Pazienti 15 marzo 2017

Vacanze in montagna? Attenzione alla salute

Il nostro organismo, di fronte alle temperature fredde, escogita dei metodi di auto protezione per non farci ammalare. Per prima cosa, per evitare che il corpo disperda troppo calore, i piccoli vasi sanguigni tendono a restringersi, anche il cuore viene sovraccaricato di lavoro per dare contro alle temperature troppo basse, proprio perché il sangue non […]


Il nostro organismo, di fronte alle temperature fredde, escogita dei metodi di auto protezione per non farci ammalare. Per prima cosa, per evitare che il corpo disperda troppo calore, i piccoli vasi sanguigni tendono a restringersi, anche il cuore viene sovraccaricato di lavoro per dare contro alle temperature troppo basse, proprio perché il sangue non riesce a passare più fluidamente tra le vene.

Non tutti però sono in grado di rispondere allo stesso modo al freddo improvviso o allo stare per lungo tempo in luoghi con temperature non proprio gradevoli. Le persone affette da patologie cardiache, per esempio, si ritrovano le arterie coronarie ristrette a causa delle placche di tessuto e di grasso di cui sono composte.

Anche davanti a casi d’ipertrofia cardiaca, ovvero quando il muscolo cardiaco è ispessito e la persona soffre di ipertensione, il freddo può causare dolore toracico o addirittura fiato corto e mancanza di respiro.

Freddo in montagna? Attenzione ai malesseri!

Per evitare l’insorgere di malesseri o casi ancora più gravi, come attacchi cardiaci, è consigliabile per le persone che convivono con problemi di cuore, evitare di svolgere determinate attività al freddo, come fare attività fisica subito dopo aver mangiato abbondantemente; uscire al freddo, dopo aver bevuto molte bevande alcoliche; invece, è il caso di cercare di mantenere la temperatura del corpo costante; vestirsi in modo pesante e completo, inclusi sciarpa, guanti e berretto.

Una temperatura molto bassa, come abbiamo appena detto, non è l’ideale per le persone affette da malattie del cuore, ma anche le persone completamente sane non ne sono immuni. Un recente studio, infatti, ha dimostrato che se la temperatura, nell’arco di una giornata, diminuisce di 1,8 gradi, ci sono in media 20 attacchi di cuore.

Il cuore, infatti, è costretto a pompare di più per far scorrere il sangue tra i vasi sanguigni che si sono ristretti a causa del freddo.

Le altitudini possono influire sulla salute

Oltre al freddo, c’è anche il discorso dell’altitudine da prendere in considerazione, che non è poca cosa se si pensa che comunque, ad alte quote, la mancanza di ossigeno si fa sentire prepotentemente.

In queste situazioni, per ossigenare tutti i tessuti, il nostro organismo fa ulteriori sforzi, aumentando la frequenza cardiaca e quella del respiro. La fame d’aria alle volte è evidente e lo è anche la fatica a tentare di immagazzinare quanto più ossigeno possibile.

Anche in questo caso, il rischio di attacco cardiaco è alto. Se si soffre di malattie cardiache, prima di partire per la montagna e magari fare passeggiate al freddo, è il caso di affidarsi ai consigli del proprio cardiologo che sarà in grado di prescrivere una cura preventiva adeguata.

Cos’è il mal di montagna?

Alcuni sintomi molto comuni per chi frequenta assiduamente i posti in alta quota, sono:

  • mal di testa
  • stanchezza
  • vertigini
  • nausea

Questo perché la pressione atmosferica a forti altitudini è molto più bassa e il nostro corpo non riesce a percepire grandi dosi di ossigeno.

Se nell’arco da una a 3 ore il corpo non dovesse abituarsi a tali vette, temperature e pressione, è il caso di ridiscendere, con calma, e cercare la quota ideale per proseguire la passeggiata, altrimenti è meglio rientrare alla base per non aggravare la situazione.

L’acclimatamento

Si parla di acclimatamento o acclimatazione quando il corpo umano cerca di adeguarsi al ridotto apporto di ossigeno al cervello e al cuore. Non è un processo così immediato come si potrebbe pensare, perché può richiedere anche delle settimane.

Questo discorso è da fare per vette superiori o uguali ai 2.500 metri di altitudine. Gli alpinisti sono abituati anche ai 3.000 metri, ma hanno alle spalle anni di tentativi e di esperimenti sulle proprie capacità di resistenza.

L’esposizione a così alte altitudini non supera quasi mai le 24 ore, cosicché da tornare alla norma in breve tempo. Se si volessero raggiungere i 4.000 metri, l’escursione dovrebbe avvenire in almeno 2 uscite, per riuscire ad acclimatarsi più gradualmente e a mettere meno possibile il cuore sottosforzo.

