Salute 27 aprile 2018

Aggressioni ai medici, i dati dell’OMCeO Roma: Puglia regione più colpita, 30 mln il costo per Ssn. Magi convoca Asl e Ospedali del Lazio

La maggior parte dei casi nei Pronto Soccorso e nei reparti di degenza. La metà delle volte è il paziente a compiere violenza. Il picco dopo mezzanotte. Parte la campagna dell’Ordine “Difendiamo la nostra salute”

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“Chi aggredisce un medico aggredisce se stesso”. La campagna dell’Ordine dei Medici di Roma contro le aggressioni ai medici è di forte impatto visivo: un pugno al volto, una smorfia di dolore e l’esortazione “Difendiamo chi difende la nostra salute”. Il presidente dell’OMCeO Roma Antonio Magi ha diffuso dati più dettagliati su un fenomeno che sta diventando ormai un’emergenza nazionale. Resta fermo il dato dei 1200 casi all’anno, per la media di 3 al giorno. La Regione più colpita è la Puglia con il 24% dei casi, seguita da Sicilia al 15%, Lombardia e Sardegna al 12% e via via le altre regioni. Non sono registrati episodi in Trentino Alto Adige e Valle D’Aosta. La fascia oraria più ‘pericolosa’ è quella da mezzanotte alle 6 con il 65% dei casi, poi quella dalle 20 a mezzanotte con il 20%. Il 68% delle violenze è ai danni di operatori sanitari donna, mentre il 32% riguarda gli uomini.

Molto interessante il dato relativo ai costi stimati per il Servizio Sanitario Nazionale, in costante aumento: si è passati da quasi 12 milioni di euro del 2014 ai 30 milioni del 2017. Nel 60% i casi di violenza sono state minacce verbali, nel 20% percosse, nel 10% a mano armata, un altro 10% atti di vandalismo.

LEGGI ANCHE: FILIPPO ANELLI (FNOMCeO): «AUMENTIAMO LE PENE AI VIOLENTI. MA C’E’ UN PROBLEMA CULTURALE E DI SISTEMA»

Nel 32% dei casi i giorni di prognosi sono tre, sette giorni invece nel 25,33%. Ben il 6% ha oltre tre mesi di prognosi. In aumento le giornate lavorative perse per atti di aggressione: erano 1522 nel 2014, nel 2017 sono diventate 3783.

In quasi il 50% dei casi l’aggressore è un paziente, ma nel 12% l’atto di violenza è opera sia del paziente che di un parente. Nel 30,62% è colpa di un parente. Tra i medici intervistati, nessuno valuta il fenomeno in esaurimento, mentre ben il 72% lo ritiene in aumento e un 8% lo valuta in forte aumento.

Tra i luoghi teatro di aggressione svetta il Pronto soccorso con 456 casi, poi i reparti di degenza con 400, 320 negli ambulatori, 72 begli ambulatori di psichiatria, 62 in terapia intensiva.

Dopo l’ultimo caso che ha coinvolto una dottoressa del Sant’Andrea, dove un uomo in preda all’ira, padre di un ricoverato, si è scagliato contro di lei minacciandola di morte e stringendole le mani al collo, Antonio Magi ha deciso di convocare per il prossimo 7 maggio una riunione presso la sede dell’Ordine con il commissario ad acta alla Sanità della Regione Lazio Nicola Zingaretti, e i direttori degli Ospedali e delle Aziende sanitarie del Lazio. Ieri intanto l’OMCeO Roma e l’Associazione Stampa Romana hanno firmato un’intesa per contrastare le fake news attraverso la creazione di un gruppo di pronta risposta da parte dell’Ordine dei medici dedicato alle richieste dei giornalisti per quanto riguarda le notizie che vengono pubblicate in ambito sanitario. Un tema che in qualche modo si collega a quello delle aggressioni. «Va creato un meccanismo di giusta informazione – spiega Magi – per evitare di creare esasperazione da parte dei pazienti».

 

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