Basta numero chiuso 27 Settembre 2018 16:19

Test medicina “taroccati”, Giarrusso (MIUR): «Grazie a ricorso una ragazza che non lo aveva passato è oggi medico»

Il caso raccontato dal collaboratore del sottosegretario Fioramonti ed ex Iena televisiva: «Sul compito di una ricorrente non c’erano nemmeno le sue impronte digitali. Alla fine della battaglia legale ha scoperto di essere arrivata seconda, non 430esima come appariva in graduatoria»

Ci sono anche le segnalazioni di irregolarità registrate in occasione del test di accesso alle facoltà di medicina tra quelle che riceve Dino Giarrusso. Il collaboratore del sottosegretario all’Istruzione Fioramonti ne ha parlato in occasione del convegno di Sanità Informazione dedicato alla formazione specialistica medica, riportando l’esempio di una procedura poco chiara che anni fa penalizzò una studentessa, oggi medico specializzato: «Quando questa ragazza tentò il test d’ingresso, arrivò 430esima. Non lo superò, fece ricorso ed iniziò una lunghissima battaglia legale, durante la quale – ha raccontato Giarrusso – si scoprì che sul compito assegnatole non c’erano nemmeno le sue impronte digitali. Riuscì a vincere il ricorso, e risultò seconda in graduatoria».

«Accanto a tutto il buono e le eccellenze che ci sono nelle università italiane, i tanti professori, rettori e studenti per bene, ci sono delle anomalie, delle distorsioni. E fare finta che non ci siano – ha proseguito Giarrusso dal podio della Sala Capitolare del Convento Santa Maria sopra Minerva del Senato – è assurdo e impensabile. Significa mettere la polvere sotto il tappeto».

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«Ecco – ha continuato – non bisogna più mettere la polvere sotto il tappeto. Questi sono problemi che in questo Paese non dovranno più esistere perché non ce lo possiamo permettere. È necessaria una migliore autoregolamentazione delle università per evitare che i ricorsi siano l’unica strada percorribile. Poi ovviamente tolleranza zero nei confronti di tutti quei casi che sono stati ritenuti invalidi dalla magistratura e che non vengono recepiti dagli atenei. E questo fa male soprattutto agli atenei. Dobbiamo pensare che anche un solo caso di malversazione in ambito universitario per un Paese civile e degno quale l’Italia è un caso di troppo».

Ha parlato più ad ampio raggio di formazione, poi, Giarrusso, sottolineando quanto il ripensamento della formazione sia oggi una grande sfida da affrontare: «Questo è un secolo in cui i cambiamenti avvengono ad una velocità spaventosa, ma l’università e la formazione devono essere più veloci di questi cambiamenti. Si deve pensare ad una formazione che li anticipi, dando agli studenti gli strumenti per diventare essi stessi cambiamento ed essere in grado di dominarlo. Altrimenti – ha proseguito Giarrusso – il cambiamento viene dominato soltanto dalle imprese private, da chi lo utilizza per scopi economici, mentre il progresso deve essere condiviso dal mondo».

«So bene che l’Italia ha un debito pubblico enorme – ha concluso l’ex iena – e ci sarà qualcuno che si chiederà “ma proprio di questo bisogna occuparsi?”. Sì, bisogna occuparsi anche proprio di questo. La retorica secondo cui ci sono cose più importanti e cose meno importanti è una retorica che non sta né in cielo né in terra. E poi, chi decide cosa è importante e cosa non lo è?».

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