Lavoro 25 settembre 2018

Contratto medici, Filippi (Fp Cgil): «Abbiamo diritto all’aumento del 3,48%. Regioni e Governo vengano allo scoperto»

In ballo anche le Retribuzioni di Indennità di Anzianità, un miliardo di euro bloccato dalla Legge Madia che potrebbe ridar ossigeno ai fondi dei dirigenti medici e sanitari. L’intervista a tutto tondo al segretario nazionale di Fp Cgil Medici Andrea Filippi, che avverte il ministero della Salute: «L’audizione sulle borse di specializzazione fatta al calar dell’estate non è confronto con i sindacati»

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Ci sono o non ci sono le risorse per il rinnovo del contratto della dirigenza medica? Rispondere “questo è il problema” potrà sembrare banale e scontato, ma la questione sta tutta lì. L’accordo del 30 novembre di due anni fa prevedeva un aumento del 3,48% per tutti i dipendenti pubblici, medici compresi. Ma non è ancora chiaro se i soldi, per i medici, ci sono. Altra questione sono le Retribuzioni di Indennità di Anzianità, un miliardo di euro bloccato dalla Legge Madia che potrebbe ridare ossigeno ai fondi dei dirigenti medici e sanitari. Sarà possibile utilizzare queste risorse? Ancora non si sa. Con la discussione sulla Legge di Bilancio in corso, le domande sono tante, le risposte poche e poco chiare. «Il Fondo Sanitario Nazionale è nell’ordine del giorno delle discussioni?», si chiede Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici. Perché parte tutto da lì, è tutto inesorabilmente legato al finanziamento della sanità e alle retribuzioni dei suoi professionisti, tanto che l’Intersindacale ha annunciato la protesta per chiedere il salvataggio del SSN. Ma sono anche altri i temi che abbiamo affrontato con Andrea Filippi nella sede romana di Fp Cgil, che ci ha lasciato parlando dell’aumento delle borse di specializzazione e dell’incontro avvenuto sul tema qualche settimana fa al Ministero: «Non accetteremo che un’audizione fatta di sfuggita al calar dell’estate gli consenta di dire che c’è stato un confronto con i sindacati. Questo non è confronto».

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Segretario, la trattativa per il contratto della dirigenza è ancora bloccata. Come mai?

«La risposta è molto semplice: stiamo aspettando ormai da mesi che si faccia chiarezza sulle risorse. Ancora non sappiamo se ci sono i soldi per garantire l’aumento del 3,48% per tutti i dipendenti pubblici previsto dall’accordo ottenuto dai sindacati confederali il 30 novembre 2016. Ci sono le risorse per garantirlo ai dirigenti medici e sanitari del Servizio Sanitario Nazionale? Sia Regioni che Governo ci hanno sempre detto di sì, ma ancora non ne abbiamo la certezza. Che poi il 3,48% dovrebbe essere per il 2018, e dovrebbe quindi partire dal 1 gennaio 2018: stiamo attenti a non giocare troppo sulle decorrenze, perché se la decorrenza è da luglio 2018 stiamo parlando di un’altra cosa».

Quali sembrano le intenzioni del Governo?

«In questa fase è fondamentale capirlo. Il Servizio Sanitario Nazionale e il Fondo Sanitario Nazionale sono all’ordine del giorno della Legge di Bilancio? Il ministro Grillo garantisce di sì e ha anche detto di non essere ostaggio del ministero dell’Economia e delle Finanze, ma da quello che leggiamo sulle trattative fra le due sponde del Governo ed il MEF, il Fondo Sanitario Nazionale non compare mai».

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In ballo per il rinnovo del contratto c’è anche lo sblocco della RIA.

«Diciamo di sì. Bisogna capire se le Retribuzioni di Indennità di Anzianità accantonate nei diversi anni, che ammontano a circa un miliardo di euro, possono essere utilizzati per ristorare i fondi dei dirigenti medici e sanitari e superare il blocco sancito dall’articolo 23 della Legge Madia. Ma per noi confederali il tema principale è capire se ci sono le risorse per garantire anche ai dirigenti medici il 3,48% con cui sono stati rinnovati tutti i comparti del pubblico impiego. E su questo Regioni e Governo devono venire allo scoperto. Partiamo da qui, non spostiamo l’asticella in avanti prima di aver capito se c’è la base. Se la base c’è, possiamo ragionare su tutto il resto».

E se venisse fuori che la base non c’è?

«Come abbiamo già annunciato, saremo pronti a scendere a scendere in piazza. Chiameremo a raccolta tutti gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale e gli utenti, perché la valorizzazione della professionalità dei dirigenti medici è centrale per il buon funzionamento del SSN».

Intanto però assistiamo ad una vera emorragia di medici che al servizio pubblico preferiscono il privato.

«E questo è un tema strettamente legato al contratto: le retribuzioni ormai sono basse, non reggono il confronto con quelle europee né tantomeno con qualsiasi attività che si possa svolgere come libero professionista, anche a prestazione, presso qualsiasi struttura privata. È chiaro che a questo punto l’attività che un medico svolge con grande sacrificio presso il servizio pubblico e che rappresenta in qualche modo una mission è talmente mortificata in termini economici e di disagio lavorativo che i giovani colleghi non vogliono più lavorare per il servizio pubblico».

Un disagio lavorativo legato anche alla carenza di specialisti.

«Sì, un disagio provocato soprattutto dalla carenza di medici e di tutti gli operatori del SSN. Chi continua a sacrificarsi per il Servizio Sanitario Nazionale, lavora in condizioni di carenza di personale, in strutture fatiscenti e a rischio di continue aggressioni legate al fatto che non si riesce a rispondere alle esigenze dell’utenza. Fp Cgil nazionale sta chiedendo, oltre alle stabilizzazioni ottenute sempre dall’accordo del 30 novembre 2016, un piano straordinario di assunzioni, anche in previsione dei pensionamenti che si avvicinano: ormai l’età media degli operatori supera i 55 anni e se verrà approvata la quota 100 ci sarà una vera emorragia di operatori dal SSN».

Il piano di assunzioni può prevedere anche l’ingresso nel SSN di specializzandi del quarto anno?

«Questo non è legalmente possibile, ma temo che sia un progetto portato avanti dalle Regioni. Noi come Cgil, Cisl e Uil siamo assolutamente contrari, così come qualche tempo fa ci siamo opposti all’assunzione di specializzandi con un contratto del comparto e non della dirigenza, creando quindi medici di serie A e di serie B. È inaccettabile perché è soltanto un meccanismo tappabuchi che non risolve il problema. Bisogna prima di tutto, come dicevo, dar vita ad un piano assunzionale straordinario utilizzando tutte le graduatorie oggi esistenti, come quelle della specialistica ambulatoriale, per fare contratti di dipendenza. Ed è stata questa la proposta che abbiamo presentato al Ministro. Dopodiché va aumentato il numero delle borse per le scuole di specializzazione, ma questo è un percorso che va affrontando sedendoci ad un tavolo e ragionando insieme. Non accetteremo che un’audizione fatta di sfuggita al calar dell’estate dal Ministero gli consenta di fare un programma dicendo che c’è stato un confronto con i sindacati. Questo non è confronto, il confronto significa aprire un tavolo tecnico».

 

 

 

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