Lavoro 21 Gennaio 2020

Spese sanitarie in contanti e sgravi fiscali, cosa cambia per i professionisti della sanità

I pareri del fiscalista esperto in materia sanitaria Francesco Paolo Cirillo e del Tesoriere Sumai Napoli Luigi Sodano

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Pagamenti tracciabili per le prestazioni mediche specialistiche private, secondo quanto previsto dalla legge 160/2019 (Legge di Bilancio 2020) in vigore dallo scorso 1 gennaio. In caso contrario, la spiacevole sorpresa, per i contribuenti, di non ritrovarsele sul modello 730 alla voce “oneri detraibili”. Resta ferma la possibilità di pagare in contanti, e di poter comunque avvalersi degli sgravi fiscali previsti, per le prestazioni sanitarie ricevute in strutture pubbliche o in regime di convenzione con il Ssn. Un “doppio binario”, dunque, che se da un lato lascia perplessi gli addetti ai lavori del comparto sanitario, dall’altro rischia di ripercuotersi pesantemente sull’utenza. Ci sarebbe infatti un ostacolo non da poco alla corretta ed equa applicazione della legge: una cosiddetta “norma in bianco”, quella relativa all’obbligo di Pos, che potrebbe generare un corto circuito nel sistema. Ma andiamo con ordine. Sanità Informazione ha chiesto al dottor Francesco Paolo Cirillo, fiscalista esperto in materia di sanità, consulente dell’OMCeO di Napoli e dei maggiori sindacati del comparto sanitario, alcune delucidazioni su cosa comporterà in concreto, per i professionisti e gli utenti, la nuova norma.

«Nella nuova Finanziaria – spiega – vi è per quest’anno fiscale questa novità che riguarda le parcelle emesse dal professionista medico, che a sua volta le invia al Sistema Tessera Sanitaria (STS). Per quanto concerne quelle emesse sino al 31/12/2019 vi è tempo utile fino al 31/01/2020 per inviarle telematicamente al STS. Per quelle emesse dal 01/01/2020 invece, affinché il fruitore della prestazione sanitaria resa se la ritrovi nella Dichiarazione 730/2021 Redditi 2020 precompilata come onere detraibile è necessario che il professionista accetti il pagamento tracciabile, tant’è vero che nell’inserimento sul sito STS delle parcelle, sempre a datare da quelle emesse dal 01/01/2020, è stata inserita la nuova voce “Pagamento Tracciato – SI/NO».

Una norma che va a braccetto con quella che impone l’obbligo, per i professionisti della sanità, di dotarsi di un Pos nei loro studi, per permettere appunto ai pazienti di effettuare pagamenti tracciabili. «Il problema – continua Cirillo – è che in sede di conversione del Decreto Fiscale n. 124/2019, convertito in Legge 157/2019, è stata abrogata la norma di cui all’art. 23 che prevedeva sanzioni, con decorrenza 01/07/2020, a carico dei titolari di Partita Iva che avessero rifiutato di farsi pagare con mezzo tracciato. Di conseguenza, non credo siano pochi, oggi, gli studi medici dove manca il Pos. Si rischia di trovarsi in una situazione paradossale: al momento del pagamento in contanti, il professionista avverte il paziente che quella spesa non sarà scaricabile, in quanto non tracciabile». Un corto circuito, come dicevamo… «Non esattamente – precisa Cirillo –  perché pagamenti tracciabili sono anche quelli effettuati tramite bonifico o assegno. Ma parliamoci chiaro: l’utente medio, l’anziano, o la persona magari poco informata… quanti di loro usano o userebbero questi metodi di pagamento?»

E non poche perplessità si levano anche dal mondo medico. «Non c’è dubbio sul fatto che la legge debba essere correttamente applicata – dichiara ai nostri microfoni il dott. Luigi Sodano, componente del Comitato Centrale FNOMCeO e Tesoriere del Sumai di Napoli – ma resta l’onere, a carico del professionista, di dotarsi del Pos e del materiale informatico necessario alla registrazione dei pagamenti, e questo comporta delle spese a suo carico. Come spesso avviene in Italia – continua Sodano –  si fanno le leggi ma poi non si creano le condizioni per rendere agevole la loro applicazione. L’obbligo di tracciabilità, va ricordato, è stato poi limitato alle prestazioni private, mentre nel pubblico sarà possibile utilizzare comunque il contante. Vero è che adattare tutte le strutture pubbliche alla ricezione di pagamenti tracciabili sarebbe stata impresa improba, però – conclude – se siamo tutti uguali di fronte alla legge, spiace constatare che c’è sempre qualcuno più uguale degli altri».

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