Salute 12 Luglio 2018

Adolescenti e disturbi alimentari, Busato Barbaglio (psicoanalista): «Quando lo sguardo dell’altro è uno specchio deforme»

«Appare come una patologia dell’alimentazione, ma può essere una ricerca di identità». Carla Busato Barbaglio, della Società Psicoanalitica Italiana, analizza l’impatto che le immagini di bellezza e perfezione possono avere sulla crescita individuale

di Isabella Faggiano

Dalle emoticons, piccole faccine espressive che sostituiscono intere frasi negli sms, alle foto postate su Instagram e  Facebook, per raccontare cosa stiamo facendo o pensando. Nell’era 2.0 sono le immagini a comunicare, più delle parole. Ma cosa accade a giovani e adolescenti quando queste immagini che bombardano la loro vita quotidiana veicolano soprattutto messaggi di perfezione e bellezza?

«C’è un prezzo altissimo da pagare. Influenzano il loro sviluppo psichico». A rispondere è Carla Busato Barbaglio, psicoanalista didattica della Società Psicoanalitica Italiana. Per lei è soprattutto il gentil sesso ad avere la peggio: «Come dice  Rossana Rossanda (giornalista e scrittrice italiana, ndr)  la donna vive con uno specchio piazzato costantemente davanti a sé. Vive con lo sguardo dell’altro puntato, occhi che diventano la sua unità di misura. Troppo bassa o troppo alta, non sufficientemente magra, esageratamente grassa. Meglio bionda o bruna. Questo specchio, per una ragazzina che si affaccia alla vita, alla crescita, si trasforma in un grosso peso da portare sulle spalle».

Perché queste immagini influenzano soprattutto le adolescenti?

«Questa fase della vita femminile è molto delicata: le giovani cominciano ad affacciarsi al mondo e, mentre lo fanno, percepiscono i cambiamenti del proprio corpo, movimenti ormonali, chimici, fisici. Quando appaiono le prime forme su una figura che non è più quella di una bambina lo sguardo che viene dalla società, dall’altro, può trasformarsi in una persecuzione».

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E se l’adolescente percepisce la sua immagine nello specchio come un riflesso disarmonico?

«Possono insorgere dei disturbi – ha spiegato la psicoanalista -. Ma è necessario distinguere tra i disturbi alimentari di minore gravità e le anoressie vere e proprie. I primi possono essere anche conseguenza di un particolare momento della vita. Una ragazza, ad esempio, può decidere di cominciare una dieta con le amiche, per rispondere a determinati canoni di bellezza, e poi ritrovarsi a fare i conti con una realtà interiore molto più intricata. Una situazione tipica dell’adolescenza, periodo della vita in cui si costruisce l’identità personale. I disturbi alimentari che possono innescarsi in un contesto simile, di solito, non nascondono nulla di più grave. Al contrario, invece, dietro una patologia come l’anoressia ci possono essere elementi psicopatologici, disagi economici, sociali, abusi, trascuratezze. E qui le immagini di perfezione veicolate dai social c’entrano poco o nulla».

Come uscirne?

«È molto importante nelle condizioni più gravi lavorare in rete. A volte, casi estremi possono richiedere anche dei ricoveri. Nelle situazioni più lievi, invece, il tutto può risolversi anche con una psicoanalisi. Ciò che appare come un disturbo del comportamento alimentare può in realtà essere una ricerca di identità. Allora non resterà che guidare la giovane alla scoperta di sé. Affronterà nuove relazioni, nuovi affetti. E in questo mondo appena conosciuto troverà, pian piano, anche il posto che preferisce».

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