Stop Ingiustizie Bancarie 10 novembre 2015

«Il momento giusto per agire contro le irregolarità bancarie? È adesso»

Intervista al senatore Giuseppe Vacciano (Gruppo Misto), Commissione Finanze e Tesoro, primo firmatario di un Ddl contro l’anatocismo bancario. Intanto i tribunali sanzionano le banche…

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Dove finisce un mutuo e inizia l’usura bancaria? Le sentenze dei tribunali sembrano segnare questo confine sempre più a tutela degli utenti e sempre meno a favore delle banche. «Ai fini della verifica della usurarietà del tasso convenuto nel contratto di mutuo deve tenersi conto non solo del tasso di interessi convenuto ma anche di tutti gli altri costi previsti in contratto». È quanto stabilisce, infatti, il Tribunale di Bari con ordinanza del 19 ottobre, secondo cui è necessario sommare «tutti i costi, sia quelli certi (come le spese di istruttoria e quelle per l’assicurazione dell’immobile o degli immobili concessi in garanzia) che quelli eventuali quali possono essere gli interessi moratori (dovuti in caso di inadempimento nel pagamento delle rate di mutuo) e la commissione per estinzione anticipata».


Si tratta di un’ordinanza che fa il paio quella emanata dal Tribunale di Roma negli stessi giorni, in cui viene ribadito che l’anatocismo è una pratica illegale e tale condizione non cambia anche se la delibera del Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (C.I.C.R.), volta a stabilire in che modo questa norma debba essere attuata, non è ancora stata emanata. Uno smacco doppio agli istituti bancari, entrati ormai da parecchi mesi nell’occhio dei giudici e della stampa nazionale ed internazionale che ne analizza nei dettagli i comportamenti – spesso – non conformi alle norme vigenti.

Sul tema delle irregolarità bancarie Sanità informazione ha intervistato il Senatore Giuseppe Vacciano del Gruppo Misto, che ha di recente presentato un Disegno di legge che si occupa proprio del tema dell’anatocismo bancario:«Il Parlamento si sta muovendo in ordine sparso – attacca Vacciano – . Il problema nasce dal fatto che il codice civile ha lasciato sulla questione un margine interpretativo che le banche hanno spesso girato a loro vantaggio. E cioè consentire che le pratiche di anatocismo venissero elevate a norma di legge. Il Parlamento ha cercato di normare tutto ciò attraverso una serie di esperimenti non riusciti, ultimo dei quali quello del 2014, quando con un articolo del decreto competitività si è provato a legittimare in maniera definitiva, seppure adattandolo in modo leggermente più favorevole al cittadino, la pratica dell’anatocismo. Io credo invece – continua il senatore – che la strada giusta sia dichiararne l’assoluta illegittimità, e nel mio disegno di legge non faccio altro che chiarire un concetto molto semplice: l’anatocismo non deve esistere, non deve essere concessa alle banche la possibilità di calcolare gli interessi sugli interessi, e questo è molto facile, perché basta cambiare una sola parola, cambiare il termine “capitalizzare” con “contabilizzare”, che rende tutto molto chiaro».

E’ evidente perché il cittadino sia spinto ad agire in giudizio contro le banche…
«Il problema di fondo è che nel nostro Paese c’è una cultura finanziaria medio-bassa. Nel momento in cui il cittadino ha bisogno di accedere al credito si trova in una posizione di inferiorità, e quindi spesso firma senza leggere o senza approfondire. Questa condizione apre la strada ad un eventuale ricorso successivo. E forse questo è proprio il momento buono per fare ricorso perché le soluzioni prospettate all’orizzonte sia in sede europea sia in sede d’intervento interpretativo della Banca d’Italia non sembrano favorevoli al cittadino».

Il Ministero della Giustizia ha divulgato dati secondo i quali nel 50% dei casi il cittadino che ricorre ottiene immediatamente la predisposizione della banca a chiudere il contenzioso prima di arrivare in giudizio. E’ il momento giusto per agire?
«Sì, ci sono state sentenze favorevoli ai cittadini, quindi è chiaro che nel momento in cui si arriva alla sede giudiziale il cittadino ha ragione, le banche sono perfettamente consapevoli di ciò e del fatto di aver elevato una prassi a norma di legge. Se c’è la possibilità e la determinazione del cittadino di far valer i propri diritti è giusto andare fino in fondo, perché la probabilità di avere ragione in sede giudiziale è molto elevata».

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