Salute 13 Maggio 2020

Covid-19, Miraglia (ONB): «Noi biologi lavoriamo in silenzio, ma nostro ruolo essenziale. Tragico errore smantellare medicina del territorio»

Il Vice Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi Pietro Miraglia: «Facciamo i tamponi, isoliamo il virus e eseguiamo gli esami per la ricerca degli anticorpi su tutto il territorio nazionale. Senza il biologo non si va da nessuna parte». Sui test sierologici: «Sono fondamentali perché ci permettono di fare la mappatura di milioni di persone. Purtroppo non possiamo fare tamponi a tutti gli italiani, non illudiamo le persone»

«Siamo orgogliosi delle ricercatrici dello Spallanzani che hanno isolato il virus e a cui l’Ordine dei Biologi ha conferito un premio. Le nostre colleghe hanno lavorato in silenzio. Non sono delle persone che si sono messe in vista per questo grande risultato. Nel campo degli scienziati, i biologi sono delle persone che non appaiono. Lavorano e basta per raggiungere dei traguardi». Pietro Miraglia, Vice Presidente dell’Ordine dei Biologi, ha un moto di orgoglio quando durante l’intervista si parla delle biologhe dello Spallanzani che hanno isolato il virus Sars-Cov-2. Un esempio di quanto anche i biologi siano essenziali in questa lotta senza quartiere contro il temibile nemico Covid-19. Una considerazione che Miraglia accompagna anche al depotenziamento della medicina territoriale, «un grave errore» a cui ora bisogna porre rimedio.

«Si parla sempre di medici, infermieri ed operatori sanitari. Ed è giusto perché sono in prima linea – sottolinea Miraglia -. Non so se noi rientriamo tra gli operatori. Il biologo però ha un ruolo importante, in Italia siamo 50mila e siamo presenti ovunque: negli ospedali, nelle cliniche universitarie, negli istituti di virologia. Fanno i tamponi, isolano il virus e nei laboratori di analisi fanno gli esami anche per la ricerca degli anticorpi su tutto il territorio nazionale. Senza il biologo non si va da nessuna parte. Abbiamo molto personale femminile, particolare non di secondo piano».

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«Noi cerchiamo in tutti i modi di collaborare con le istituzioni – sottolinea ancora Miraglia -. A livello ministeriale conoscono bene il ruolo del biologo. In passato non avevamo simpatie: biologo, chimico, tecnico di laboratorio, infermiere. C’era competizione. Oggi non ci deve essere più competizione, serve la piena collaborazione. Una volta i baroni non facevano andare avanti i biologi, oggi invece sappiamo che il biologo è al centro. Molti direttori di Dipartimento universitari sono biologi. I tempi sono cambiati. Dobbiamo unirci perché questo coronavirus ha dimostrato che se non c’è una forza univoca che va in una direzione si va al disastro. Dobbiamo imparare da questa lezione. Noi siamo in prima fila, spesso senza Dpi: nei laboratori di analisi a volte si sono dovuti autofinanziare per averli».

Fortunatamente, pochi i casi di contagio da Covid-19 per i biologi. «Casi gravi, ad eccezione di un biologo deceduto in Sicilia, non ce ne sono stati. Certamente i più colpiti sono stati i medici. Bisogna lanciare un grido d’allarme per tutti questi amici medici che sono morti perché non avevano tutte le protezioni necessarie».

L’errore più grave, secondo il Vice Presidente dell’Ordine dei Biologi, è lo smantellamento della medicina del territorio: «Un grosso sbaglio. Al contrario, andava potenziata. Ora mi aspetto che sia censita la forza lavoro su tutto il territorio, vedere quali sono i reparti carenti, vedere se i laboratori di analisi sono potenziati, vedere se c’è il personale e fare i concorsi. Molte volte non si sono fatti concorsi, ora hanno invitato migliaia di colleghi a partecipare e accettare di andare in prima linea senza concorso. Se fosse stato tutto pianificato prima forse si sarebbero potuti evitare tanti morti».

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Ora i biologi sono concentrati sui test sierologici su cui però ancora tante sono le incertezze, a cominciare dalla durata dell’immunità che la presenza di anticorpi conferirebbe. «Dire che questo virus è scomparso è sbagliato – sottolinea Miraglia -. Questo virus è ancora in mezzo a noi, ci sono migliaia di persone asintomatiche: se non si va a fare il tampone a tutti, se non si cerca di isolare chi è positivo, il pericolo del ritorno del virus è concreto. Sui test sierologici dobbiamo mandare un messaggio completo. I test sierologici sono importanti perché ci permettono di fare la mappatura di milioni di persone. Purtroppo non possiamo fare tamponi a tutti gli italiani, non illudiamo le persone. Soprattutto nelle zone dove il virus ha fatto danni e si sono contagiate centinaia di migliaia di persone il ruolo del test sierologico è importante perché così andiamo a vedere se la persona in quel momento ancora ha il virus o se è immunizzata».

«In questo momento ci sono anche le card per fare i test sierologici ma non sono al 100% sicure – conclude Miraglia -. Bisogna migliorarle, certificarle col Ministero, e poi stabilire una linea nazionale ben precisa. Tutti quelli che fanno i test sierologici devono riferire cosa hanno trovato. Se non si fa una mappatura nazionale non sapremo mai quante sono in Italia le persone che hanno superato il virus. Serve un test che ci dia anche un parametro quantitativo perché dobbiamo sapere quante sono queste IgG. Dobbiamo vedere se questa persona è protetta dagli anticorpi e se la protezione può resistere a lungo. Si tratta di un virus nuovo».

 

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