Infrazioni Diritto UE 2 Ottobre 2019

Diritto e sanità, un legame sempre più stretto. Antonelli (Luiss): «Il SSN vive di norme UE. Necessario formare medici e avvocati»

Il professore di Diritto amministrativo dell’università romana: «Ben vengano soluzioni come l’accordo transattivo per gli ex specializzandi che portino risorse al Servizio sanitario nazionale»

«Ben vengano soluzioni che portino risorse al Servizio sanitario nazionale. Oggi c’è bisogno di finanziare i Lea, c’è il problema del superticket, del fabbisogno dei medici, dell’edilizia ospedaliera. Credo che il ministro della Salute Speranza sia alla ricerca disperata di risorse». A parlare è Vincenzo Antonelli, professore di Diritto amministrativo e Federalismo, autonomie e sussidiarietà presso l’università di Roma Luiss Guido Carli. Ed il riferimento è ai 5 miliardi che lo Stato potrebbe risparmiare grazie ad un accordo transattivo per risolvere il contenzioso degli ex specializzandi. 5 miliardi che potrebbero, ad esempio, essere utilizzati per comprare 84mila ambulanze, fornire 5 milioni 700mila posti letto, costruire 10 nuovi ospedali o finanziare 440mila borse di studio.

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Sono gli esempi elaborati da Sanità Informazione e presentati nel corso del convegno Luiss “Inadempimento degli obblighi comunitari: responsabilità degli Stati membri in ambito sanitario”. Un evento in cui, oltre a ricordare le 81 procedure di infrazione attualmente aperte dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia, si è analizzata la presenza sempre più ingombrante del diritto comunitario nel mondo della sanità.

«I trattati ripetono più volte che quella sanitaria è una competenza statale – spiega il professor Antonelli -. Eppure è una competenza di fatto erosa dall’Unione Europea, perché oggi il Servizio sanitario nazionale vive del diritto comunitario: le professioni sanitarie, il codice del farmaco o l’assistenza transfrontaliera sono regolatI da direttive europee; la sicurezza alimentare o la protezione dei dati personali in ambito sanitario sono disciplinati da regolamenti europei».

«L’ambito sanitario – prosegue Antonelli – è quindi il contesto in cui si realizza una maggiore integrazione tra diritto europeo, diritto nazionale e diritto regionale. È uno dei sistemi multi-level più complessi. E questo fa scaturire naturalmente quella che io chiamo “giuridicizzazione della sanità”: basti pensare al rapporto tra medico e paziente, che è sempre più conformato dal diritto. Penso al consenso informato, alle disposizioni anticipate di trattamento, alla tutela dei dati personali, alle norme sull’anticorruzione e la trasparenza, alla legge Gelli sulla responsabilità professionale, al fine vita. Una giuridicizzazione che incide sull’autonomia del medico e che sta mettendo in crisi la disciplina delle regole deontologiche della professione».

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Fenomeno da cui scaturiscono conseguenze anche sui pazienti, che «hanno maggiore consapevolezza dei propri diritti. Ed è da qui – aggiunge il professore della Luiss – che scatta la corsa al contenzioso, figlia dell’evoluzione del rapporto con il medico, prima basato sulla fiducia ed oggi sull’antagonismo e la contrapposizione. Una trasformazione che stanno attraversando anche le associazioni dei pazienti, alla ricerca di una maggiore partecipazione e consapevolezza».

La giuridicizzazione della sanità deve allora essere accompagnata dalla formazione di avvocati e consulenti legali specializzati nel mondo sanitario: «C’è bisogno di portare la cultura del diritto e la cultura dei diritti in sanità – puntualizza Antonelli –. E allora ben vengano occasioni come il convegno o il corso di alta formazione organizzati dall’università Luiss. Un corso che rappresenta una tappa importante, che ha dato buoni esiti e che siamo felici di aver ospitato».

Una formazione specifica degli operatori del diritto che deve andare di pari passo con una formazione continua dei professionisti del mondo della sanità, «chiamati sempre più spesso a fronteggiare continui cambiamenti normativi e a risolvere problematiche giuridiche», conclude il professore.

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