Salute 16 maggio 2016

INMP in campo per la salute dei migranti: «Ma bisogna investire sui medici»

Intervista a Maria Concetta Mirisola, direttore dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti

Pronti ad una forte azione in favore dei migranti oltre che degli italiani in difficoltà, aumentando gli investimenti sul nostro personale». Maria Concetta Mirisola, direttore generale dell’Istituto Nazionale per la salute dei Migranti ed il contrasto alle malattie della Povertà (Inmp), sintetizza così la missione della struttura che dirige e che di recente ha visto ampliare i propri spazi.

In occasione dell’inaugurazione dei reparti ristrutturati, avvenuta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro alla Salute Beatrice Lorenzin, sono state lanciate nuove sfide all’insegna di un Servizio Sanitario Nazionale senza «barriere, confini e pregiudizi», come ha affermato il Dg Mirisola.

In tal senso interessanti i dati relativi ai pazienti curati a Roma e presso l’ambulatorio specialistico Inmp di Lampedusa da maggio a novembre 2015: si tratta di 2.076 uomini e 392 donne, con un’età media di 22 anni. Tra i principali problemi di salute riscontrati tra le persone arrivate a Lampedusa ci sono soprattutto scabbia, pidocchi, impetigine e dermatite da contatto. Oltre alle patologie tipiche di chi è sottoposto a lunghi viaggi stressanti, si registrano, però, moltissimi traumi, persone che riportano fratture, donne stuprate che hanno bisogno non solo di assistenza medica ma anche psicologica. «Un servizio che il personale dell’Istituto svolge ogni giorno, in silenzio», ha evidenziato il ministro Lorenzin, ricordando anche che: «Moltissimi migranti sono stati assistiti nel nostro Paese, visitati, vaccinati, sottoposti a screening ma nessuno era portatore di virus pericolosi».

Un’opera, dunque, di straordinaria importanza in un momento in cui il nostro Paese si trova in prima linea nel fronteggiare da una parte l’emergenza migranti e dall’altra a dover fare i conti con la crisi economica, che sta privando del diritto alla salute sempre più italiani, con una percentuale in costante (e preoccupante) aumento di chi non riesce a garantirsi visite mediche e farmaci: il numero delle persone che si sono rivolte all’Istituto nazionale per la salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà (Inmp) è infatti passato dall’8% del 2008 al 39% del 2015. Sono dati forniti proprio da Maria Concetta Mirisola nell’evidenziare, a tal riguardo, l’importanza di poter disporre di risorse a sufficienza per garantire il personale necessario.

Direttore Mirisola, nuovi spazi per l’Inmp ma anche un afflusso sempre maggiore di pazienti e più richieste. Crede che servirà anche un adeguamento di personale?
«Al momento è prioritario stabilizzare le persone che stanno già lavorando all’interno della struttura. Quindi è un percorso che richiede del tempo. Ma proprio la stabilizzazione è uno degli obiettivi da centrare con un canale preferenziale per le persone che lavorano da noi da più di cinque anni. Ci sono già contrattualizzati a tempo indeterminato, abbiamo fatto una riorganizzazione strutturale, ci siamo dotati di tecnologie all’avanguardia, adesso dobbiamo andare avanti con il resto del personale. Ritengo che in un paio di anni avremo risolto i nostri problemi».

Il ministro Lorenzin ha messo in evidenza le nuove richieste da parte di chi chiede assistenza al Ssn. In special modo si riferiva ai migranti. Ritiene che il personale sia adeguatamente formato?
«Io posso parlare del personale dell’Istituto, e quello è assolutamente formato e sta lavorando da anni, proprio in questo settore particolare della medicina delle emigrazioni. Tutti hanno diversi  anni di esperienza alle spalle, ma sono soprattutto specialisti che lavorano con dedizione e generosità».

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