Politica 4 aprile 2017

Pensioni: come funziona il ‘tombolone’. Cavallero (Cosmed): «Cumulo e anticipo in attesa di circolari»

Le novità in tema di cumulo pensionistico e il passaggio dal sistema contributivo al misto con il retributivo; la possibilità di andare in pensione prima. Ecco gli argomenti su cui Giorgio Cavallero, Segretario Generale Cosmed, e Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC, fanno chiarezza…

‘Il tombolone’ così il Segretario Generale Cosmed (Confederazione Sindacale Medici e Dirigenti) e Vicesegretario Annao Assomed, Giorgio Cavallero, definisce il passaggio dal sistema pensionistico contributivo al misto (retributivo e contributivo), nel corso del convegno ‘La previdenza dopo la Legge di Bilancio’ organizzato dalla Confederazione Cosmed presso la sede dell’Enpam. Un termine colorito per definire il salto economico che la norma inserita nella Legge di Bilancio 2017 farebbe fare agli assegni di chi, grazie al cumulo, raggiungerebbe i 18 anni di servizio al 31 dicembre 1995, spostando il regime retributivo dalla fine del 1995 alla fine del 2011 e convertendo 16 anni di contributivo nel più vantaggioso retributivo. Nell’incontro, però, a dispetto del termine colorito, tutti i rappresentanti della categoria hanno invitato i colleghi a non creare aspettative che una circolare INPS potrebbe presto smentire.

Due i punti centrali del dibattito: anticipo pensionistico, per cui si è in attesa del decreto attuativo, e cumulo gratuito per cui manca ancora la circolare esplicativa INPS. Dal 2017 la facoltà di cumulo dei periodi contributivi maturati in diverse gestioni previdenziali può essere esercitata per conseguire la pensione anticipata. Il cumulo concorre anche al passaggio dal sistema contributivo al misto, ma c’è poca chiarezza in merito: il dubbio è se il misto da considerare, è quello retributivo fino al 1995 o fino al 2011. Inoltre, può usufruire del calcolo misto chi ha maturato contributi in una sola gestione o anche più gestioni? Nonostante la circolare INPS del 16 marzo punti a fare chiarezza, rimangono ancora molti dubbi. Su questi temi interviene il Segretario Cavallero ai microfoni di Sanità Informazione.

Può farci il punto della situazione relativamente agli aspetti previdenziali e pensionistici dei medici, soprattutto in attesa dei decreti interpretativi?

«Siamo in attesa del decreto attuativo dell’APE (Anticipo Pensionistico), in attesa di circolari esplicative da parte dell’Inps per quanto riguarda il cumulo gratuito tra le Casse di Previdenza professionale e il restante servizio INPS ex Inpdap».

C’è molta attesa per l’APE soprattutto, una platea vasta di medici che vorrebbe anticipare l’età pensionabile con la piccola penalizzazione prevista, su questo siete in attesa di dettagli?

«La professione medica in alcuni casi non può essere esercitata in età avanzata. Quindi, indubbiamente, sono molti i colleghi interessati ad anticipare l’uscita anche con penalizzazione. Talvolta, svolgere le proprie mansioni non è possibile quando si è anziani e fare le guardie della reperibilità diventa complesso. Questo problema si può risolvere in parte con la pensione, in parte con i provvedimenti negoziali che escludano l’attività usurante ad un’età avanzata».

Per quanto riguarda i giovani medici, queste novità legislative favoriscono l’aspetto del riscatto della laurea e del ricongiungimento dei periodi di contribuzione. Prima o poi ci sarà da affrontare l’aspetto dell’entità della pensione?

«Finalmente la maggior parte degli anni, svolti con mansioni diverse, possono essere sommati ai fini dell’anzianità. Allo stesso tempo occorrerà incentivare l’aspetto economico, tuttavia è un enorme passo in avanti, il fatto che chi ha svolto attività discontinua (dunque ha avuto periodi di interruzione e disoccupazione) possa cumularli e recuperare l’anzianità relativa sottraendosi ad un pensionamento in età avanzata».

Per quanto riguarda il cumulo, siamo in attesa di una circolare che faccia chiarezza, intanto quali le indicazioni?

«Il discorso del cumulo è da vedere perché la circolare del 16 marzo non fa chiarezza. Il problema al di là delle espressioni, è che a mio avviso il cumulo serve anche per la maturazione dei requisiti, non solo per andare in pensione, ma anche per la tipologia di trattamento. Di fatto ci sono soggetti segnalati all’Enpam che avevano 18 anni di contributi nel 95, per questi c’è un sistema di calcolo, altri avevano un contributo nel 95 altro sistema diverso di calcolo, quindi io credo che il cumulo dovrebbe servire a far slittare queste posizioni. In ogni caso la Legge è chiarissima i precedenti sono chiarissimi, stiamo aspettando la circolare, non creiamo aspettative. Le domande sono: il cumulo serve per andare in pensione ma serve anche per passare da uno scaglione all’altro? Comunque la circolare è imminente, questo è quello che risulta dalla documentazione che abbiamo fornito».

Sul tema pensioni, si è espresso ai nostri microfoni anche Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC.

Qual è la salute della previdenza per i medici italiani e quali le novità legislative dall’ultima Legge di Bilancio?

«La salute della previdenza italiana è cagionevole. La Legge di Bilancio lascia intravedere qualche spiraglio ma bisogna vedere le novità che strada prenderanno. Infatti bisogna capire quale sarà l’impatto a livello personale su ogni tipologia di dipendente pubblico sul quale queste novità, vanno a incidere. Speriamo ci sia qualche risultato positivo soprattutto con i meccanismi legati all’anticipo pensionistico. Tuttavia permangono problemi alla lettura di un testo abbastanza complesso e che comunque in alcune parti, dovrà attendere i decreti attuativi. Parlando del cumulo, sospetto che non sia un regalo, volendo fare l’avvocato del diavolo, mentre la ricongiunzione, pur essendo onerosa, aumenta quello che è il trattamento pensionistico, è ovvio che il cumulo, essendo gratuito, non fa altro che semplicemente aumentare il tempo contributivo necessario a raggiungere un anticipo rispetto alla quiescenza. Ovviamente con una riduzione di quello che è il trattamento pensionistico rispetto alla ricongiunzione».

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