Salute 20 Settembre 2019

Ospedali sicuri per sette italiani su dieci, da migliorare Pronto Soccorso e centri trasfusione

I dati emersi da un sondaggio Doxapharma su un campione di 750 persone. Preoccupano i tagli al fondo sanitario e la mancanza di personale

di Federica Bosco

Sette italiani su dieci si sentono sicuri quando vanno in ospedale. È questo quanto emerso da una recente ricerca condotta da Doxapharma con il contributo di Becton Dickinson su un campione di 750 persone. Da nord a sud il giudizio è complessivamente buono, anche se trasfusioni e Pronto soccorso continuano ad essere considerate le aree più a rischio. «Gli ambienti più sicuri nell’immaginario collettivo per gli italiani sono le sale di rianimazione, anche se questo può essere non sempre biologicamente vero, ma percettivamente è quello che pensano gli italiani – spiega Giuseppe Venturelli, Manager Director di Doxa Pharma –. Complessivamente il voto che danno è positivo e il 40% degli italiani ritiene che la sanità sia migliorata negli ultimi anni soprattutto in tema di professionalità del personale, di nuove strutture, di investimenti e di metodiche».

Se macchinari all’avanguardia e attenzione verso il paziente rappresentano elementi distintivi degli ospedali, a preoccupare quattro italiani su dieci sono però i continui tagli nel settore sanitario e la mancanza di personale.  «Ci sono aspetti che vanno migliorati – ribadisce Nicola Petrosillo, Direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca in Malattie infettive dell’Istituto Spallanzani di Roma – comunicazione, trasparenza e prevenzione di infezioni ed eventi avversi, sono soggetti a miglioramento. Occorre dare certezza che tutti gli ospedali seguano misure efficaci per ridurre i rischi dei pazienti che talvolta sono inevitabili, ma bisogna ridurli al minimo, fino allo zero dove è possibile».

«Siamo uno dei pochi Paesi ad avere una legge sulla sicurezza che tutela i cittadini – aggiunge Riccardo Tartaglia, Presidente INSH Italian Network for Safety in Healthcare – Sono stati introdotti dei cambiamenti importanti, come applicare le pratiche chimiche nella sicurezza, dall’igiene delle mani, alla prevenzione di alcune infezioni su alcuni tipi di cateteri, fino alla check list delle sale operatorie. Veramente si sta facendo tanto, i medici sono assolutamente coinvolti perché se la prima vittima è il paziente, la seconda è il medico quando si verificano episodi di malasanità». Dove si può ancora migliorare? «Certamente in ambito chirurgico, nella diagnostica e nelle terapie, ovvero nelle tre attività fondamentali della medicina. Quindi ci sono ampi margini di miglioramento pur partendo da una condizione soddisfacente».

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