Ricerca e tumori 8 Novembre 2018

Tumori, Francesco Cognetti (Regina Elena): «Cancro può essere eliminato del tutto solo con la prevenzione. Ma con le nuove terapie possiamo controllarlo»

Il Direttore di Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena fa il punto sulla ricerca: «Personalizzazione dei trattamenti sulla base della presenza di alcuni markers molecolari e immunoterapia sono i due fronti della ricerca»

«Il cancro può essere eliminato completamente solo con la prevenzione primaria. Ma oggi con le nuove terapie possiamo controllarlo, sopirlo e trasformarlo in una malattia cronica». Il professor Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e past president AIOM, ha dedicato una vita alla ricerca per sconfiggere i tumori. Una “vocazione” all’oncologia, come lui stesso la definisce in una sua biografia, che lo ha colto in un momento in cui questa specializzazione rappresentava una sfida contro una patologia molto difficile. Oggi la ricerca ha fatto passi da gigante, soprattutto con la rivoluzionaria scoperta della terapia immunologica che è valsa un Premio Nobel in Medicina ai ricercatori James P. Allison e Tasuku Honjo. «Due sono gli aspetti su cui verte la ricerca oncologica – spiega Cognetti – la personalizzazione dei trattamenti sulla base della presenza di alcuni markers molecolari che determinano l’evoluzione della malattia su cui agire con dei farmaci. E l’immunoterapia che in qualche modo elimina quel blocco che il tumore appone sulla reazione immune dell’ospite verso il tumore stesso». Per il Direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena esiste però un solo modo per eliminare completamente il cancro: la prevenzione primaria. Abbiamo incontrato il professor Cognetti all’IFO di Roma in occasione dell’inaugurazione del Centri Studi fase 1 dell’istituto romano, che permetterà di sperimentare farmaci sull’uomo dopo la ricerca pre-clinica.

Professor Cognetti, recentemente il premio Nobel per la Medicina è andato a due ricercatori che hanno scoperto l’immunoterapia, Allison e Honjo. A che punto è la ricerca oncologica in questo momento?

«La ricerca oncologica sostanzialmente verte su due aspetti fondamentali: la personalizzazione dei trattamenti sulla base della presenza di alcuni markers molecolari che determinano l’evoluzione della malattia su cui agire con dei farmaci. Il secondo aspetto è quello dell’immunoterapia che in qualche modo elimina quel blocco che il tumore appone sulla reazione immune dell’ospite verso il tumore stesso. Ci sono già risultati reali su alcuni tumori. Si sta estendendo però bisogna che non si perda il quadro complessivo dell’inquadramento dei singoli pazienti affetti da singole neoplasie. Queste sono tutte ricerche che vanno nella direzione di migliorare la sopravvivenza e certo non di eliminare completamente la malattia. Purtroppo questo sarà impossibile perché il cancro ce l’abbiamo dentro di noi, è nella nostra biologia e quindi noi abbiamo la possibilità di controllarlo, di sopirlo, di rendere la malattia attiva una malattia cronica ma solo la prevenzione primaria può eliminarlo completamente».

LEGGI ANCHE: TUMORI, MAIO (ONCOLOGO): «IL FUTURO SI CHIAMA IMMUNOTERAPIA. IN ALCUNE NEOPLASIE HA GIA’ SOSTITUITO LA CHEMIO»

Perché la ricerca di Fase 1 è così importante?

«È importante perché fino a qualche anno fa la ricerca di fase 1  era relegata ad ambiti molto ristretti, pazienti molto avanzati che avevano poca possibilità di giovarsi ulteriormente della ricerca farmacologica di nuovi farmaci e quindi serviva più per i pazienti successivi, futuri che per i pazienti stessi che venivano sottoposti alla sperimentazione. Oggi invece con l’evoluzione dei nuovi trattamenti biomolecolari, la medicina personalizzata in oncologia, le immunoterapie anche i pazienti che fanno studi di fase 1 possono giovarsi in termini di risposte, di controllo della malattia, di sopravvivenza e quindi sono veramente entusiasti, desiderosi di partecipare agli studi che sono poi cambiati enormemente perché si fanno più studi contemporaneamente non tanto sulla base del tipo di tumore di cui è affetto il paziente ma sulla base dell’assetto genetico e molecolare del tumore stesso. Questo può coinvolgere diversi tumori, sono studi più facili, che si concludono presto, i cui risultati sono raggiungibili in tempi inferiori, che costano di meno, che danno risultati non soltanto relativi alla dose da utilizzare successivamente, ma danno risultati relativi anche all’attività e all’efficienza del farmaco stesso. Quindi ritengo che sia un passaggio imprescindibile, un istituto nazionale di tumori non può non occuparsi di questa materia».

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