Salute 8 Settembre 2020

Colesterolo LDL, l’esperto: «Target non sempre facili da raggiungere. Acido bempedoico può aiutare intolleranti a statine»

Il professor Daniele Andreini del Centro Cardiologico Monzino di Milano: «Spesso pazienti in terapia con statine lamentano dolori muscolari e affaticamento e devono sospenderle. L’acido bempedoico è una nuova arma a disposizione»

«Non sempre è così semplice raggiungere il target terapeutico dei livelli di colesterolo. Non perché le terapie non siano efficaci, ma perché l’aderenza dei pazienti e anche la possibilità di proseguire i trattamenti sono a volte complesse». A riferirlo a Sanità Informazione è il professor Daniele Andreini, Responsabile UO TC Cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino di Milano, che ha ribadito l’aumento dell’incidenza delle malattie cardiovascolari nella popolazione italiana.

«Il peso di queste patologie è molto importante sia come mortalità che come morbilità – sottolinea Andreini -. Chiaramente l’incidenza delle malattie cardiovascolari ha superato quella delle neoplasie e sono al primo posto. Inoltre l’età media dei nostri pazienti sta aumentando sempre di più, come ha dimostrato anche il Covid. Durante la pandemia abbiamo avuto una mortalità altissima, superiore a quella di quasi tutti i paesi europei, proprio perché la nostra popolazione è più anziana. E nella popolazione anziana le malattie cardiovascolari quali la coronaropatia o lo scompenso cardiaco hanno una prevalenza maggiore».

Per prevenire queste patologie è fondamentale incidere sui fattori predittivi, uno dei quali è sicuramente il livello di colesterolo LDL nel sangue. Lo scorso anno al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) sono stati fissati valori molto bassi che non sempre i pazienti riescono a raggiungere.

«Effettivamente – spiega Andreini – le linee guida ESC del 2019 hanno individuato due categorie di rischio precise (alto e molto alto) con dei cut off di LDL sotto i 55  e i 70 mg/dl. Quindi il target non è così semplice da raggiungere, perché l’aderenza dei pazienti e la possibilità di proseguire la terapia sul territorio sono complicate. Senza dimenticare gli aspetti di tipo burocratico che limitano la prescrivibilità di alcuni farmaci».

«Nei pazienti a rischio alto e molto alto le linee guida – continua il professore del Monzino – prevedono in prima battuta l’aggiunta dell’ezetimibe alla terapia con statine alla massima dose tollerata e poi di un inibitore della PCSK9. La prescrivibilità di questi farmaci è regolata da criteri precisi. Una novità delle ultime linee guida è stata l’avanzamento di classe dell’inibitore PCSK9 (classe di raccomandazione IA). Tuttavia il target terapeutico non è sempre raggiungibile senza trascurare gli effetti collaterali. Uno degli effetti collaterali delle statine è la rabdomiolisi, ovvero il paziente che riferisce dolori muscolari tali da sospendere il farmaco, oppure lamenta una maggiore stanchezza, un maggior affaticamento muscolare, e quindi, volente o nolente, non assume la terapia».

Per i pazienti che lamentano questi effetti collaterali, definiti pazienti intolleranti alle statine, l’acido bempedoico potrebbe rappresentare una valida alternativa terapeutica. Recenti studi presentati dall’azienda farmaceutica Daiichi Sankyo al Congresso ESC hanno dimostrato l’efficacia e la buona tollerabilità del farmaco.

«Credo che l’acido bempedoico possa essere un ottimo alleato contro il colesterolo – afferma il prof. Andreini -. Gli studi preclinici e clinici condotti con l’acido bempedoico hanno evidenziato un ottimo profilo di sicurezza. A parità di efficacia, soprattutto sull’LDL ampiamente identificato come indicatore di rischio cardiovascolare, questi studi hanno dimostrato l’assenza di rabdomiolisi. Questo contribuirà in modo determinante alla possibilità di proseguire la terapia e di raggiungere il target terapeutico con maggiore facilità. Credo che possa essere una nuova arma a disposizione non solo del cardiologo clinico, ma anche dal medico di famiglia quando sarà coinvolto nella gestione di pazienti dislipidemici ad alto rischio».

 

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