Salute 6 Ottobre 2021 15:16

Disfunzione erettile e problemi all’uretra, una risposta dalle cellule staminali? Il Prof. Castiglione «Trial sicuri e molto promettenti»

il Professore del Dipartimento di Andrologia dell’University College London Hospitals (UCLH): «Le cellule staminali si recano da sole laddove c’è l’infiammazione e, se in numero sufficiente, possono invertire il sistema ricreando un tessuto più giovane»

Curare la disfunzione erettile con le cellule staminali? Nessun dubbio per il Prof. Fabio Castiglione del Dipartimento di Andrologia dell’University College London Hospitals (UCLH). La sua intuizione (avuta poco dopo essersi laureato al San Raffaele di Milano, dove ha poi conseguito anche la specializzazione), quella di utilizzare, per l’appunto, le cellule staminali per ridurre la fibrosi nel pene (ovvero «una delle cause sia della curvatura dello stesso che della disfunzione erettile») è diventata oggetto di studio in tutto il mondo e ha fatto di Castiglione uno dei più importanti punti di riferimento in questo ambito.

«All’epoca – spiega a Sanità Informazione – esisteva pochissima letteratura sull’argomento. O meglio, non c’era alcuno studio che lo affrontava. Ne esistevano altri in cui veniva dimostrato il ruolo delle cellule staminali nella riduzione delle fibrosi, ma in altri organi». Dunque, non appena laureato, Castiglione ebbe questa idea e la propose al suo direttore di allora, un chirurgo plastico. Secondo questi si trattava di una buona idea e gli consigliò di presentarla al prof. Montorsi, capo di Urologia al San Raffaele. «Spiegai l’idea anche a lui e mi propose: “Lascia Chirurgia Plastica e vieni a lavorare qui”».

E così il giovane Fabio Castiglione lasciò Chirurgia Plastica per seguire il Professor Montorsi, il quale «mi suggerì di andare sei mesi in Svezia per studiare i modelli animali, in quanto io avevo avuto l’idea di usare le cellule staminali ma all’epoca non avevo esperienza di laboratorio. Successivamente andai alla John Hopkins e poi cominciai a lavorare alla cosa. Il problema era però che mi mancava un tassello: le staminali». Ma durante un congresso negli Stati Uniti, Castiglione conobbe un giovane collega belga che stava lavorando su un’idea simile alla sua: «Cominciammo a collaborare ed elaborammo questo primo progetto che fu davvero dirompente e grazie al quale vincemmo diversi premi e riconoscimenti. Quindi diventai uno dei maggiori esperti della materia, tant’è che tutt’oggi vengo chiamato in tutto il mondo per parlare di cellule staminali e terapia rigenerativa per il pene».

Perché le cellule staminali?

Ma perché proprio le staminali? «Innanzitutto, da un punto di vista di basic science, e quindi sull’animale, abbiamo numerosi dati molto solidi, sufficienti per poter passare all’applicazione sull’uomo. In più, esiste qualche studio sull’uomo ma in questo caso non così solido da poterla far diventare una terapia di routine. Al momento, dunque, può essere definita solo come sperimentale. Questo accade anche perché, non essendoci royalties in gioco (in quanto le cellule staminali sono di “dominio pubblico” e non possono esservi applicati brevetti), i soldi da investire sono tanti e non tutti li hanno».

L’idea di utilizzare le cellule staminali per questo tipo di trattamento nasce dal fatto che le stesse sono una sorta di “farmacia”: «Nel senso che se vengono messe in un sistema adeguato, un po’ infiammato, riescono a portare il sistema verso una ipoproduzione o iperproduzione di collagene. Questo è il primo risultato che si ha nel corso di una infiammazione. Tutti i processi infiammatori che possono portare alla fibrosi del pene (come diabete, età, malattie cardiovascolari, ecc.) provocano un eccesso di tessuto fibrotico all’interno dello stesso. Se questo non riesce a distendersi come dovrebbe si giunge a disfunzione erettile e ad un’altra patologia che è il pene curvo».

Le cellule staminali, se adeguatamente indotte, possono far sì che il processo che porta alla fibrosi venga invertito: «Il processo fibrotico – spiega Castiglione – non è un processo statico ma dinamico. Tutto questo tessuto extracellulare collagineo viene distrutto ogni volta e rifatto, come se fosse un osso». E cosa fanno le cellule staminali? «Possono entrare nel sistema e bloccare questo circuito, riducendo il tasso di fibrosi e aumentando la vascolarizzazione. Il “bello” delle cellule staminali è che si recano lì dove c’è il problema. Questo significa che, nel caso specifico, non devono per forza essere iniettate nel pene: le cellule staminali si recano da sole laddove c’è l’infiammazione e, se in numero sufficiente, possono invertire il sistema ricreando un tessuto più giovane».

È ciò che capita con il cosiddetto “lipofilling”, utilizzato da molti chirurghi plastici in caso, ad esempio, di cicatrici. «Va da sé – aggiunge – che, agendo in questo modo, non si elimina la causa del problema e quindi non si tratta di un intervento definitivo ma, in un processo di miglioramento generale delle condizioni del paziente, l’aiuto di queste cellule staminali porta il pene in uno stato che può rendere l’effetto molto duraturo».

Gli studi

Questo è ciò che Castiglione ha studiato e per il quale ha conseguito un Phd all’Università di Leuven in Belgio, il primo al mondo sulle cellule staminali applicate alla disfunzione erettile. Da qui ha pubblicato 9 papers (uno anche sulla prestigiosissima “Nature”) e, a cascata, è partita una corrente di ricerca da cui sono derivati più di 150 articoli, prodotti sulla scia del primo. «Tutto questo quando avevo 27 anni».

Attualmente, ci sono più di 15 trial clinici. «Ovviamente, è stato dimostrato che sono sicuri ma per riuscire a dimostrarne anche l’efficacia è necessario un numero e una selezione accurata dei pazienti». Insomma, ne servono tanti. «Per fare questo, dato che produrre staminali è molto costoso, serve una grande quantità di denaro. Ci sono studi che hanno raccolto 20-30-40 pazienti a cui sono state somministrate cellule staminali ed è stato osservato un effetto positivo. Ma la power calculation dello studio, ovvero il numero di pazienti coinvolti nello stesso, non era tale da farlo diventare significativo da un punto di vista statistico. Sono però convinto che le cellule staminali siano il futuro e fra non molto verranno inserite nelle linee guida».

Le cellule staminali per curare l’uretra

Andando oltre la disfunzione sessuale, Castiglione ha avuto un’altra intuizione: perché non utilizzare le cellule staminali anche per i problemi all’uretra? «Questo canale è molto lungo e a volte può crearsi una cicatrice che porta problemi molto importanti. Ora, con una chirurgia molto invasiva abbiamo circa l’80% di risultati positivi. L’alternativa è la dilatazione, molto meno invasiva, ma questa metodologia ha un range di successo basso. Per questo mi sono detto: “Perché non provare ad utilizzare le cellule staminali anche per questo tipo di problema?”. Abbiamo dunque effettuato il primo studio in assoluto di questo tipo e anche in quel caso c’è stato un grandissimo clamore perché è stato pubblicato sulla rivista più importante di urologia. Molti altri studi hanno cercato di raggiungere risultati simili e molte cliniche lo stanno applicando. La cosa interessante è che dopo aver pubblicato questo studio sono andato in India per imparare le tecniche della chirurgia dell’uretra. Sono stato lì un anno a mie spese. Abbiamo iniettato le cellule staminali in cinque pazienti e siamo riusciti a dimostrare che non c’è alcun rischio. Vedremo cosa accadrà…».

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