Nutrizione clinica 17 Gennaio 2019

Alimentazione e nutrizione clinica, Sukkar (nutrizionista): «Due concetti diversi, ma complementari»

Formarsi per informare, Aimati (Mmg): «Corsi ad hoc per medici, personale sanitario e giornalisti. I pazienti imparino a selezionare le proprie fonti»

di Isabella Faggiano

«L’alimentazione e la nutrizione clinica vengono spesso confuse perché, di fatto, c’è una continuità tra l’alimentazione a scopo preventivo e la nutrizione con finalità terapeutiche». È Samir Sukkar, primario di Dietetica e Nutrizione Clinica del policlinico San Martino di Genova a fare chiarezza su questi due concetti diversi e, allo stesso tempo, complementari.

«Quando un paziente segue un regime alimentare corretto per prevenire una o più malattie – ha spiegato Sukkar –  parliamo di alimentazione preventiva. Se invece la patologia è già sviluppata, l’individuo necessiterà di un’alimentazione diversa e, in alcuni casi specifici,  anche di un trattamento di nutrizione clinica efficace, che gli consenta di superare la malattia stessa».

Ed è proprio quando la patologia è in corso che la nutrizione clinica svolge il suo ruolo più delicato: «Una nutrizione inadeguata, quando si è affetti da determinate patologie, – ha detto il primario di Dietetica e Nutrizione Clinica del policlinico San Martino di Genova – può aumentare il rischio di mortalità. Poniamo il caso di un paziente oncologico che a causa di radioterapia o chemioterapia non riesca più a mangiare. Senza un trattamento adeguato di nutrizione clinica non solo potrà avere delle complicanze, ma rischierà anche di non sopravvivere. La nutrizione clinica – ha sottolineato l’esperto –  è un salvavita».

Potenzialità enormi che per essere sfruttare appieno devono essere innanzitutto adeguatamente comunicate : «Il medico – ha spiegato  Marina Aimati, medico di medicina generale e specialista in scienze dell’alimentazione Sinuc, la Società italiana di nutrizione clinica  – è  il professionista principe chiamato ad informare il paziente in materia di alimentazione e, soprattutto, di nutrizione clinica. Per l’alimentazione, infatti, è possibile rivolgersi anche ad altre figure professionali esperte, come biologi e dietisti».

Ma prima di informare è necessario formarsi e «purtroppo – ha sottolineato Aimati –  se parliamo della formazione nell’ambito della nutrizione clinica ci troviamo di fronte ad un buco nero. I professionisti della nutrizione sono ancora troppo pochi e non esiste un insegnamento nei corsi di laurea, persino in quello di medicina e chirurgia, oltre che per le altre figure sanitarie, dedicato in modo esclusivo alla nutrizione clinica». Una formazione che per la specialista in scienze dell’alimentazione andrebbe estesa «a tutti coloro che si occupa di veicolare pubblicamente le informazioni sulla materia, giornalisti compresi. Magari – ha suggerito – organizzando dei corsi in sinergia con il personale medico, non solo sui concetti di alimentazione e nutrizione, ma su tutti quegli aspetti che sono fondamentali  per la salute».

E se chi diffonde le informazioni deve controllare attentamente le sue fonti, anche chi ne fruisce può fare la sua parte, cercando di tenersi alla larga dalle fake news. Come? «Se un paziente ha un dubbio o una curiosità si tuteli porgendo le sue domande a persone che siano qualificate – ha concluso Aimati –   a dare risposte altrettanto qualificate».

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