaccabarozzi – è una condizione imprescindibile per la costruzione di una sanità nuova, più forte ed efficiente».

Il tutto per non deludere le attese dei cittadini che, secondo il Report Censis-Janssen si aspettano più efficienza (52%) e umanità (33,2%), maggiore collaborazione tra pubblico, privato, non profit e volontariato (30,8% ), con un punto che mette tutti d’accordo, o quasi, sull’idea che la popolazione ha della sanità del futuro: oltre il 91% degli italiani dice ok all’uso della telemedicina, purché resti centrale il rapporto diretto medico-paziente.

 

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