Ristorante in fallimento per usura: parte la sfida alla banca

L’usura bancaria continua ad essere al centro dei numerosi contenziosi tra banche e imprenditori. L’ultimo caso ha coinvolto il rinomato ristorante torinese “La Smarrita”, ospitato nell’ex studio del Conte di Cavour. Nonostante l’attività fosse finanziariamente sana, il pagamento di interessi usurari ne ha portato i bilanci in rosso, in pratica sull’orlo del fallimento. Passate al […]

L’usura bancaria continua ad essere al centro dei numerosi contenziosi tra banche e imprenditori. L’ultimo caso ha coinvolto il rinomato ristorante torinese “La Smarrita”, ospitato nell’ex studio del Conte di Cavour. Nonostante l’attività fosse finanziariamente sana, il pagamento di interessi usurari ne ha portato i bilanci in rosso, in pratica sull’orlo del fallimento. Passate al contrattacco, le due società proprietarie del ristorante, Nodotto srl e Gd srl, hanno fatto ricorso alle vie legali, denunciando “consistentissimi danni da usura bancaria” e chiedendo giustizia non soltanto per sé, ma anche per tutte le società virtuose che, pur non essendo in difficoltà economiche, si sono ritrovate in queste condizioni dopo essersi rivolte a una banca per ottenere un prestito.
Le irregolarità sono emerse nel 2010, quando i proprietari dell’attività hanno dato mandato a uno studio specializzato di realizzare una perizia sull’attività bancaria recente, dalla quale è risultata l’applicazione diinteressi usurari lunga 39 trimestri per Gd srl e almeno 10 per il ristorante “La Smarrita”. Subito dopo, nel 2011, vengono avviati due procedimenti civili, seguiti nel 2013 da un procedimento penale, tutti ancora in corso. Per quanto riguarda la prima causa civile, l’istituto bancario ha già rinunciato a un credito da 500 mila euro ma Gd srl ne ha chiesti circa 200 mila per interessi e voci di spesa non dovute. Per quanto riguarda la seconda, l’altro socio Nodotto srl ha chiesto la restituzione di 100 mila euro di importi non dovuti.  Le due società, dunque, si sono opposte al pagamento di una somma complessiva pari a circa 800 mila euro.
Il caso continua a fare scalpore e conferma la necessità di adire le vie legali per tutelarsi dalle sempre più frequenti irregolarità bancarie come pubblicità ingannevole, anatocismo e applicazione di tassi usurari su prestiti e mutui. D’altronde come ha amaramente ha ammesso uno degli imprenditori coinvolti in una intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”: “Tutte le protezioni previste dalla legge antiusura si basano su procedure lente e farraginose, che portano alla morte dell’azienda, con gravi perdite per l’imprenditore, per i suoi dipendenti e per l’economia“.

 

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