Salute 11 maggio 2016

«Scommettiamo sui giovani medici». La ricerca Ois: «Ecco chi ci curerà nel 2020»

Presentata al Ministero l’indagine dell’Osservatorio Internazionale della Salute sui camici bianchi italiani under 40. L’85% svolge attività retribuite, la maggior parte trova lavoro prima dei 28 anni. Cresce l’impegno sociale, cala la conflittualità coi pazienti

Fare il medico paga, ma soprattutto… appaga. È un quadro interessante e, per molti versi, sorprendente quello tracciato dall’indagine sui camici bianchi under 40 intitolata “Chi ci curerà nel 2020?”realizzata da Ois (Osservatorio Internazionale della Salute) in collaborazione con OMCeO Roma insieme a FIMMG Roma,Cimo e Consulcesi.

 

Il giovane medico di oggi sceglie l’impegno sociale (il 37,7% fa volontariato) e i valori (l’89% chiede più formazione su etica e deontologia), trova lavoro nel settore medico (l’85,1% svolge attività retribuite) e prima di altre professioni (il 58,4% lavora entro i 28 anni). In attesa che l’impiego diventi stabile (il 32,1% ha svolto almeno due occupazioni diverse), ha esperienze ricche e diversificate e questo lo porta a dialogare meglio con i pazienti riducendo la conflittualità (solo il 4,5% ricorre alle assicurazioni per il risarcimento di un danno). E ancora, il camice bianco di domani è donna, non vuole lasciare l’Italia (solo il 4,7% sceglie l’estero), predilige il lavoro in ospedale per dedizione e spirito di servizio (il 77,1%), ma è ben disposto a sperimentare nuove modalità professionali se adeguatamente sostenuto.
Sanità Informazione ha approfondito questi dati con il presidente di Cimo, il sindacato dei medici ospedalieri, Riccardo Cassi, presente al tavolo dei relatori.«Abbiamo collaborato molto volentieri a questo sondaggio sulle aspirazioni dei giovani medici, lo riteniamo molto importante in un momento in cui si stanno ripensando le norme che regolano l’accesso e la formazione, è fondamentale capire a cosa loro stessi aspirano, quali sono le loro ambizioni professionali. La formazione è indispensabile. L’aggiornamento delle competenze, in una professione in continua evoluzione, dovrà trovare un corrispettivo nel contratto di lavoro, dove i più meritevoli e quelli che vogliono sempre più aggiornare le loro competenze, devono essere premiati. Il fatto che i giovani aspirino a questo è molto confortante».

L’obiettivo è anche ridurre il fenomeno dell’imbuto formativo che continua a rappresentare una problematica per i futuri medici…
«Proprio il problema dell’accesso alla formazione e al mondo del lavoro – continua Cassi – è oggetto di attenzione congiunta tra noi sindacati e il Ministero. E’ un problema complesso, a monte del quale occorre definire il reale fabbisogno di medici in questo Paese per intervenire sugli accessi a Medicina. E’ inutile far iscrivere a Medicina giovani che poi non avranno la possibilità di specializzarsi. Il TAR anche quest’anno ha fatto entrare un migliaio di medici in sovrannumero. Bisognerebbe far bene le leggi – conclude – per evitare poi di doverle stravolgere».

Ne sa qualcosa Alessandro Di Russo, giovane medico di famiglia, che ha portato la suatestimonianza: «Conosco la storia di molti colleghi che anche a 30 – 35 anni non riescono ad arrivare a fine mese. Questa indagine ha sollevato il velo, ora bisogna trovare soluzioni concrete». E riguardo al forte impegno nel volontariato commenta: «Una scelta di vita che è una vocazione prima ancora che una professione. I giovani medici sono molto sensibili alla tematica, pronti a rimboccarsi le maniche e a partecipare a qualunque tipo di iniziative, anche se il loro punto di vista è quello di giovani professionisti magari in difficoltà a causa del poco lavoro, e a sacrificare anche la loro vita professionale per aiutare il prossimo»

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