Basta numero chiuso 27 settembre 2018

Numero chiuso, sindacati divisi: per Fp Cgil la formazione è un diritto di tutti, ma Anaao è preoccupata

Intermedia la posizione della FNOMCeO: «Se ne può parlare, ma a condizione che la questione della formazione post-laurea venga risolta in via prioritaria»

Oltre ai politici, sul numero chiuso si divide anche la professione. Sono contrastanti, infatti, le reazioni di sindacati e FNOMCeO all’annuncio del ministro Grillo di voler rivedere il sistema di accesso alle facoltà di Medicina. Uno dei punti del Contratto di Governo, come affermato in più occasioni dal vicepremier Matteo Salvini che spalleggia la proposta del Ministro.

Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici, ha dichiarato a Sanità Informazione di essere a favore dell’abolizione del numero chiuso in tutte le facoltà: «Il test d’ingresso a medicina – ha spiegato Filippi – provoca grandi conflitti nelle famiglie e rappresenta un vero e proprio dramma per gli studenti, perché ormai più dell’80% dei candidati non riesce ad entrare. Le persone – ha proseguito – hanno il diritto di scegliere cosa studiare e su cosa formarsi. Il lavoro è un’altra cosa e verrà in seguito in base alle offerte del mercato. Ma anche il pensionato, se vuole, dovrebbe aver diritto di studiare medicina, giurisprudenza o di iscriversi a qualunque altro corso di laurea, perché ha il diritto di studiare e di approfondire. L’università e la formazione sono un diritto di tutti».

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Intermedia la posizione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che è disposta a discuterne, ma ad una condizione: risolvere in via prioritaria la questione della formazione post-laurea, che vede 20mila medici abilitati bloccati nel cosiddetto ‘imbuto formativo’ e impossibilitati, in assenza di sufficienti posti alle scuole di specializzazione e al corso di formazione in medicina generale, ad entrare nel SSN. «Noi medici siamo i primi a volere più medici – ha affermato il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli -, ma sarebbe da irresponsabili immettere migliaia di giovani nel sistema, farli studiare per sei anni con fatica e sacrifici e poi, una volta raggiunta la prima tappa con la laurea in dottore in medicina, fargli trovare la strada sbarrata, senza possibilità di completare la formazione, visto il numero non adeguato di borse di specializzazione».

«È necessaria una riforma complessiva del sistema formativo – ha rilanciato Anelli -. Al ministro Grillo e al Governo chiediamo che il percorso formativo del medico sia unico e comprenda sia la laurea sia la specializzazione o il corso di formazione specifico in medicina generale. Chiediamo una grande riforma per consentire ai futuri medici di potersi formare senza interruzioni, senza quel limbo che oggi fa fuggire all’estero i nostri ragazzi o li espone ad un periodo di sottoccupazione o di inattività».

Per contro, l’Anaao Assomed è nettamente contraria all’eliminazione del numero chiuso a Medicina, ed ha espresso «profonda preoccupazione» per le dichiarazioni in tal senso di varie personalità politiche: «L’accesso programmato al Corso di laurea in Medicina e Chirurgia è un valore da preservare – ha scritto il sindacato in una nota – per garantire ai giovani un’adeguata formazione, teorica e pratica, durante il percorso di studi. Aprire in modo incondizionato l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia significherebbe – prosegue il sindacato – condannare intere generazioni di giovani medici alla disoccupazione o all’emigrazione, dopo aver illuso loro e le rispettive famiglie con un percorso di studi lungo ed impegnativo. L’ipotesi di abolizione del “numero chiuso” paventata produrrebbe un incremento dei laureati in medicina che, in assenza di un parallelo aumento delle possibilità di formazione post laurea, non potrebbero esercitare la professione, un enorme spreco di risorse, visto che formare un medico costa ai cittadini circa 200mila euro. Il numero chiuso da cancellare – conclude Anaao – è quello che strozza l’accesso al percorso di formazione post laurea».

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