Salute 18 Settembre 2020 12:00

La Ue ha firmato un contratto per 300 milioni di dosi del vaccino Sanofi/Gsk

Si tratta del secondo contratto dopo quello con AstraZeneca. L’Ue potrà scegliere di donare dosi del vaccino Sanofi/Gsk a Paesi con reddito medio-basso. Per Von der Leyen è un ulteriore passo all’accesso equo a vaccini sicuri

La Ue ha firmato un contratto per 300 milioni di dosi del vaccino Sanofi/Gsk

La Commissione europea ha firmato un contratto con le multinazionali farmaceutiche Sanofi e Gsk per la fornitura di un potenziale vaccino contro Covid-19. Il contratto, il secondo di questo tipo dopo quello siglato con AstraZeneca il 27 agosto, permetterà agli Stati membri di acquistare fino a 300 milioni di dosi del vaccino che Sanofi e Gsk stanno sviluppando insieme.Gli Stati membri dell’Ue potranno anche donare dosi riservate ai Paesi a reddito medio-basso.

Sanofi e Gsk si metteranno al lavoro per rendere disponibile «in tempi brevi» una quota «significativa» della loro fornitura di vaccini. Grazie a una collaborazione con lo strumento per l’accesso globale ai vaccini contro Covid-19, il pilastro dedicato ai vaccini dell’acceleratore per l’accesso agli strumenti Covid-19 per i Paesi a reddito medio-basso.

La Commissione continua a negoziare accordi simili con Johnson & Johnson, CureVac, Moderna e BionTech, con le quali ha concluso i colloqui esplorativi. Per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen «il contratto con Sanofi-Gsk dimostra ancora una volta l’impegno della Commissione Europea a garantire un accesso equo a vaccini sicuri, efficaci e a prezzi contenuti, e questo non solo per i suoi cittadini, ma anche per le persone più povere e vulnerabili al mondo».

NUOVO ACCORDO PIETRA MILIARE PER STRATEGIA UE

«A breve – assicura – saranno conclusi accordi con altre società in modo da creare un portafoglio diversificato di vaccini promettenti, basati su vari tipi di tecnologie, e da aumentare così le nostre possibilità di trovare un rimedio efficace contro il virus». Secondo Stella Kyriakides, commissaria per la Salute, «con la comparsa, dopo il periodo estivo, di nuovi focolai in diversi Paesi europei, serve più che mai un vaccino sicuro ed efficace per superare questa pandemia e i suoi effetti devastanti sulle nostre economie e società». «Questo secondo accordo – continua Kyriakides – costituisce un’altra pietra miliare della strategia dell’Ue per i vaccini. Oggi ampliamo le nostre possibilità di garantire che i cittadini dell’Ue e del mondo intero possano tornare gradualmente alla loro vita quotidiana e sentirsi ancora una volta al sicuro».

IL VACCINO RICOMBINANTE DI SANOFI E GSK

Il contratto con Sanofi e Gsk è finanziato dallo strumento per il sostegno di emergenza, che dispone di fondi destinati alla costituzione di un portafoglio di potenziali vaccini con profili diversi e prodotti da società diverse. Sanofi e Gsk stanno sviluppando un vaccino ricombinante contro la Covid-19, utilizzando tecnologie innovative di entrambe le società. Sanofi, multinazionale con sede a Parigi, nata nel 2004 dalla fusione di Sanofin Synthélabo con Aventis, opera in oltre 100 Paesi, con più di 100mila dipendenti: parteciperà con il suo antigene della proteina S di Covid-19, basato su una tecnologia a Dna ricombinante. La britannica Gsk, nata nel 2000 dalla fusione di Glaxo Wellcome con Smithkline Beecham, metterà a disposizione la sua tecnologia adiuvante, di particolare importanza in una situazione di pandemia poiché può ridurre la quantità di proteine del vaccino necessaria per dose e consentire così di produrre più dosi, proteggendo di conseguenza un maggior numero di persone.

La combinazione di un antigene proteico e di un adiuvante è “ben consolidata”, continua la Commissione, e viene utilizzata in una serie di vaccini disponibili per accrescere la risposta immunitaria. Può anche migliorare la probabilità di ottenere un vaccino efficace che possa essere fabbricato su vasta scala. Le società hanno avviato uno studio di fase 1/2 a settembre, cui farà seguito uno studio di fase 3 entro la fine del 2020. In caso di successo, «e fatte salve considerazioni di tipo normativo», le società puntano a disporre del vaccino entro la seconda metà del 2021.

 

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