Diritto 18 Settembre 2018 16:03

Ex specializzandi, Giovanni Leoni (FNOMCeO): «La nostra è la generazione dei diritti negati»

«Oggi sono qui in rappresentanza dei 400 mila medici italiani in attività e per me questa responsabilità viene prima di ogni cosa» così Giovanni Leoni, Vicepresidente della Federazione in occasione del convegno organizzato da Sanità Informazione

Ex specializzandi, Giovanni Leoni (FNOMCeO): «La nostra è la generazione dei diritti negati»

«Oggi sono qui in rappresentanza dei 400 mila medici italiani in attività e per me questa responsabilità viene prima di ogni cosa». Ha aperto così questa mattina il suo intervento a Roma – riportato sul sito della FNOMCeO -, Giovanni Leoni, Vicepresidente della Federazione in occasione del convegno organizzato da Sanità Informazione patrocinato da FNOMCeO, ENPAM, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Tor Vergata e Ordine degli Avvocati di Roma “Formazione specialistica medica. Diritto al risarcimento e prescrizione: limiti e opportunità nel diritto comunitario e nell’ordinamento italiano”.

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Durante il convegno è emerso che lo Stato italiano rischia di dover sborsare più di 16 miliardi agli oltre 110mila medici che hanno frequentato la Scuola di Specializzazione in Medicina tra il 1978 e il 2006. Una vertenza incentrata sulla discriminazione patita dai medici specializzati tra il 1978 e il 2006, che all’epoca non hanno ricevuto il corretto trattamento economico nonostante le direttive UE in materia.

«Sono qui – ha dichiarato Leoni -, anche a rappresentare la mia generazione, una generazione di medici che ha creduto in questa professione ed è diventata la generazione dei diritti negati. La specializzazione era volontaria, qualificava il medico nel suo settore ma, tranne in alcuni casi, non era obbligatoria né tantomeno retribuita. Abbiamo quindi lavorato di notte per specializzarci di giorno. Abbiamo fatto sacrifici, noi e le nostre famiglie, perché credevamo nella professione e nella sanità. Oggi qui parliamo di soldi, ma prima ancora parliamo di diritti, di diritti negati, appunto. A volte sento parlare di uscire dall’Europa ma noi medici la Comunità europea dobbiamo ringraziarla. È di pochi anni fa la direttiva che riguarda il riposo. Ecco, il riposo è un diritto ancora più importante di quelli economici, eppure era negato. Era negato il riposo di 11 ore dopo 8 ore di lavoro, rimane oggi negato il riposo dopo una chiamata durante la reperibilità. Siamo la generazione di medici dei diritti negati: la nostra missione è curare, e questo ci ha resi forse troppo miti è troppo portati all’ascolto per ricordarci di far valere i nostri diritti».

«Sono tra i 120 mila specializzandi che hanno fatto ricorso. Questa è la fotografia di un paese che deve fare ricorsi e deve rincorrere ogni volta», ha dichiarato il Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Pierpaolo Sileri. «Io non vedo 120 mila individui ma 120 mila famiglie che hanno investito e si sono trovati una sanità distrutta fatta di tagli, turni massacranti e magari sono andati a lavorare nel privato o fuori dall’Italia. Ed ecco che hanno fatto ricorso per vedere riconosciuto un loro diritto. Lo Stato dovrà pagare questa cifra e la possibilità della transazione che vedo favorevolmente e che potrebbe portare risparmi per 5 miliardi ovvero l’ammontare della corruzione in sanità che rappresenta il 6% della spesa. Le risorse risparmiate si potrebbero dedicare a tanti fondamentali capitoli di spesa per la Sanità come lo sblocco del turn over per il personale medico-sanitario e l’aumento delle borse disponibili per le scuole di specializzazione, l’unica strada per colmare il progressivo pensionamento dell’attuale classe medica che rischia di minare le fondamenta del Sistema Sanitario Nazionale. Misure essenziali per garantire il pieno diritto alla salute a tutta la cittadinanza».

«È il momento di individuare una soluzione normativa per tutelare i diritti dei medici e, al tempo stesso, far risparmiare lo Stato – ha dichiarato il senatore Antonio De Poli -. Proprio per questo, è già pronto un disegno di legge per un accordo che conterrà i costi del contenzioso di 5 miliardi. Sarò il primo firmatario di questa proposta e tanti altri colleghi, dell’intero arco parlamentare, la sottoscriveranno convintamente».

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