Mondo assicurativo 19 luglio 2016

Quando la compagnia cambia unilateralmente i termini della stipula

Sono un ortopedico libero professionista assicurato da molti anni per la mia responsabilità professionale con una grande compagnia di assicurazione con la quale ho stipulato anche tutte le mie altre polizze personali. Quest’anno la compagnia mi ha comunicato di non poter più rinnovare la polizza di responsabilità professionale alle medesime condizioni in corso dal 2005 […]

di Ennio Profeta - Consulente SanitAssicura

Sono un ortopedico libero professionista assicurato da molti anni per la mia responsabilità professionale con una grande compagnia di assicurazione con la quale ho stipulato anche tutte le mie altre polizze personali. Quest’anno la compagnia mi ha comunicato di non poter più rinnovare la polizza di responsabilità professionale alle medesime condizioni in corso dal 2005 proponendomi una radicale modifica delle condizioni contrattuali consistente in un modesto incremento del massimale, un aumento del 30% del premio e la introduzione di una franchigia di € 1.000,00 a mio carico da applicarsi ad ogni eventuale risarcimento. Nonostante il mio assicuratore mi abbia chiarito che queste nuove condizioni sono nettamente più vantaggiose rispetto a quelle normalmente praticate dalla Compagnia io sono rimasto veramente insoddisfatto, soprattutto per l’imposizione della franchigia che non ritengo di meritare, in assenza di qualsiasi sinistro. Lei cosa pensa circa la legittimità o quanto meno la correttezza della compagnia, in particolare riguardo la franchigia?

 

Dalla descrizione da Lei riportata appare che la Compagnia si sia comportata in maniera non solo legittima ma anche corretta. Legittima in quanto Lei ha ricevuto la lettera con un preavviso superiore a quello previsto per la disdetta. Corretta commercialmente in quanto la compagnia Le ha comunque riservato un trattamento migliore di quello della tariffa standard. Aggiungo due considerazioni che a me appaiono importanti: In primo luogo le rammento che l’Assicurazione si basa sul principio della mutualità; in sostanza succede che la somma dei premi raccolti dall’Assicuratore viene utilizzata per il risarcimento di eventuali danni occorsi ad uno o più assicurati. Quindi, se i danni aumentano la conseguenza è che il contributo economico fornito da ciascun assicurato (il premio) debba essere incrementato a prescindere dal fatto che questo sia stato indenne o meno da danni. Non vi è dubbio che la sua specializzazione, l’ortopedia, sia colpita da frequenti e severi danni. Posso quindi presumere che la richiesta della compagnia si basi proprio sulla ricerca di un nuovo equilibrio tra premi e sinistri. Consideri che la scelta alternativa per l’Assicuratore potrebbe essere quella di rifiutare la stipula delle polizze a categorie considerate particolarmente a rischio; mi sembra che questa alternativa sia assai più pericolosa per il medico che ha necessità di esercitare in tutta serenità la propria professione. Quanto poi alla questione della franchigia, la mia opinione è che in verità si tratti di una condizione contrattuale utile e vantaggiosa per ambedue le parti, sempre che, ovviamente, questa trovi un corrispondente risparmio per l’assicurato. Infatti la franchigia, mentre deve avere un effetto riduttivo sul costo della copertura assicurativa (l’entità del premio pagato dal medico) contribuisce a contenere i costi per l’Assicuratore soprattutto relativamente agli oneri di gestione dei danni che incidono comunque in maniera proporzionalmente elevata.

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