Diritto 21 novembre 2016

Turni massacranti, un anno dopo: legge inapplicata, i medici dicono basta

Camici bianchi in agitazione: senza gli emendamenti richiesti alla legge di Bilancio, lunedì 28 sarà sciopero: assunzioni, contratto e stabilizzazioni temi centrali esattamente come dodici mesi fa quando entrò in vigore la Legge 161 sugli orari di lavoro. Ecco cosa (non) è cambiato…

Più risorse per stabilizzazioni, contratti e nuove assunzioni. È trascorso un anno esatto, la legge di Stabilità è diventata legge di Bilancio, ma è sempre lo stesso il terreno di scontro tra governo e medici: le risorse per il comparto sanitario da inserire nella Manovra finanziaria. Dodici mesi fa al centro della protesta c’era l’applicazione della direttiva Ue sugli orari di lavoro (attraverso la legge 161, entrata in vigore dal 25 novembre 2015). «Senza lo sblocco del turnover come si fa a garantire al personale 11 ore di riposo tra un turno e l’altro senza andare ad incidere sulle prestazioni?», si chiedevano i sindacati, sollecitando interventi mirati sul personale. Un anno dopo la questione è ancora irrisolta e nel frattempo gli “acciacchi economici” dei medici del Ssn si sono fatti sempre più fastidiosi al punto di portare dallo stato di agitazione, proclamato ad ottobre, ad un nuovo sciopero già messo in calendario per il 28 novembre, difficile da evitare alla luce anche dell’emendamento depositato dal Governo alla V commissione Bilancio. Contrariamente a quanto era emerso dall’incontro con il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin che aveva preceduto il sit-in a Montecitorio, le risorse per assunzioni e rinnovo contratti sono infatti vincolati al Fondo Sanitario Nazionale (e non sul fondo generale della Pa) andando così ad erodere gli stanziamenti per il settore sanitario.

«Abbiamo apprezzato la sensibilità manifestata dal Ministro della Salute – afferma Riccardo Cassi, presidente nazionale di Cimo – ma ci aspettiamo un finanziamento adeguato. La situazione negli ospedali a distanza di un anno dalla Legge 161? La direttiva europea è rimasta inapplicata. D’altronde senza assumere personale e senza riorganizzare la rete ospedaliera, era impossibile farlo. La buona notizia, che ci ha anticipato proprio Beatrice Lorenzin, è che finalmente le Regioni hanno presentato il fabbisogno e dunque le 3mila assunzioni (6mila sommando gli infermieri, ndr) verranno sbloccate a breve».

«Ma queste 6mila assunzioni non sono ancora sufficienti – aggiunge Costantino Troise, segretario nazionale Anaaone servono il doppio per mettersi in regola. Solo così la Legge 161 potrà essere applicata uniformemente in tutta Italia e non a macchia di leopardo come è fin qui avvenuto. Nel frattempo sono stati persi 7/8mila posti di lavoro. Proprio per questo diventa fondamentale la legge di Bilancio: servono risorse non per i medici, ma migliorare la qualità e la quantità dei servizi erogati ai cittadini».

Secondo il segretario nazionale di Cgil medici, Massimo Cozza in questo primo anno dall’entrata in vigore della legge sugli orari di lavoro «la situazione è peggiorata perché abbiamo sempre meno risorse per coprire i turni. In più sono state accorpate le unità operative, riducendo di conseguenza i servizi. Ma non è tutto. Un altro pericolo della legge di Bilancio è l’abbassamento della soglia dei piani di rientro (dal 10% al 5%). Molte aziende, si stima almeno il 20%, ne saranno coinvolte e questo produrrà una ulteriore riduzione di prestazioni e personale».

Sul tema particolarmente combattivo il segretario nazionale della Cisl Medici, Biagio Papotto, che parla di medici «pronti alle barricate senza le garanzie economiche richieste e necessarie per portare avanti la sanità pubblica. In questo anno non è cambiato nulla: siamo ancora in periferia con turni massacranti. Una grande mano ce la danno gli incaricati, che vivono nel precariato da oltre 10 anni. Abbiamo chiesto anche il vincolo obbligatorio delle risorse per le stabilizzazioni anche per non concedere alibi alle Regioni».

Sulla battaglia contro il precariato, entra in maniera molto decisa anche la S.I.Ve.M.P. «Solo con le risorse adeguate si possono dare risposte concrete sia per le assunzioni sia per contratti precari e atipici – afferma Pierluigi Ugolini, segretario del sindacato dei veterinari – con particolare attenzione, per quanto ci riguarda, alla ricerca e all’istituto zooprofillatico.  Stiamo continuando a perdere cervelli e questo non possiamo permettercelo: queste figure sono importantissime per continuare ad avere una marcia in più».

La carenza di personale sta creando notevoli difficoltà anche ad anestesisti e rianimatori. «I tagli sono devastanti soprattutto per i cittadini – commenta il presidente di Aaroi-Emac, Alessandro Vergallo -. Noi ci ritroviamo a gestire pazienti in pericolo di vita, supportiamo le funzioni vitali, ma le unità sono sufficienti: siamo costretti a sdoppiarci, a cercare in continuazione soluzioni. Fino a quando ci riusciamo bene, poi però potremmo essere costretti ad assumere posizioni più decise e mettere a rischio i servizi». Vergallo pone anche un esempio concreto: l’analgesia del parto inserita nei LEA. «Siamo assolutamente favorevoli al parto senza dolore, ma per la peridurale servono più anestesisti. Altrimenti sarà una promessa non mantenuta da parte del governo ed un disservizio per i cittadini».

Sul tema si registra anche l’intervento di Consulcesi Group, realtà tra le prime a chiedere il rispetto della direttiva Ue e poi impegnata su due fronti: da una parte a sostenere un intervento politico per risolvere il problema e dall’altro a tutelare i diritti dei professionisti della sanità in sede legale. «In pochi mesi abbiamo raccolto oltre 7mila richieste e ci sono migliaia di medici pronti ad adire le vie legali. Al loro fianco c’è la stragrande maggioranza di direttori sanitari anche perché si tratta di un’azione non contro la propria Azienda, ma nei confronti dello Stato inadempiente. È infatti possibile richiedere il rimborso per le ore lavorate in più nei 7 anni (dal 2008 al 2015, ndr), durante i quali è stata violata la direttiva Ue in materia».

 

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