Salute 9 Settembre 2020

Riapertura scuole, Ranieri Guerra (Oms): «Rischio zero non esiste. Intervenire con “bolle di sicurezza”»

Il Direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della Sanità ai nostri microfoni parla di riapertura scuole e dei rischi di cronicizzazione degli effetti del Covid

«Il rischio zero non esiste ma bisogna riaprire le scuole. È un diritto inalienabile. Ci aspettiamo che possano nascere microfocolai, che ci possano essere dei casi diagnosticati sia tra gli studenti che tra gli insegnanti. Sarà necessario intervenire con “bolle di sicurezza” in modo da garantire che chiunque venga diagnosticato venga anche isolato immediatamente e si interrompa quella che può diventare una catena di trasmissione del contagio». Così ai nostri microfoni il direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Ranieri Guerra, che parla anche del rischio di cronicizzazione degli effetti del Covid.

Direttore Guerra, siamo a settembre. Il Covid si riaffaccia. Ci sono tante difficoltà, a partire dalla riapertura delle scuole. Qual è la situazione?

«La situazione è quella che abbiamo raccontato in tutti i modi. Siamo in una fase di ripresa in cui ci sono indicazioni di sicurezza e tutta una serie di protocolli e di valutazioni preliminari che ci permettono di mantenere un rischio accettabile. Il rischio zero non esiste, ovviamente, ma tutto dipenderà dalla capacità infrastrutturale delle scuole in materia di distanziamenti. Abbiamo evidenze che i ragazzi, soprattutto i più piccoli, trasmettono meno il virus, ma questo non mette in sicurezza quello che potrebbe avvenire nei confronti della comunità. I ragazzi non stanno a scuola 24 ore ma vivono in abitazioni con famiglie e noi vogliamo evitare che diventino vettori inconsapevoli di contagio. Proprio per questo la riapertura delle scuole è così importante, sia dal punto di vista sociale che da quello sanitario. Si tratta di un diritto costituzionale inalienabile e non lo si può certamente comprimere come è stato fatto nei giorni del lockdown. Credo che sia necessario mobilitare tutte le risorse della società per garantire che ciò avvenga nella massima sicurezza. I dati che abbiamo non sono enormemente positivi ma neanche così negativi come in altri Paesi. Ci aspettiamo che possano nascere microfocolai, che ci possano essere dei casi diagnosticati sia tra gli studenti che tra gli insegnanti. Sarà necessario intervenire con “bolle di sicurezza” in modo da garantire che chiunque venga diagnosticato venga anche isolato immediatamente e si interrompa quella che può diventare una catena di trasmissione del contagio».

Si comincia a parlare anche di una “cronicizzazione” del danno da Covid. Di che si tratta?

«È uno degli elementi più preoccupanti. Dai dati preliminari, e quindi non ancora conclusivi, che stiamo raccogliendo in misura sempre maggiore. Sembra che ci sia un danno persistente, quindi anche l’esposizione apparentemente asintomatica dal punto di vista clinico-acuto potrebbe essere diversa dal punto di vista anatomico. Ci sono evidenze, da autopsie e da altri riscontri clinici, che ci possa essere un danno permanente, anche se non di grandi dimensioni, ma che con l’andare del tempo potrebbe manifestarsi con patologie croniche, cardiovascolari o neurologiche».

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