Come cambia il corpo ad altitudini elevate

Quando ci si reca ad alta quota, è normale che il corpo subisca alcune variazioni, come per esempio:

  • un aumento dello stimolo a urinare;
  • un respiro più veloce e profondo, che ricerca aria;
  • un sonno non profondo;
  • durante gli sforzi il respiro si fa più corto.

Più si sale di quota, più la pressione barometrica si abbassa, rendendo l’ossigeno più povero. A questo punto, il corpo reagisce portando a respirare più in profondità e più velocemente, soprattutto quando si sta camminando in salita.

Facendo una pausa, la respirazione riprenderà la sua normalità. Quando si fanno questo tipo di escursioni ad alta quota, bisogna favorire la frequenza respiratoria ad alti livelli, senza inibirla con farmaci o alcol. Ovviamente, i livelli di ossigeno a quote così alte non potranno mai essere normali.

Oltre certi livelli di anidride carbonica nel sangue, il cervello comincia a dare segnali di carenza di ossigeno che possono causare:

  • svenimenti
  • giramenti di testa
  • annebbiamento della vista

Il sangue, ad alta quota, si fa più denso e la circolazione risulta più difficoltosa. Da qui, quindi, una frequente minzione, dovuta al fatto che i reni devono espellere una maggior quantità di urina. Anche i globuli rossi aumentano di quantità, probabilmente perché devono trasportare maggior sangue.

Dato che una maggiore minzione ad alta quota è normale, se ciò non avvenisse bisogna preoccuparsi, in quanto una possibile disidratazione potrebbe causare altre gravi conseguenze.

Cos’è il mal di montagna acuto?

Quando si è ad alta quota e l’acclimatazione non è avvenuta, si parla di mal di montagna acuto. Ad una certa altezza, il corpo raggiunge un equilibrio, oltre quel punto, chiamato zona di tolleranza, l’organismo può cominciare ad accusare dei sintomi piuttosto importanti, come la mancanza di ossigeno.

Un altro sintomo quasi certo che potrebbe colpire le persone che superano il proprio limite personale è la cefalea, con conseguente:

  • perdita di appetito
  • difficoltà a dormire
  • nausea
  • giramenti di testa
  • fatica
  • vomito
  • debolezza
  • vertigini

Ci sono delle regole che andrebbero seguite alla lettera per evitare fastidi che si potrebbero trasformare in problemi più gravi:

  1. Se in alta quota avvertite tutti i sintomi di cui sopra, sarete sicuramente affetti da mal di montagna. Nei casi più estremi, questa patologia può portare a un edema cerebrale, ovvero a un rigonfiamento del cervello che non riesce a funzionare più. In questi casi, la persona risulta confusa e incapace a prendere decisioni immediate, con conseguente perdita di coordinazione. Se si fosse davanti ad una situazione del genere, meglio scendere immediatamente alla quota limite.
  2. Se si parte già con i sintomi del mal di montagna, fermarsi e non salire ulteriormente. In queste circostanze, il rischio è quello di un edema polmonare, ovvero si forma del liquido nei polmoni, che causa:

 

  • un fatica esagerata
  • sonnolenza
  • difficoltà di respirazione anche a riposo
  • labbra e unghie blu
  • respiro rapido e poco profondo
  • petto congestionato
  • tosse
  • respirazione rumorosa

 

Anche in questo caso è consigliabile una discesa immediata.

  1. Se ci si rende conto che i sintomi stanno peggiorando, non indugiare e scendere immediatamente. Evitare di far camminare la persona che accusa questo malore, in quanto a causa dell’edema polmonare si potrebbe innescare anche un edema cerebrale. È meglio stare a riposo per un paio di giorni. L’edema polmonare si potrebbe presentare con tosse e bronchite, anche senza catarro e alle volte anche asma.

Si consiglia a tutti in generale, al di là dei sintomi, di salire molto gradualmente, cosicché il corpo si possa abituare con calma all’aumento delle quote.

Se si è comunque affetti da patologie cardiache e si accusano i sintomi del mal di montagna sarebbe il caso di evitare sia i farmaci che l’assunzione di alcol.

In caso di mal di montagna acuto, riposarsi e cercare di idratarsi molto. Se si ha a disposizione una sacca iperbarica, che è in grado di contenere una persona, farla arrivare a pressione attraverso una pompa manuale, in questo modo la persona, al suo interno, respirerà un’atmosfera tipica di altitudini più basse e in un paio di ore dovrebbe tornare come nuova.

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