Infrazioni Diritto UE 2 Ottobre 2019

Procedure di infrazione UE, Italia nel mirino: nel 2019 aumentate del 35%. I costi per il nostro Paese

Sono 81 i procedimenti attualmente aperti dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia. Consulcesi apre nuova sede a Bruxelles: «Scendiamo in campo in favore di chiunque sia stato danneggiato da questo tipo di inosservanza. Rafforziamo la presenza nella “Capitale d’Europa”»

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Le procedure di infrazione attualmente aperte dall’Unione europea a carico dell’Italia sono 81. Di queste, 71 sono per violazione del diritto dell’Ue, 10 per mancato recepimento delle direttive. Solo nel 2019 sono state archiviate 12 procedure, ma il dato più interessante è che dopo una riduzione del 50% tra il 2017 e il 2018 (da 119 a 57) nel numero di procedure di infrazione, nell’ultimo anno si è registrato un aumento di circa il 35%, per un esborso totale di 547 milioni di euro dal 2012 ad oggi.

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Sono questi i numeri presentati nel corso del II° Convegno Nazionale sull’inadempimento di direttive comunitarie e obblighi risarcitori dello Stato nell’ambito sanitario, svolto in Luiss in collaborazione con Sanità Informazione. L’analisi mira a quantificare l’esborso annuo da parte dell’Italia nei confronti dell’UE in termini di sanzioni conseguenti alle procedure di infrazione: dal 2012 ad oggi, ad esempio, l’Italia ha pagato 76 milioni per i contributi a favore delle imprese per l’assunzione di disoccupati con contratto formazione da convertire poi in contratti a tempo indeterminato contrari alle norme UE. Sono invece 204 i milioni pagati in 4 anni a causa delle discariche abusive (attualmente sono 55 quelle da regolarizzare) e 25 nel solo 2019 per il trattamento delle acque reflue (procedura iniziata addirittura 15 anni fa).

In tema di direttive europee non recepite dall’Italia non si può non citare il caso dei medici ex specializzandi che tra il 1978 ed il 2006 non hanno ricevuto il corretto trattamento economico. Il caso risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee: 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE. Queste imponevano a tutti gli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola post-laurea. Il mancato adempimento ha creato un enorme contenzioso di fronte ai Tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati. Il mancato rispetto delle indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato ad una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000.

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«I dati diffusi dall’Università Luiss e da Sanità Informazione sono allarmanti – commenta Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, network legale specializzato nella tutela dei cittadini nei confronti delle direttive UE non correttamente recepite dallo Stato italiano -. Sono soldi pubblici che, con una gestione più virtuosa dello Stato, potrebbero essere impiegati per aumentare la qualità dei servizi offerti. E come se non bastasse, una grandissima parte delle procedure di infrazione riguarda la salute dei cittadini: ambiente, energia, sicurezza alimentare, sanità. Lo Stato non è dunque solo responsabile per l’enorme spreco di risorse pubbliche, ma anche perché non riesce a mettersi in regola con parametri ben precisi che incidono direttamente sulla vita dei suoi cittadini».

Consulcesi, forte della sua esperienza ultraventennale nell’ambito delle direttive europee non recepite dallo Stato italiano, annuncia quindi la sua discesa in campo in favore di chiunque sia stato danneggiato da questo tipo di inosservanza, su tutti i tipi di tematiche, in particolare su quelle ambientali.

«Anche per questo – continua Massimo Tortorella – abbiamo aperto di recente una nostra sede di rappresentanza a Bruxelles: per stare più vicini alle principali sedi della vita pubblica, economica e politica dell’Ue (Commissione europea, Consiglio dell’Unione europea e Parlamento europeo), oltre che molto vicina ad istituzioni come la Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo, in modo da riuscire ad incidere in maniera più profonda su tutte le questioni che riguardano il nostro Paese. A cominciare proprio dalle procedure d’infrazione».

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