Italiano 1 Marzo 2016 16:33

Sanità internazionale 

Se il burnout mette a rischio medico e paziente

La sindrome da burnout mette a repentaglio la qualità delle cure mediche. Infatti, aumentano in tutto il mondo i casi di “disagio psicofisico” tra i dottori (si stima un 30% dei camici bianchi con più di 50 anni), demoralizzati dalla mole di lavoro, da una burocrazia sempre più ingombrante e da preoccupazioni legali.
I camici bianchi sono sempre più spesso soggetti a cali di attenzione e concentrazione e, per questo, protagonisti (e al tempo stesso vittime) di errori. Di conseguenza, il forte stress lavoro-correlato li induce in diversi casi a ricorrere a droghe ed alcool: solo in Italia sono circa 5mila i camici bianchi che ne fanno uso; in contesto europeo, il dato sale a circa 40 milioni, ovvero il 22% della popolazione. Così fotografa le condizioni dei medici italiani Beniamino Palmieri, professore di chirurgia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del progetto “Medico cura te stesso”. L’indice è puntato contro il precariato, l’età avanzata dei medici, il blocco del turn over: tutti fattori che contribuiscono a determinare caos e confusione negli ospedali. E le difficoltà raddoppiano nel caso di grandi metropoli come Roma, Londra o Parigi, che ogni giorno fanno i conti con “emergenze croniche”.
A rimetterci è anche il rapporto con il paziente. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che un medico stressato non solo è meno disponibile al dialogo, ma rischia più facilmente di commettere errori, anche fatali. Naturalmente il problema è internazionale e varca i confini italiani. Anche se negli altri Paesi sembra esserci una maggiore attenzione al fenomeno. Per il presidente nazionale della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, «quella del medico è un’attività con grosse responsabilità, soggetta a forte stress. Negli Stati Uniti – aggiunge – è considerata una professione ad alto rischio sociale», mentre «nel nostro Paese, purtroppo, non si fa molto in materia. Bisognerebbe iniziare a rilevare il fenomeno, ad esempio istituendo un osservatorio ad hoc. Insomma – conclude il presidente della Fnomceo – se si vuole affrontare il problema, sono necessarie politiche di contrasto attive».

Articoli correlati
Donne in Sanità: studiano di più ma emergono di meno
Al via la seconda edizione di iWIN, l’hub per ricerca e innovazione a livello mondiale, fondata per affrontare le questioni dell’uguaglianza di genere. Rubulotta (anestesista): «La biotecnologia, disegnata per il 68% da ingegneri uomini, è usata nel 70% da giovani donne infermiere e medici impegnati al letto del malato»
Sanità, Parente (Iv): «Bene standard per assistenza territoriale ma servono assunzioni e formazione personale»
«Senza medici, infermieri e personale socio-sanitario e senza la formazione le nuove case di comunità sono destinate a restare delle scatole vuote» mette in guardia la presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato
Sanità, la Lombardia conferma una qualità superiore alla media nazionale
Presentato a Milano il rapporto “Qualità degli Out Comes clinici negli Ospedali. Confronto tra Regione Lombardia e le altre Regioni Pne 2020” realizzato da Fondazione Sanità Futura
Medici contro l’ipotesi di usare gli infermieri come «supplenti» degli mmg
La Fnomceo e la Cimo-Fesmed rispondono all'assessore della Lombardia Letizia Moratti, secondo la quale gli infermieri potrebbe sostituire e contribuire alla carenza di medici di famiglia
di Redazione
Più sanità pubblica e valorizzazione dei professionisti. Speranza: «Necessario grande “patto Paese”»
Idee e obiettivi per il Ssn emersi durante l’agorà “la Sanità pubblica è sostenibile. Assicurare le risorse, proteggere e valorizzare i professionisti”, organizzata dal Partito Democratico. Bonaccini: «Con Pnrr grande opportunità ma attenzione a non perdere le risorse. Rivedere numero chiuso in Medicina»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 24 giugno, sono 542.130.868 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.326.038 i decessi. Ad oggi, oltre 11,63 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&nb...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi della variante Omicron BA.5 e quanto durano?

La variante Omicron BA.5 tende a colpire le vie aeree superiori, causando sintomi lievi, come naso che cola e febbre. I primi dati indicano che i sintomi durano in media 4 giorni
Covid-19, che fare se...?

Il vaccino può causare il Long Covid?

Uno studio americano ha segnalato una serie di sintomi legati alla vaccinazione anti-Covid. Ma per gli esperti non si tratta di Long Covid, ma solo di normali effetti collaterali