Salute 10 Ottobre 2019

Prevenzione, il cardiologo Savonitto: «Pazienti cardiovascolari, ecco perché fare attività fisica è importante»

Il direttore della Cardiologia all’Ospedale Manzoni di Lecco traccia il quadro delle attività di prevenzione su ipertensione, ipercolesterolemia, diabete  e malattie del cuore: «Sull’ipertensione arteriosa è importante andare avanti nella terapia con degli obiettivi pressori che non sono molto diversi da quelli del soggetto più giovane»

La prevenzione non è utile solo per i pazienti giovani ma può essere decisiva anche per i pazienti anziani. E, nel caso delle malattie cardiovascolari come la fibrillazione atriale, svolgere una attività fisica anche moderata ma regolare può fare la differenza. Questo è uno dei temi affrontati nel convegno “Presa in carico assistenziale e terapeutica del paziente anziano”, organizzato da Onda – Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e Daiichi Sankyo Italia. «Pensare che l’anziano debba stare seduto in poltrona a vedere la televisione o fare una vita a riposo spesso non serve a molto. Bisogna lasciare che il paziente anziano faccia quello che la sua capacità residua gli permette di fare» afferma Stefano Savonitto, Direttore della Cardiologia dell’Ospedale Manzoni di Lecco. Savonitto poi sottolinea l’importanza di svolgere l’attività fisica: «In presenza di malattia coronarica che progredisce, l’attività fisica ha due benefici:  in primis aumenta la circolazione collaterale, che è molto importante e poi pre-condiziona il miocardio a una  migliore risposta all’eventuale insulto ischemico». Ma sull’attività fisica come cura per l’ipertensione sottolinea: «Forse fa calare un po’ la pressione ma i farmaci devono comunque essere presi».

Dottore, si parla spesso di prevenzione per i giovani ma in realtà la prevenzione può giocare un ruolo importante nell’anziano con diabete, ipertensione e altre patologie. Fino a che punto ci si può spingere nella prevenzione nel paziente anziano?

«Sicuramente per quanto riguarda l’ipertensione arteriosa è importante andare avanti nella terapia con degli obiettivi pressori che non sono molto diversi da quelli del soggetto più giovane, avendo cura di scegliere dei farmaci che non diano alcuni tipi di reazioni, tipo ipotensione ortostatica che aumenta rischio di cadute. Comunque ci sono dati controllati che fanno vedere che anche mirare a uno stretto controllo della pressione nell’anziano riduce gli eventi nel breve, medio termine. Per quanto riguarda l’ipercolesterolemia, bisogna distinguere tra prevenzione primaria e prevenzione secondaria. Nel senso che non ci sono dati conclusivi sul valore di ottenere  uno stretto controllo dei livelli di  colesterolo nell’anziano in prevenzione primaria; mentre in prevenzione secondaria ci sono dati anche recenti che hanno chiaramente dimostrato che mirare ad avere dei target di colesterolo bassi o, anche  al di sotto dei 70 mg per decilitro in pazienti anziani sopra i 75 anni in prevenzione secondaria, quindi dopo un infarto, riduce il rischio di recidive e  anche la mortalità, a una distanza di cinque-sei anni. Tali dati sono addirittura più forti in questi soggetti, rispetto a quelli più giovani, in cui l’effetto si vede più a lungo termine. Per quanto riguarda il diabete, non ha molto senso mirare ad ottenere dei livelli glicemici particolarmente bassi negli anziani, conviene restare verosimilmente tra 7 e 8 di emoglobina glicata come target glicemico, ma sicuramente anche nel paziente anziano la cura delle co-patologie e degli altri fattori di rischio associato al diabete è molto importante, tenendo presente il più possibile che la cura del diabete deve prevedere una quota di dieta e esercizio fisico che nell’anziano non è sempre ottenibile come abitudine, a causa  delle limitazioni motorie che possono sopraggiungere con l’ avanzamento dell’età … In realtà bisogna lasciare che il paziente anziano faccia quello che la sua capacità residua gli permette di fare, non ha senso pretendere l’esercizio costante né il riposo totale »

LEGGI ANCHE: TERAPIE PIU’ SICURE, NUOVE TECNOLOGIE E SUPPORTO AI CAREGIVER PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DI VITA DEGLI ANZIANI

A proposito di attività fisica, il paziente con problemi cardiovascolari può fare attività fisica? È utile per stare meglio?

