Salute 7 aprile 2017

Roberto Burioni: «I casi di morbillo tra i medici sono vergognosi»

«Medici anti-vaccini da radiare» è categorico il Professore di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, che condanna le bufale del web e la disinformazione

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«Il sonno della ragione genera mostri» lo disse Goya e lo ribadisce Roberto Burioni in occasione del primo Congresso Nazionale Medicina e Pseudoscienza organizzato all’Ergife Palace di Roma. Il noto Professore di Microbiologia e Virologia dell’Università San Raffaele di Milano, che sarà ospite su Raitre nella trasmissione Linea notte, concentra il suo intervento sul tema della disinformazione mediatica. Le ‘bufale del web’ provocano gravissimi danni, afferma Burioni, fra i quali, la psicosi vaccini che, soprattutto negli ultimi tempi, ha generato conseguenze seriamente preoccupanti. Basta pensare ai dati pubblicati di recente dall’Istituto Superiore di Sanità: mille casi di morbillo in Italia nel 2017 a fronte di poco meno di 900 in tutto il 2016.

«Questo è il risultato provocato dalla gente che sceglie di non vaccinarsi. Nei Paesi dove i tassi di vaccinazione sono alti, ne cito uno, il Portogallo, i casi di morbillo sono zero» il Professore è perentorio nell’affermare che «ognuno di questi casi è evitabile, ed è a mio giudizio una vergogna che, in un Paese avanzato, ancora ci siano tutti questi casi di morbillo, con gente che finisce in ospedale, in rianimazione. È importante non solo che i genitori vaccinino i propri figli, ma oramai anche che gli adulti si controllino, perché molti adulti non sono stati vaccinati e quindi non sono protetti, ed è assolutamente indispensabile che cambi radicalmente l’atteggiamento nei confronti della vaccinazione».

Ma non sono solo i bambini ad ammalarsi, come sottolinea Burioni, anche una buona media di adulti rientra nella casistica e, dato ancora più allarmante, a contrarre la malattia anche un numero discreto di operatori sanitari. «Il fatto che ci siano dei casi di morbillo tra i sanitari è una cosa che grida vendetta, è una vergogna proprio. Chi lavora in un ospedale ha una doppia responsabilità, la prima è quella di dare il buon esempio, perché un medico deve dare il buon esempio, ma la seconda è ancora più importante, è che chi lavora a contatto con i malati, non solo è più probabile che contragga il morbillo ma può diffonderlo a persone più deboli, per cui è importantissimo che chi lavora in un ospedale sotto qualunque veste, infermiere, medico e qualunque altro ruolo, si controlli se è immune». Il Professore ribadisce che, per verificare l’immunità, basta un esame del sangue, e se non si è immuni «bisogna vaccinarsi. Mi permetto di dire che forse la stessa cosa dovrebbero farla anche gli insegnanti e tutti quelli che sono a contatto con i bambini – prosegue il Professore -. Valutare se si è immuni nei confronti soprattutto del morbillo ma anche le altre malattie dell’infanzia e vaccinarsi. E questo anche per se stessi, perché prendere il morbillo da adulti, o prendere la parotite da adulti, o prendere la varicella da adulti, non è un’esperienza piacevole».

Sul tema vaccini e psicosi, qualche giorno fa, è stata sollevata un’importante polemica sul controverso film ‘Vaxxed’ un documentario che fa riferimento ai presunti legami tra vaccino e autismo. Il film doveva essere proiettato a Padova nel cinema Porto Astra, ma in seguito alle varie contestazioni, non è stato mostrato. «Menomale – commenta Burioni – il film in questione è un documentario che dipinge come ‘eroe’ un medico sorpreso a falsificare dei lavori, a sottoporre dei piccoli pazienti a degli esami dolorosi, invasivi e non necessari». Infatti, protagonista del documenario in questione è Andrew Jeremy Wakefield, un ex medico e chirurgo britannico della metà degli anni ‘50, conosciuto principalmente per una pubblicazione scientifica fraudolenta in cui sosteneva il legame, oggi screditato, tra il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia) e l’autismo. «Il medico è stato radiato dall’Ordine. Credo che sia assurdo proiettare una cosa del genere, soprattutto nella città di Padova, dove c’è l’università che custodisce la cattedra di Galileo, io lo ritengo uno sfregio intollerabile. I media hanno la responsabilità di selezionare le fonti: non si può chiamare a parlare della discriminazione razziale uno che è convinto che le persone di colore siano meno intelligenti, è una persona che non ha diritto a spazio perché sta dicendo una pericolosa bugie. E se si tratta di un medico – conclude – bene, è il caso di radiarlo dall’Ordine».

Per approfondire:

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