Salute 4 Novembre 2021 11:50

Covid-19, tre categorie per 10 potenziali terapie contro il virus

La Commissione Europea sta definendo una rosa di 10 potenziali terapie per il Covid-19. Come agiscono questi farmaci? Quando è possibile somministrali? A chi? Risponde, a Sanità Informazione, Giuseppe Nocentini, immunofarmacologo della Società Italiana di farmacologia (SiF)

di Isabella Faggiano

Prevenzione, trattamento precoce e intervento nella fase acuta delle malattia. Sono racchiuse in 3 categorie le 10 terapie al vaglio della Commissione dell’Unione Europea, potenziali farmaci per il trattamento del COVID-19. Quali sono, come agiscono e quando possono essere somministrate lo spiega, in un’intervista a Sanità Informazione, il professore Giuseppe Nocentini, immunofarmacologo della Società Italiana di Farmacologia (SIF) e docente di farmacologia all’Università degli Studi di Perugia.

Gli anticorpi anti-Spike, come agiscono

In cima all’elenco della Commissione Europea ci sono gli anticorpi monoclonali. «Si tratta di farmaci cosiddetti “grossi”, che vanno somministrati per via endovenosa, ad eccezione di uno che può essere inoculato intramuscolo – spiega Nocentini – . Sono definiti anticorpi anti- Spike per la loro capacità di legarsi alla proteina Spike espressa dal virus, impedendo a quest’ultimo di entrare nelle cellule del corpo. I risultati ottenuti dalla somministrazione di questi anticorpi sono piuttosto interessanti, ad eccezione dell’impossibilità di utilizzo con pazienti che hanno già sviluppato una forma grave della malattia».

Gli anticorpi anti- Spike, quali sono

Tra questi anticorpi anti-Spike c’è il Ronapreve (una combinazione di due anticorpi monocolonali casirivimab e imdevimab), il Xevudy (sotrovimab, combinazione dei due anticorpi monoclonali tixagevimab e cilgavimab) e Evusheld (combinazione di due anticorpi monoclonali: tixagevimab e cilgavimab). «Quest’ultimo, in particolare – sottolinea il professore -, stando alle indicazioni dell’azienda farmaceutica produttrice, dovrebbe permanere nel corpo del paziente fino ad un anno. Ma i dati che oggi abbiamo a disposizione sugli effetti del farmaco non coprono un lasso di tempo così lungo. Per questo, è richiesta sempre la massima prudenza. Tuttavia, è stato ipotizzato che Evushell possa essere utilizzato in soggetti fragili che, per ragioni di salute, non possono effettuare il vaccino anti-Covid. Più in generale, questi anticorpi anti- Spike non possono essere somministrati a tutti i pazienti positivi al Covid 19, ma solo a coloro che, ragionevolmente, appaiono più a rischio di morte o di ricovero in terapia intensiva, come gli anziani o pazienti con comorbidità (diabetici, affetti da patologie cardiovascolari, obesi).

I farmaci per via orale

Sono al vaglio degli scienziati, poi, delle piccole molecole che presentano numerosi vantaggi legati proprio alla ridotta dimensione. «Innanzitutto – dice il farmacologo – possono essere somministrate per bocca. Poi, a differenza degli anticorpi monoclonali, sono di facile produzione e, quindi, riproducibili più velocemente anche in grandi quantità, a prezzi contenuti. Tra queste piccole molecole la Commissione Europea indica l’AT-527, una molecola capace di inibire l’RNA polimerasi virale. Segue il PF-07321332 che si pensa possa essere utilizzato come farmaco preventivo da somministrare ai familiari degli ammalati di Covid 19, compresi i soggetti vaccinati. Ancora, il Molnupiravir, una piccola molecola che agisce sull’RNA polimerasi facendola “sbagliare”: il virus va in confusione e comincia a produrre proteine errate. In questo modo, la seconda generazione di virus, quella creata all’interno del corpo del paziente, perde la sua capacità infettiva».

I trattamenti per la fase acuta

«Nell’ultimo gruppo di potenziali farmaci per il trattamento del Covid 19 ci sono quelli destinati ai pazienti che rischiano la vita, coloro nei quali sta per attivarsi la cosiddetta tempesta citochimica, causa della morte del paziente. Chi è affetto da Covid 19, infatti – sottolinea Nocentini – non muore per il virus in sé, ma per il modo esagerato con cui il suo corpo reagisce ad esso. Stoppare la tempesta citochinica non solo salva la vita, ma può evitare anche le compromissioni dei polmoni che, se particolarmente provati dalla malattia, possono sviluppare fibrosi, una condizione con la quale il paziente sarà costretto a vivere tutta la vita. Sono 4 i farmaci indicati nell’elenco europeo, appartenenti a questa tipologia. Tra questi, il più importante, anche per l’utilizzo che attualmente se ne fa, è l’anti-interleuchina 6». Tra gli immunomodulatori per il trattamento di pazienti ospedalizzati sono annoverati: Actemra (tocilizumab), Kineret (anakinra), Olumiant (baricitinib) e Lenzilumab.

Verso l’approvazione

La Commissione Europea mira alla composizione di un’ampia rosa di terapie per il Covid 19, con l’obiettivo di avere a disposizione, entro la fine dell’anno, dalle tre alle cinque nuove terapie. «Affinché un farmaco sia approvato è necessario che segua dei rigidi protocolli (fase 1,2,3), che permettano di valutare la dose necessaria, eventuali effetti collaterali e l’effettiva efficacia – spiega l’immunofarmacologo della Società Italiana di Farmacologia -. In questo caso specifico, trattandosi di farmaci utili al contenimento della pandemia in corso, le fasi 2 e 3 sono contemporanee e i tempi di studio sono stati ridotti a circa sei mesi, con l’arruolamento di circa 10 mila pazienti per ogni studio in corso (la metà dei quali viene trattato con il farmaco da studiare, l’altra metà con placebo). Al termine delle tre fasi di studio, la casa farmaceutica presenta tutti i dati raccolti alle agenzie regolatorie, FDA se siamo in America, l’Ema in Europa, l’Aifa in Italia. Tali agenzie, in casi di urgenza e necessità, come quelli per la sperimentazione di farmaci per il Covid 19, accompagnano la casa farmaceutica nello studio attraverso la cosiddetta rolling review, una revisione in corso d’opera che permette una più celere approvazione finale e definitiva».

Il vaccino resta la prima scelta

Alcuni dei farmaci indicati dalla Commissione Europea sono stati già approvati, altri lo sono per indicazioni diverse dal trattamento del Covid 19, altri ancora devono terminare le tre le fasi di studio. «Sono certo che alcuni di questi farmaci arriveranno al letto del paziente, ma non prima di sei-dodici mesi – dice Nocentini -. Ovviamente, spero che tra un anno non ce ne sia più bisogno, che la pandemia sia finita. Ad ogni modo, è bene ricordare che questi farmaci, pur avendo un ottimo potenziale di funzionamento, non possono in alcun modo sostituire i vaccini. Si tratta di farmaci che devono essere assunti per mesi o anche anni e, ad oggi -conclude il professore -, non possiamo prevederne gli effetti collaterali a lungo termine».

 

 

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