Salute 16 Aprile 2021 09:46

Nutrinform vs Nutriscore, l’Europa alla guerra delle etichette. Ecco il sistema italiano che riabilita la dieta mediterranea

Entro il 2022 la Commissione UE adotterà un sistema di etichettatura alimentare per informare i consumatori. Ben 269 scienziati si sono pronunciati in favore del Nutriscore francese che però penalizza i prodotti made in Italy. Silano (ISS): «Il nostro sistema è capace di stimolare il consumatore a informarsi di più, ecco perché»

Nutrinform vs Nutriscore, l’Europa alla guerra delle etichette. Ecco il sistema italiano che riabilita la dieta mediterranea

Sul fatto che una sana alimentazione sia alla base di una buona salute nessuno pone dubbi. Ma è sul concetto di prodotto sano e di come avvisare i consumatori sui rischi degli alimenti che i paesi europei (e gli scienziati) sembrano dividersi in modo netto. Il campo di battaglia è quello europeo: la Commissione europea, in base al regolamento 1169/2011, sta vagliando i diversi sistemi di etichettature proposti dai paesi UE ed entro il 2022 ne adotterà uno comune in tutta l’Unione.

Il Nutriscore

In pole position c’è il Nutriscore francese pensato per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare attraverso l’utilizzo di due scale correlate: una cromatica divisa in cinque gradazioni dal verde al rosso, ed una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E. Il sistema è stato appoggiato da 269 scienziati europei tra cui gli italiani Ricciardi, Riboli e Vineis.

Alla prova dei fatti, però, il sistema francese sembra dare informazioni fuorvianti. A farne le spese sono i prodotti del made in Italy a partire da olio, parmigiano e prosciutto. Eccellenze della nostra gastronomia che con la semplificazione del Nutriscore rischierebbero di avere bollino rosso. Il perché lo spiega a Sanità Informazione Marco Silano, Direttore dell’Unità Operativa Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità: «Faccio l’esempio dell’olio di oliva: verrebbe bollinato con il rosso perché il Nutriscore fa riferimento a 100 grammi di prodotto. Ma nessuno consuma 100 grammi di olio tutti insieme».

Il sistema italiano della “batteria”

A questo sistema, l’Italia contrappone il Nutrinform-battery, un sistema che permette di rappresentare graficamente la percentuale assunta di energia e dei singoli nutrienti rispetto alla porzione di consumo consigliata dell’alimento. Il livello di riempimento della batteria corrisponde infatti alla percentuale di quello specifico nutriente che la porzione consigliata dell’alimento apporta alla dieta del consumatore.

A questo sistema hanno lavorato sia l’Istituto superiore di Sanità che il CREA Alimenti e Nutrizione e i risultati sembrano essere molto incoraggianti: la comparazione tra Nutriscore e Nutrinform mostra una netta superiorità del sistema “batteria” rispetto a quello francese. Infatti il punteggio totale del questionario mostra una variazione di più di due punti (2,35) tra l’inizio e la fine dell’intervento nel gruppo che aveva i prodotti etichettati con la batteria. Punteggio nettamente superiore a quello rilevato con Nutriscore (0.42) e con la etichetta bianca (0,95).

Quindi sulla base di tali risultati l’etichettatura con la “batteria” si è dimostrata capace di stimolare il consumatore a informarsi di più sulla sana alimentazione poiché ha determinato un aumento delle conoscenze nutrizionali nel campione esaminato.

Nutriscore vs Nutrinform

«Il Nutriscore è un tipo di FoP (Front of pack) direttivo perché dà una chiara indicazione al consumatore mettendo insieme tutti i parametri e restituendo un giudizio complessivo. Il Nutrinform battery è al contrario “nutrient specificic”, cioè dà informazioni su ciascuno dei nutrienti presenti all’interno del prodotto alimentare, per cui è informativo», spiega ancora Silano.

«Noi utilizziamo le porzioni – continua il Direttore dell’Unità Operativa Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’ISS -. È pur vero che se si utilizzano le porzioni queste devono essere decise dall’autorità competente e non lasciate ai singoli produttori perché il produttore si fa la porzione più comoda per lui così la batteria viene favorevole. Il FoP altro non è che una rappresentazione semplificata e pittorica dei valori nutrizionali indicati nel retro del pacco. Non deve aggiungere nulla ma semplificare l’informazione».

L’Italia, dunque, lavora in Europa per affermare questo sistema di etichettatura nonostante il grande numero di scienziati e di lavori che si sono pronunciati a favore del Nutriscore francese (e dovuto anche al fatto che il sistema francese esiste da dieci anni). Ma, spiega Silano, la strategia italiana ha una logica chiara: «L’articolo 35 del Regolamento 1169 dice che il FoP ha il compito di informare. In realtà il Nutriscore più che a informare punta a modificare le scelte alimentari e la dieta delle persone. Ma è questa la funzione di un ‘FoP labeling’?».

Perché i prodotti italiani sarebbero penalizzati con il Nutriscore

La disputa scientifica si lega inevitabilmente con quella agroalimentare: la Coldiretti ha parlato di attacco ai prodotti alimentari italiani. L’export delle eccellenze made in Italy con il Nutriscore potrebbe infatti subire una dura battuta d’arresto. Ma anche dal punto di vista scientifico-nutrizionale restano forti dubbi sull’impostazione del sistema francese.

«Il Nutriscore – spiega Silano – funziona benissimo per tutti quei prodotti che possono essere riformulati e la cui ricetta può essere cambiata. Un produttore, ad esempio, fa dei buonissimi biscotti. Con il Nutriscore si rende conto che il bollino diventa rosso scuro. Naturalmente, se lo mette a scaffale nessuno lo compra. Allora il produttore inizia a toglierci un po’ di grassi saturi che fanno male, un po’ di zuccheri e da rosso diventa arancione. Una colorazione ragionevole. Così è riuscito a modificare la ricetta».

Una soluzione che non può valere per le eccellenze del made in Italy come prosciutto, parmigiano o olio d’oliva: «Questo sistema può funzionare per tutti i prodotti che sono completamente artificiali. Ma faccio l’esempio del parmigiano reggiano che è frutto di una stagionatura obbligatoria per legge di almeno 24 mesi. La stagionatura fa concentrare il sale e gli acidi grassi saturi del latte. Quindi il parmigiano avrà per forza il bollino rosso: innanzitutto perché si prendono in considerazione 100 grammi, una porzione enorme. Inoltre, non si può intervenire sulla stagionatura, un processo naturale. Il parmigiano ha un disciplinare e deve avere una stagionatura di 20-24 mesi».

Il Nutrinform battery potrebbe rendere giustizia alla dieta mediterranea fiore all’occhiello del Belpaese e da sempre sinonimo di benessere. Ma la partita europea si preannuncia ancora lunga e complicata.

 

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