Salute 27 Settembre 2018

Abolizione numero chiuso: è la volta buona. Tiramani (Lega): «C’è convergenza Lega-M5S. Avanti solo meritevoli»

Parla il Deputato che ha presentato la proposta di legge per cancellare i test di ingresso. Anche Grillo e Salvini per il superamento: «Il fatto che anche autorevoli esponenti di altri partiti come il PD la pensino in questo modo vuol dire che abbiamo colto nel segno»

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Potrebbe essere la legislatura buona per l’abolizione del test di ingresso alla Facoltà di Medicina. La volontà della maggioranza di governo giallo-verde sembra essere univoca: sia la titolare della Salute Giulia Grillo che il vicepremier Matteo Salvini si sono detti d’accordo all’abolizione. E anche il ministro dell’Istruzione e dell’Università Marco Bussetti sembra ormai essersi convinto. Del resto, che sia un metodo poco meritocratico per selezionare la futura classe medica è ormai da anni sotto gli occhi di tutti: domande poco pertinenti, contestazioni, presunte irregolarità e una valanga di ricorsi. Oltre al dato numerico: quest’anno 67mila candidati per 9.779 posti, appena una possibilità su sette di passare per gli aspiranti camici bianchi. Sembra dunque arrivare al momento giusto la proposta di legge del deputato della Lega Paolo Tiramani, classe 1983, sindaco di Borgosesia e membro della commissione Affari Sociali della Camera che ha presentato un Ddl per l’abolizione del numero chiuso che potrebbe trovare anche un consenso trasversale. Per lui la soluzione è un modello alla francese, con una scrematura a partire dal secondo anno di studi: «Bisogna dare la possibilità a tutti di accedere alla facoltà – spiega Tiramani a Sanità Informazione – e poi solo chi è veramente meritevole, chi si impegna con una media voto importante potrà andare avanti».

Onorevole, si parla ormai da anni dell’abolizione del test di ingresso a medicina. Lei ha presentato una proposta di legge in merito, cosa prevede?

«Prevediamo con questa proposta di abolire il test di ingresso e rimandiamo al ministero di trovare dei criteri fondamentali per bloccare appunto questa sperequazione e permettere a molte più persone di entrare al corso di medicina».

Tra le critiche che si fanno al test di ingresso a medicina c’è che è poco meritocratico e che dà adito anche a ricorsi legali e contestazioni. In quest’ottica abolirlo potrebbe essere anche uno strumento per sfoltire le aule dei tribunali dai ricorsi?

«Questo sicuramente, poi credo che non sia giusto vincolare la carriera lavorativa, l’aspettativa di un giovane all’esito di un test che avviene in un solo giorno. Questo sicuramente non va bene, bisogna dare la possibilità a tutti di accedere alla facoltà e poi solo chi è veramente meritevole, chi si impegna con una media voto importante potrà andare avanti».

In questi giorni l’abolizione del test di ingresso a medicina ha avuto due autorevoli supporter che sono il ministro della Salute Giulia Grillo e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Pensa che sia la volta buona per l’abolizione?

«Sicuramente il fatto che tutti e due i partiti di maggioranza approvino il testo di legge vuol dire che c’è forte convergenza ma d’altronde non penso nemmeno che sia una questione politica ma una questione di buon senso. Il fatto che appunto oltre a M5S e la Lega anche autorevoli esponenti di altri partiti, come il Partito democratico, la pensino in questo modo vuol dire che abbiamo colto nel segno».

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Lei è un esponente della Commissione Affari Sociali della Camera. Quali saranno le sue priorità in sanità e, dato che è un tema all’ordine del giorno, cosa pensa della trattativa per il rinnovo del contratto dei medici?

«Le mie priorità sono, oltre all’abolizione del test, il riordino delle scuole di specialità che poi è il vero problema perché se ogni anno escono un numero di medici specializzati ma ne vanno in quiescenza o escono dal mondo del lavoro pubblico più dei medici che sono in entrata chiaramente c’è un problema. Bisogna riprogrammare le scuole di specialità e bisogna obbligare le regioni a finanziare le scuole di specialità anche perché la sanità è l’unica materia federale in capo alle regioni. Io arrivo da una regione, il Piemonte, dove su alcune specializzazioni ci sono molti più pensionamenti che nuovi medici formati e questo è un problema. Gli ospedali si svuotano, le Asl non riescono ad assumere: penso alle problematiche legate ai medici di ginecologia-ostetricia, gli ortopedici che nella mia regione sono in vera sofferenza. Quanto al contratto collettivo è chiaro che dopo tanti anni che questo contratto è fermo andrebbe rifirmato, bisogna capire quali sono le risorse finanziarie e fare un ragionamento con i ministri».

Lei è sindaco di Borgosesia. Si sente il problema della carenza di medici nel suo territorio?

«Io sono sindaco e nel mio comune c’è il secondo ospedale della provincia. Questa carenza si sente fortemente. Anche per questo oltre agli aspetti lavorativi che curo noto queste problematiche. Abbiamo chiuso per oltre un mese e mezzo nella mia città Borgosesia il punto nascite perché non riuscivamo a trovare medici ginecologi e anche sull’ortopedia siamo in forte sofferenza, così come per i medici radiologi e per gli anestesisti. E questo per le scuole di specialità che non formano un adeguato numero di medici ogni anno: molti scelgono di andare nel mondo del lavoro privato, altri vanno in quiescenza e anche qui la Madia ha fatto sì che non si possano utilizzare le persone che vanno in pensione e quindi i problemi sono veramente tanti».

 

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