«Il paziente cardiovascolare  ‘deve’ fare attività fisica, per tanti motivi. Bisogna sì considerare che nessuno ha mai dimostrato che l’attività fisica previene la progressione della malattia cardiovascolare o l’infarto, ma tutti gli studi concordano nel dimostrare che l’attività fisica è associata, e forse previene, la mortalità attraverso meccanismi di vario genere. In presenza di malattia coronarica che progredisce , l’attività fisica ha due benefici:  in primis aumenta la circolazione collaterale, che è molto importante e poi precondiziona il miocardio a una migliore risposta all’eventuale insulto ischemico.  In questa eventualità l’arteria colpita si chiuderà indipendentemente dall’attività fisica ( l’attacco cardiaco si può prevenire con le statine, con la cura della pressione), ma se l’arteria si chiude e si è  allenati fisicamente,  il circolo collaterale sarà più sviluppato e il muscolo cardiaco sarà abituato a lavorare in ischemia, quindi si  avrà un’area infartuale minore nel caso dell’infarto, e verosimilmente anche una minore incidenza di aritmie. Tutte queste cose non sono dimostrate come meccanismi ma sono dimostrate come effetto. Sicuramente l’attività fisica riduce la mortalità nel follow up».

Anche sul colesterolo l’attività fisica ha un impatto positivo?

«L’attività fisica non serve per abbassare il colesterolo. Sicuramente serve per avere un migliore controllo glicemico, forse serve per abbassare la pressione anche se non di molto, quindi i farmaci antiipertensivi devono comunque essere presi, sicuramente. Per contenere il peso corporeo, l’esercizio deve essere associato alla dieta, perché  serve ma da solo non basta, e poi bisogna ricordare che non è necessario fare il maratoneta o 150 km in bicicletta ma basta svolgere un’ attività fisica regolare durante tutta la settimana, cioè cogliere ogni occasione che la vita ti dà per muoverti. Vuol dire che quando vai in aeroporto non prendi la scala mobile ma prendi le scale, se devi fare un km di strada lo fai a piedi e non in taxi, e così via».

 

Articoli correlati
Fadoi: «Un paziente covid su quattro è diabetico ed ha una prognosi peggiore»
Gli esperti: «Al momento del ricovero fondamentale stratificare il rischio cardiovascolare». Da Easd e Fadoi le raccomandazioni per le cure in ospedale
#RestoacasaconAME, da domani diretta Facebook per rispondere ai dubbi su tiroide, osteoporosi, diabete e obesità
Primo live il 24 aprile su menopausa. Guastamacchia, Presidente AME: «In un momento delicato come quello che stiamo vivendo ancora una volta AME vuole essere vicina ai propri pazienti
Covid-19, Guastamacchia (Ame): «Ecco le regole da seguire per i pazienti diabetici»
Il presidente dell’Associazione medici endocrinologi (Ame) fornisce specifiche raccomandazioni e indicazioni alle persone con diabete per prevenire e gestire al meglio questo momento di emergenza sanitaria
Ipercolesterolemia, Commissione Ue dà il via libera a farmaci a base di acido bempedoico
La Commissione Europea ha approvato Nilendo (acido bempedoico) e Nustendi (acido bempedoico / ezetimibe) sviluppati per ridurre i livelli di colesterolo LDL (C-LDL) quando aggiunti alle terapie ipolipemizzanti attualmente disponibili. L’80% dei pazienti affetti da ipercolesterolemia, infatti, non riesce a raggiungere i target di C-LDL indicati dalle ultime linee guida ESC/EAS che raccomandano una significativa riduzione del C-LDL al fine di ridurre il rischio cardiovascolare
Ipercolesterolemia, ulteriori dati dimostrano i benefici dell’acido bempedoico. I risultati presentati da Daiichi Sankyo
Due analisi combinate di quattro studi di fase III, che hanno arruolato oltre 3.600 pazienti, hanno mostrato che l'acido bempedoico riduce significativamente la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP) e il colesterolo LDL, e i dati dello studio di fase II mostrano una riduzione del 40% di C-LDL nei pazienti con diabete di tipo 2 che sono ad alto rischio di eventi cardiovascolari. I risultati delle analisi sono stati presentati in streaming durante il Congresso annuale dell’American College of Cardiology che si è svolto congiuntamente al Congresso Internazionale di Cardiologia
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 22 maggio, sono 5.106.155 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 332.978 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA   Bollettino delle ore 18:00 del 22 ma...
Lavoro

Covid-19 e Fase 2, come prevenire il contagio: ecco il vademecum per gli operatori sanitari

Le misure di protezione per gli operatori e i pazienti, l’organizzazione degli spazi di lavoro, la guida al corretto utilizzo dei Dpi, il triage telefonico, la sanificazione e la disinfezione degli ...
Salute

«A Piacenza onda d’urto impressionante, per questo abbiamo il più alto numero di morti». Parla il pioniere della lotta al virus Luigi Cavanna

L’oncologo noto per i suoi interventi ‘casa per casa’ per sconfiggere l’epidemia: «Azione precoce arma vincente, nessun paziente curato a domicilio è morto». E ricorda i primi giorni dell'e...