Salute 27 giugno 2017

Carrie Fisher morta per un’apnea del sonno? Parla lo specialista

Secondo il Coroner di Los Angeles, la principessa Leila di Star Wars sarebbe morta anche per insufficienza respiratoria causata da OSAS. La patologia si conferma un allarme sociale. Braghiroli (Istituto Maugeri): «La diagnosi può salvare»

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Carrie Fisher morta per un’apnea notturna? L’indimenticabile principessa Leila di Star Wars sarebbe scomparsa a causa di un’insufficienza respiratoria durante il sonno. A riferirlo, a sei mesi dalla morte dell’attrice, il Los Angeles County Department of Medical Examiner che, ad un’analisi più approfondita dell’autopsia, rende noto che il decesso dell’attrice americana sia dipeso da una combinazione di diversi fattori, tra cui la sindrome delle apnee notturne, una arteriosclerosi avanzata e l’uso incontrollato di medicinali.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è una vera e propria emergenza sociale e a denunciarne la gravità sono gli specialisti pneumologi di tutto il mondo. In Italia a soffrire di Osas sono più di un milione e mezzo di pazienti e di recente l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri si è riunita in Congresso Nazionale a Bologna proprio per fare il punto della situazione. In questa occasione, Sanità Informazione ha intervistato Alberto Braghiroli, direttore del Centro di Medicina del sonno presso la Fondazione Maugeri.

Quanti sono i pazienti che soffrono di apnee notturne e come individuarne i sintomi?

«Il numero di pazienti affetti da Osas è piuttosto elevato. Oggi circa 2 milioni di persone soffrono di apnee notturne. Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha evidenziato il rischio che la sindrome Osas possa aggravare nel paziente patologie preesistenti (soprattutto di tipo cardiovascolare e metabolico) e dunque peggiorarne notevolmente lo stato di salute. Dalle ultime stime effettuate nell’ambito di studi fatti di recente a livello europeo, si riscontra una presenza di difficoltà respiratorie notturne molto alta: almeno il 25% della popolazione maschile e oltre il 15% di quella femminile che hanno avuto, nel corso della vita, episodi di apnee».

La polisonnografia può rappresentare una soluzione diagnostica?

«Sì, la diagnosi è fondamentale. Oggi disponiamo di sistemi portatili che consentono di effettuare diagnosi accurate fatte a domicilio e anche rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale. Dunque senza affrontare il lungo iter diagnostico che in passato i pazienti erano costretti ad affrontare, oggi è tutto molto più pratico e veloce».

Il medico di base rappresenta la prima sentinella per individuare la patologia? In quest’ottica ritiene necessaria una maggiore formazione?

«Sicuramente sì, anche perché i sintomi spesso sono fuorvianti e non sempre risultano correlati al problema del russamento. I sintomi più caratteristici sono stanchezza cronica che si manifesta in sonnolenza diurna e necessità durante la notte di alzarsi più volte per andare in bagno. Inoltre, la sudorazione profusa, sia di notte che di giorno, è un altro segnale».

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