IRAP, Mario Cicala (ex Cassazione): «Corretto fare domanda rimborso, ma procedere rapidamente»

Possibile recuperare 15mila euro su un reddito imponibile di 70mila euro presentando una dichiarazione integrativa a favore del contribuente.

«È assolutamente corretto fare domanda di rimborso e conseguente ricorso se da una valutazione della propria posizione emerge chiaramente di far parte di quei camici bianchi che non dovevano pagare l’IRAP e, tuttavia, l’hanno pagata. Ciò che conta davvero è muoversi velocemente e procedere prima possibile». Così Mario Cicala, proprio ex presidente della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione e ora avvocato e consulente tributario, sul pagamento dell’Imposta regionale sulle attività produttive, discussa e resa nota proprio dalla Cassazione. L’articolo 5 del Decreto Fiscale (DL 193/2016) in vigore dal 24 ottobre dello scorso anno introduce infatti la possibilità di presentare la “dichiarazione integrativa a favore del contribuente” fino alla scadenza del termine di decadenza dell’azione accertatrice anche per l’IRAP. Conseguenza di questo provvedimento è l’estensione da quattro a cinque degli anni in cui si può andare a ritroso per ottenere il credito. Le cifre cambiano a seconda delle situazioni, differenti da medico a medico, ma è possibile recuperare oltre 15mila euro su un reddito imponibile di 70mila euro con un valore medio nazionale del 4% di IRAP.

«Parlando in concreto – spiega Cicala –, la Cassazione e le Sezioni Unite hanno stabilito che avere un segretario oppure un ausiliario che prende le telefonate, fissa gli appuntamenti o svolge altre mansioni operative, non costituisce elemento sufficiente per sottoporre un professionista ad IRAP. Esiste poi un’altra pronuncia specifica per la medicina di gruppo: quando più medici di base si collocano in studi vicini e creano una sorta di struttura comune, questa viene definita ‘medicina di gruppo’. La Cassazione dunque ha spiegato che questa non è una società soggetta a IRAP, perché il suo scopo non è il maggior guadagno del medico, ma offrire alla sanità pubblica un filtro efficace all’ospedalizzazione e all’accesso al pronto soccorso».
Tuttavia, sono molti i medici che nonostante abbiano ricevuto un rimborso per gli anni passati, insistono nel voler comunque pagare l’imposta onde evitare rischi. «Continuare a pagare nonostante aver ricevuto il rimborso è un consiglio prudente – precisa Cicala -.  Indubbiamente, a fronte degli accertamenti che vengono fatti, piuttosto che pagare una sanzione è meglio pagare la tassa. Nondimeno, se ci sono specifici casi in cui si entra pienamente nel diritto di esenzione, io farei anche il gesto di coraggio di non pagare. Certo, finora la regola era pagare e chiedere il rimborso, perché non c’erano le ultime sentenze emanate dalle Sezioni Unite, ma adesso francamente escluderei questi rischi, che prima erano più concreti: se sono in regola con le richieste, smetterei di pagare».

 

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