Nutrizione clinica 17 Gennaio 2019

La voce dei pazienti. Negli ospedali italiani mancano i nutrizionisti clinici: la domanda supera l’offerta

Claudia Santangelo,  presidente dell’ associazione “Vivere senza stomaco”: «C’è chi pur di guarire si affida a persone non qualificate che offrono prodotti dai costi esorbitanti»

di Isabella Faggiano

«Uscita dalla sala operatoria qualcuno avrebbe dovuto dirmi che mangiare troppi zuccheri mi avrebbe danneggiata. E, invece, per imparare ho sperimentato il malessere sulla mia pelle, perché di specialisti in nutrizione clinica nelle strutture pubbliche italiane non se ne trovano quasi da nessuna parte». È Claudia Santangelo, paziente gastrectomizzata a causa di un tumore, a raccontare la sua storia. Una vita fatta di difficoltà quotidiane che oggi cerca di affrontare al meglio anche grazie a tutti i membri dell’Associazione “Vivere senza stomaco”, di cui è presidente.

«Nell’ambito della nutrizione clinica – ha assicurato Claudia Santangelo – la domanda supera l’offerta: manca il nutrizionista clinico nella maggior parte degli ospedali italiani, una carenza che lascia i malati in balia di se stessi. E così, chi ha la necessità di essere seguito da uno specialista non sa proprio dove andare».

Una situazione che, per la presidente dell’Associazione “Vivere senza stomaco”, potrebbe essere migliorata attraverso il raggiungimento di tre principali obiettivi: aumento delle risorse, implemento della formazione ed abbattimento delle differenze territoriali. «Se mancano i nutrizionisti – ha commentato Santangelo – molto probabilmente è perché si investe quasi nulla nelle loro assunzioni. Poi, c’è un problema di formazione: la nutrizione clinica viene insegnata relativamente poco durante il percorso di studi di un medico. Ancora,  i nutrienti, elementi fondamentali per la nostra sopravvivenza, sono completamente a carico del cittadino in molte Regioni italiane».

Tutte carenze che si ripercuotono, dunque, non solo sulla salute del paziente ma anche sulle sue tasche: «Non tutti – ha detto la presidente di “Vivere senza stomaco” – hanno le risorse necessarie per comprare i nutrienti di cui necessitano. Poi, a causa della mancanza di specialisti all’interno degli ospedali pubblici, molti pazienti finiscono nelle mani sbagliate, di persone non qualificate che fanno spendere tanti soldi in cambio di pochi risultati. Quando la situazione è molto grave – come per quegli individui che pesano 35-40 chili  e che, in condizioni di cachessia (stato di deperimento generale, ndr), non riescono a recuperare nemmeno pochi grammi – la disperazione è tanta. Si finisce per accettare l’aiuto anche di coloro che non utilizzano la medicina ufficiale e che offrono dei prodotti a pagamento. Il risultato,  purtroppo, – ha concluso Santangelo -,  è sempre lo stesso: i costi esorbitanti non aiutano  a guarire».

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