Basta numero chiuso 27 settembre 2018

Bruno Bossio (PD): «Tra dieci anni non avremo più medici, occorre modificare sistema e estendere diritti»

Carenza personale, blocco del turnover, abbassamento della qualità assistenziale, soprattutto nel Mezzogiorno. La soluzione? «Non tagliare sulla formazione, nostra risorsa più importante». Così l’Onorevole Enza Bruno Bossio, firmataria di una proposta di Legge sull’abolizione del numero chiuso

«Il futuro è nelle mani dei nuovi medici, per questo bisogna investire e non tagliare sulla loro formazione». Lo dichiara la deputata Pd Enza Bruno Bossio che sostiene la necessità di «abolire il numero chiuso o comunque modificarlo in tempi rapidi altrimenti fra dieci anni non avremo più medici».

La deputata democratica, prima firmataria del Ddl sull’abolizione del numero chiusoattualmente all’esame della Commissione Cultura, spiega a Sanità Informazione la necessità di una trasformazione del sistema – caso esemplare la proposta francese – che possa «risolvere in parte la carenza dei medici, migliorare l’efficacia dei servizi essenziali e garantire un maggiore turnover».

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«Basterebbe almeno modificare le modalità di accesso, per esempio mettendo un blocco alla fine del primo biennio», spiega la Bossio che ritiene come uno sbarramento dopo i primi anni di studio, possa essere più funzionale e democratico.

«Io arrivo da una zona del Paese estremamente problematica: la Calabria. La mia Regione è in piano di rientro e il livello di abbassamento della qualità dell’assistenza sanitaria è evidente a tutti – prosegue -. Questo peggioramento della situazione non certo dipende dai medici perché la loro abnegazione è indiscutibile: lavorano sottodimensionarti senza un valido turnover che gli garantisca riposo, non ci sono le risorse sufficienti ad assicurare una buona qualità lavorativa e tanti altri problemi che purtroppo sappiamo tutti. Ecco per risolvere almeno in parte queste mancanze dobbiamo investire sulle competenze».

Da non trascurare la necessità di «estendere non solo ai giovani la possibilità di studiare medicina – conclude la deputata -, ma dare più possibilità ai laureati di accedere alle specializzazioni».

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